JAUME CABRE'.
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IO CONFESSO.
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Parte 1.
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2011.
Traduzione di: Stefania Maria Ciminelli.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Un negozio nel cuore della vecchia Barcellona, pieno di oggetti antichi e manoscritti rari.  qui che, alla met del 900, Adri Ardvol cresce sotto lo sguardo del padre antiquario, uomo dal cuore freddo e dai molti segreti.  intelligente, Adri, forse troppo, e lo studio costante lo porta, nel volgere di pochi anni, a imparare tredici lingue e a suonare il violino come un virtuoso. Ma il giorno in cui il padre Flix muore assassinato per strada, sar proprio il violino, un prezioso Storioni del 1700 che il ragazzo ha scambiato con uno strumento di nessun valore, a risvegliare in Adri il sentimento di una
colpa che ha radici lontane, e che forse ci riguarda tutti. Perch sono gli oggetti, lo Storioni, una medaglietta doro del Medioevo, un vecchio cencio sporco e strappato, a spalancare le porte del passato, e a convocare i testimoni dimenticati di una storia densa di violenza e sopraffazioni, che dalle torture dellInquisizione ai convogli piombati di Auschwitz si ripete inesorabile attraverso i secoli.
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Autore tra i pi letti e celebrati della letteratura europea, Jaume Cabr seduce il lettore con un romanzo trascinante e commovente, che  anche una accorata professione damore nei confronti della natura umana, delle sue luci e delle sue ombre.
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L'AUTORE.
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JAUME CABR i Fabr, nato a Barcellona il 30 aprile del 1947,  uno dei grandi autori della letteratura catalana contemporanea nonch sceneggiatore. Le sue opere sono tradotte in quindici lingue e hanno raggiunto un successo straordinario in paesi come Germania, Francia e Olanda, consacrandolo quale protagonista di primo piano del panorama letterario internazionale. La traduzione di questopera  stata realizzata grazie al contributo dellInstitut Ramon Llull.  attualmente professore di scrittura audiovisiva all'Universit di Lleida e membro della Sezione Filologica dell'Institut d'Estudis Catalans.
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A Margarida.
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PRIMO.
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A capite... Io sar niente.
CARLES CAMPS MUND.
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Capitolo uno.
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Fino a ieri sera, camminando per le strade bagnate di Vallcarca, non avevo capito che nascere in
quella famiglia era stato un errore imperdonabile. Mi sono reso conto allimprovviso di essere sempre
stato solo, di non aver mai potuto fare affidamento sui miei genitori n su un Dio a cui demandare la
ricerca di soluzioni, sebbene, nel corso degli anni, mi fossi abituato a delegare a indefiniti credo e a
letture assai diverse il peso del pensiero e la responsabilit delle mie azioni. Ieri sera, marted, tornando
a casa sotto lacquazzone da casa di Dalmau, sono giunto alla conclusione che questo carico  solo ed
esclusivamente mio. Che io sono lunico responsabile dei miei successi e dei miei errori. Mi ci sono
voluti sessantanni per vederlo. Spero che tu mi comprenda e che capisca come mi sento, inerme, solo,
con una sconfinata nostalgia di te. Nonostante la distanza che ci separa, tu mi servi da esempio.
Nonostante il panico, non accetto pi tavole per galleggiare. Nonostante alcune insinuazioni, continuo a
vivere senza credo, senza sacerdoti, senza codici stabiliti che mi spianino la strada verso chiss dove.
Mi sento vecchio e la signora con la falce mi invita a seguirla. Vedo che ha mosso lalfiere nero e mi
esorta, con gesto educato, a continuare la partita. Sa che mi sono rimasti pochi pedoni. Ma non  ancora
domani, e guardo che pezzo posso muovere. Sono io solo davanti al foglio, la mia ultima opportunit.
Non ti fidare troppo di me. In questo genere cos proclive alla menzogna che  il ricordo scritto
per un solo lettore, so che tender a cadere sempre in piedi; ma far uno sforzo per non inventare
troppo.  andata cos e anche peggio. Lo so che te ne avrei dovuto parlare gi da tempo; ma  difficile,
anche adesso non so come iniziare.
Tutto  cominciato, a essere precisi, pi di cinquecento anni fa, quando quelluomo tormentato
decise di chiedere di essere ammesso nel monastero di Sant Pere del Burgal. Se non lavesse fatto, o se
il padre priore dom Josep de Sant Bartomeu fosse stato pi determinato nel suo rifiuto, adesso non
starei qui a scrivere tutto quello che ti voglio raccontare. Ma non sono in grado di risalire cos indietro.
Comincer da unepoca pi recente. Molto pi recente.
Pap... Sai, figlio mio... A pap...
No, no; non voglio nemmeno iniziare da qui, no.  meglio partire dallo studio dove sto
scrivendo, davanti al tuo impressionante autoritratto. Lo studio  il mio mondo, la mia vita, il mio
universo, dove si pu trovare quasi tutto tranne lamore. Quando correvo per casa con i pantaloni corti
e le mani piene di geloni per il freddo dellautunno e dellinverno, avevo il divieto di entrarci se non in
momenti precisi. Altrimenti dovevo farlo da clandestino. Conoscevo ogni angolo della stanza e per
molti anni ho avuto una piazzaforte segreta dietro al divano che dovevo smantellare dopo ogni
incursione perch non la scoprisse Lola Piccola quando passava lo straccio per la polvere. Ma le volte
che ci entravo legalmente mi dovevo comportare come se fossi in visita a casa di qualcuno, con le mani
dietro la schiena mentre mio padre mi mostrava lultimo manoscritto che ho trovato in un negozio
ridotto in miseria a Berlino, pensa, e stai attento a dove metti le mani, che non voglio essere costretto a
rimproverarti. Adri si sporse molto incuriosito sul manoscritto.
 in tedesco, vero? allungando la mano, quasi senza volere.
Ehi! Gi le mani! Gliela ferm con uno schiaffo. Che cosa dicevi?
 in tedesco, vero? sfregandosi la mano dolorante.
S.
Io voglio imparare il tedesco.
Flix Ardvol guard suo figlio con orgoglio e gli disse presto potrai cominciare a impararlo,
figlio mio.
In realt, non era un manoscritto ma un pacco di fogli marroni: sul primo, con una grafia molto
ornata, cera scritto Der begrabene Leuchter. Eine Legende.
Chi  Stefan Zweig?
Mio padre, con la lente dingrandimento in mano, distrattosi a osservare una correzione in
margine al primo paragrafo, invece di dirmi uno scrittore, figlio mio, rispose soltanto un tizio che si 
suicidato in Brasile dieci o dodici anni fa. Per molto tempo, lunica cosa che ho saputo di Stefan Zweig
 stata che era un tizio che si era suicidato in Brasile dieci o dodici, o tredici, quattordici o quindici anni
prima, finch potei leggere il manoscritto e venni a sapere qualcosa di lui.
A quel punto la visita si concluse e Adri usc dallo studio con la raccomandazione di non fare
rumore: in casa non si poteva mai correre n gridare n schioccare la lingua perch mio padre, se non
stava studiando un manoscritto con la lente dingrandimento, stava ripassando linventario delle carte
geografiche medievali o pensando a dove poteva acquistare nuovi oggetti che gli facessero tremare le
dita per lemozione. Lunica cosa che potevo fare che faceva rumore, in camera mia, era studiare il
violino. Ma non potevo neanche perdere tutto il giorno a ripassare gli arpeggi dellesercizio XXIII di O
livro dos exerccios da velocidade che mi faceva odiare cos tanto la Trullols, ma che non mi faceva
detestare il violino. No, la Trullols non la odiavo davvero. Per era insopportabile, soprattutto quando
insisteva sullesercizio 23.
Lo dico solo per variare un po.
Qui e con il tallone dellarchetto batteva sullo spartito troverai tutte le difficolt in una sola
pagina.  un esercizio semplicemente geniale.
Ma io...
Per venerd voglio il 23 perfetto. Anche la battuta 27.
A volte la Trullols era testarda come un mulo. Ma in generale era una donna passabile. A volte,
pi che passabile.
Bernat era dello stesso parere. Quando io studiavo sul O livro dos exerccios da velocidade non
conoscevo ancora Bernat. Ma sulla Trullols eravamo dello stesso parere. Doveva essere una grande
maestra, anche se non  passata alla storia, che io sappia. Mi sa che devo fare un po dordine perch
sto divagando in continuazione. S, ci saranno cose che di sicuro sai gi, soprattutto quando parler di
te. Ma ci sono ritagli dellanima che direi non conosci, perch  impossibile conoscere del tutto una
persona per quanto.
Sebbene fosse pi scenografico, il negozio non mi piaceva cos tanto come lo studio di casa.
Forse perch quando ci andavo, il che accadeva molto di rado, non potevo evitare di sentirmi
sorvegliato. Nel negozio cera il vantaggio che potevo guardare Ceclia: era bellissima e io ne ero
profondamente innamorato. Era una donna con i capelli di un biondo galattico, sempre ben pettinati, e
le labbra carnose di un rosso furioso. Era sempre occupata con i cataloghi e i listini, oppure a scrivere
etichette o a servire i pochi clienti che entravano, con un sorriso che le metteva in mostra denti perfetti.
Avete strumenti musicali?
Luomo non si era nemmeno tolto il cappello. In piedi davanti a Ceclia, si guardava intorno:
lampadari, candelabri, sedie di ciliegio con finissimi intarsi, amorini di inizio Ottocento, vasi di tutte le
misure ed epoche... Di me non si era neanche accorto.
Non molti, ma se mi vuole seguire...
I non molti strumenti nel negozio erano un paio di violini e una viola che non suonavano
molto bene ma che avevano corde di budello ancora miracolosamente intatte. E poi una tuba
ammaccata, due magnifici flicorni e una tromba che il bargello della valle faceva suonare
disperatamente per avvertire la gente delle altre valli che il bosco di Paneveggio stava andando a fuoco
e che gli abitanti di Pardc chiedevano aiuto a Sirr, a San Martino e persino a Welschnofen, dove
avevano avuto un incendio da poco, a Moena e a Soraga, dove forse era gi arrivato lodore allarmante
di quel disastro dellanno del Signore 1690, quando la Terra per quasi tutti era rotonda e, se le malattie
sconosciute, i selvaggi senza Dio e le fiere del mare e delle terre, il ghiaccio e la tempesta e le piogge
eccessive non lo impedivano, le navi che si perdevano a ponente tornavano da levante con i marinai pi
magri ed emaciati, che avevano lo sguardo perso e gli incubi attaccati alle loro notti. Lestate dellanno
del Signore 1690 tutti gli abitanti di Pardc, Moena, Sirr, San Martino, tutti tranne i malati costretti a
letto, correvano a guardare con gli occhi annebbiati il disastro che distruggeva le loro vite, ad alcuni pi
che ad altri. Lo spaventoso incendio, che dovevano contemplare impotenti, si era mangiato carrettate di
legno buono. Quando linferno si fu estinto con laiuto di una pioggia provvidenziale, Jachiam, il
quarto figlio di Mureda di Pardc, il pi sveglio, setacci meticolosamente tutto il bosco devastato in
cerca di angoli non lambiti dalle fiamme e di tronchi ancora utilizzabili. A met discesa verso la gola
dellOrso si accovacci per evacuare accanto a un giovane abete ormai carbonizzato. Ma ci che vide
gli fece passare dimprovviso il bisogno di alleggerire il corpo: rami resinosi avvolti in uno straccio che
odorava di canfora o di unaltra strana sostanza. Facendo molta attenzione, sollev gli stracci che non si
erano bruciati del tutto nellincendio infernale che aveva devastato il suo futuro. La scoperta gli diede
le vertigini: lo straccio in cui erano avvolti i rami, di color verde sporco e con gli orli fatti di un
cordoncino giallo ancora pi sporco, era un pezzo del farsetto che indossava sempre Bulchanij Brocia,
il grassone di Moena. Dopo aver trovato altri due mucchietti di tela, questi s, ben bruciacchiati, cap
che quel mostro di Bulchanij aveva messo in atto la minaccia di portare alla rovina la famiglia dei
Mureda e, con questa, lintero paese di Pardc.
Bulchanij.
Non parlo con i cani.
Bulchanij.
Il tono di voce cupo lo fece voltare controvoglia. Bulchanij di Moena aveva una pancia
prominente che, se fosse vissuto pi anni e lavesse alimentata a sufficienza, gli sarebbe servita per
appoggiarci le braccia.
Che cavolo vuoi?
Dov il tuo farsetto?
E a te che cazzo te ne importa?
Perch non ce lhai addosso? Fammelo vedere.
Va allinferno. Ma cosa credi, che siccome voi adesso siete nella merda noi di Moena
dobbiamo fare tutto quello che dite? Eh? Lo indic con gli occhi pieni di odio. Non ho intenzione di
fartelo vedere. E sparisci, che mi copri il sole.
Jachiam, il quarto dei Mureda, sguain con fredda furia il coltello da scortecciatore che portava
sempre alla cintola e lo conficc nella pancia di Bulchanij Brocia, il grassone di Moena, come se fosse
il tronco di un acero da dirozzare. Bulchanij apr la bocca e spalanc gli occhi, sorpreso, pi che per il
male, per il fatto che una merda di Pardc osasse toccarlo. Quando Jachiam Mureda estrasse il coltello,
che fece uno schifoso blub-blub rosso di sangue, Bulchanij si accasci sulla sedia come se si sgonfiasse
dalla ferita.
Jachiam guard da una parte e dallaltra lungo la strada deserta. Ingenuo, prese a correre in
direzione di Pardc. Lasciandosi alle spalle lultima casa di Moena, si accorse che la gobba del
mulino, carica di panni bagnati, che lo guardava a bocca aperta, aveva forse visto tutto. Invece di
sgozzarle lo sguardo, si limit ad accelerare la marcia. Era il miglior cantatore di legno, non aveva
ancora ventanni, ma gli si era appena infranta la vita.
La famiglia reag bene: mand subito qualcuno a San Martino e a Sirr a dire, prove in mano,
che era Bulchanij lincendiario che aveva appiccato il fuoco al bosco per rancore, ma gli abitanti di
Moena erano dellidea che non fosse necessario ricorrere alla giustizia e si disposero a dare la caccia,
senza intermediari, a quellinfame di Jachiam Mureda.
Figlio mio disse il vecchio Mureda con lo sguardo ancora pi triste del solito, devi fuggire.
E gli allung una sacca con la met delloro dei risparmi di trentanni passati a lavorare con il legno di
Paneveggio. I fratelli non fiatarono davanti a quella decisione. Poi, cerimoniosamente, disse per quanto
tu sia il miglior setacciatore dalberi e il miglior cantatore di legno, Jachiam, figlio mio adorato, il
quarto figlio di questa casa sventurata, la tua vita vale pi del miglior tronco dacero che mai potremo
vendere. E cos ti risparmierai la rovina che adesso cadr su di noi perch Bulchanij di Moena ci ha
lasciato senza legno.
Padre, io...
Corri, svelto, fuggi, vai per Welschnofen, perch ti cercheranno di sicuro sulla strada per Sirr.
Faremo credere che ti sei nascosto a Sirr o a Tonadich.  troppo grande il pericolo perch tu rimanga
nelle valli. Devi fare un lungo viaggio, molto lungo, lontano da Pardc. Fuggi, figlio, e che Dio ti
protegga.
Ma, padre, io non voglio andare via. Voglio lavorare nel bosco.
Ce lhanno bruciato, figlio mio. Che cosa vuoi fare qui?
Non lo so, ma se esco dalle valli morir!
Se non fuggi stanotte, sar io a ucciderti. Mi hai capito?
Padre...
Nessuno di Moena metter le mani su un figlio mio.
E Jachiam dei Mureda di Pardc disse addio a suo padre, poi baci uno a uno i fratelli: Agno,
Jenn, Max e le loro mogli. Hermes, Josef, Theodor e Micur. Ilse, Erica e i loro mariti; e poi Katharina,
Matilde, Gretchen e Bettina. Si erano riuniti tutti per accomiatarsi da lui in silenzio. Quando era ormai
sulla porta, la piccola Bettina richiam Jachiam, lui si volt e vide che la bambina stendeva la mano da
cui pendeva la medaglietta di santa Maria dai Cif di Pardc, la medaglietta che la madre le aveva
lasciato prima di morire. Jachiam guard i fratelli, poi si volse verso il padre e questi fece un cenno
silenzioso con il capo. Si avvicin allora alla piccola Bettina, prese la medaglietta e le disse Bettina,
piccola mia, porter questo gioiello fino alla morte; e non sapeva che quello che diceva si sarebbe
avverato. Bettina gli accarezz le guance con le due mani aperte, senza piangere. Jachiam usc di casa
con gli occhi pieni di lacrime, mormor una breve preghiera davanti alla tomba della madre e quella
notte spar inoltrandosi nella neve eterna per cambiare vita, cambiare storia e ricordi.
Avete solo questo?
 un negozio di antiquariato rispose Ceclia con quellaria severa che faceva vergognare gli
uomini. E, con una punta di ironia: Perch non prova da un liutaio?.
Mi piaceva Ceclia quando si arrabbiava. Era ancora pi bella. Pi bella anche di mia madre. Di mia madre allora.
Da dove ero io potevo vedere lo studio del signor Berenguer. Sentii Ceclia che accompagnava
il cliente deluso, con il cappello ancora in testa, e quando udii il campanellino della porta e larrivederci
di Ceclia, il signor Berenguer alz lo sguardo e mi fece locchiolino.
Adri.
S.
Quando ti vengono a prendere? chiese alzando la voce.
Io mi strinsi nelle spalle. Non sapevo mai bene quando dovevo essere in un posto o nellaltro. I
miei genitori non volevano che rimanessi solo a casa e mi portavano nel negozio quando tutti e due
erano fuori. A me stava bene perch passavo il tempo a guardare gli oggetti pi inimmaginabili che
avevano gi vissuto e che adesso riposavano pazienti in attesa di una seconda o terza o quarta
opportunit. Mi immaginavo le loro vite in case diverse ed era molto divertente.
Alla fine veniva a prendermi Lola Piccola, sempre di fretta, perch doveva preparare la cena ed
era molto in ritardo. Per questo mi strinsi nelle spalle quando il signor Berenguer mi chiese quando ti
vengono a prendere.
Vieni mi disse, mostrandomi un foglio pulito. Siediti al tavolo Tudor e disegna un po.
Non mi  mai piaciuto disegnare, non sono capace; sono negato. Per questo ho sempre
ammirato la tua bravura, mi sembra una cosa miracolosa. Il signor Berenguer mi diceva disegna un po
perch gli dispiaceva vedermi l senza fare niente, anche se non era vero, perch passavo il tempo a
pensare. Ma non si pu contraddire il signor Berenguer. E quindi, seduto al tavolo Tudor, cercavo di
fare qualcosa per accontentarlo. Tirai fuori dalla tasca Aquila Nera e provai a disegnarlo. Povero
Aquila Nera, se si fosse visto... A proposito, Aquila Nera non aveva ancora avuto tempo di conoscere
lo sceriffo Carson, perch ce lavevo solo da quel mattino, me laveva dato Ramon Coll in cambio
dellarmonica Weiss. Se mio padre lo sa, mi ammazza.
Il signor Berenguer era un uomo molto particolare; quando sorrideva mi metteva un po paura, e
poi trattava Ceclia come una donna di servizio incapace, cosa che non gli ho mai perdonato. Ma era la
persona che sapeva pi cose su mio padre, il mio grande mistero.
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Capitolo due.
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La Santa Maria arriv a Ostia nellalba nebbiosa del secondo gioved di settembre. La
traversata da Barcellona era andata peggio di tutti i viaggi fatti da Enea in cerca del suo destino e della
gloria eterna. Nettuno non gli era stato affatto propizio e a bordo della Santa Maria, oltre a dar da
mangiare ai pesci, aveva cambiato colore di pelle, che da brunita e in salute, comera normale per un
contadino della Plana, era diventata pallida come quella di unapparizione mistica.
Monsignor Josep Torras i Bages aveva personalmente deciso che, visti gli ottimi voti di
quellintelligente seminarista dedito agli studi, pio e diligente, colto nonostante let, avevano tra le
mani un prezioso fiore da far crescere in un giardino rigoglioso, poich nellumile orto del seminario di Vic si sarebbe appassito e avrebbe finito per sprecare quel gran ben di Dio di intelligenza naturale di cui era dotato.
Non voglio andare a Roma, monsignore. Mi voglio consacrare allo studio perc.
Proprio per questo ti mando a Roma, caro figliolo. Conosco bene il nostro seminario e so che
unintelligenza come la tua qui perde solo il tempo.
Ma monsignore...
Dio ti ha chiamato ad alti propositi. I tuoi professori me lo chiedono con insistenza disse
agitando teatralmente il documento che aveva in mano.
Nato nel casolare di can Ges, nella localit di Tona, nel seno di una famiglia esemplare, figlio
di Andreu e Rosalia, a sei anni aveva gi la preparazione scolastica e la determinazione necessaria
per avviarsi alla carriera ecclesiastica, entrando al primo anno di Latinit sotto la guida di don Jacint
Garrigs. A tal punto furono notevoli e immediati i suoi progressi accademici che, quando inizi a
frequentare Retorica, dovette dissertare sulla celebre Oratio Latina che, come monsignore sa per
esperienza, giacch abbiamo avuto il gaudio di annoverarlo tra gli studenti del nostro seminario,
costituisce uno dei primi atti letterari con cui i professori onorano gli studenti che pi si distinguono e
di provata lingua dissertatrice. Ma tale distinzione superava i suoi undici anni e, soprattutto, la sua
ancora esigua statura. Per questo motivo, se da un lato i presenti potevano ascoltare il grave retorico
Flix Ardvol dissertare con grande propriet nella lingua di Virgilio, dallaltro fu necessario uno
sgabello di una certa altezza perch il piccolo e circospetto dissertante potesse essere visto dal
pubblico, in mezzo al quale si trovavano i suoi emozionati genitori e il fratello. Cos Flix Ardvol y
Guiteres entr nella via dei grandi trionfi accademici in Matematica, Filosofia, Teologia, portandosi
allaltezza di illustri alunni di questo seminario, quali gli insigni padri Jaume Balmes y Urpa, Antoni
Maria Claret y Clar, Jacint Verdaguer y Santal, Jaume Collell y Bancells, il professor Andreu
Duran o Vostra Eccellenza reverendissima, che ci onora come vescovo della nostra amata diocesi.
Che la nostra virt della riconoscenza si estenda ai nostri antenati. Dio Nostro Signore in tal
guisa ci esorta: Laudemus viros gloriosos et parentes nostros in generatione sua (Eccli., 44,1). Per
questo siamo convinti di non errare chiedendoLe in modo assai emotivo di concedere al seminarista
studente Flix Ardvol y Guiteres lammissione agli studi di Teologia presso la Pontificia Universit Gregoriana.
Non hai scelta, figliolo.
Flix Ardvol non os dire che odiava le navi, lui che era nato e aveva vissuto sempre su terra
ferma, lontano dal mare. Per questo motivo, per non aver saputo opporsi al vescovo, dovette
intraprendere quel penoso viaggio. In un angolo del porto di Ostia, accanto a delle casse di legno
marcio infestate di topi, vomit la sua impotenza e quasi tutti i ricordi del passato. Trasse alcuni
profondi respiri, poi si raddrizz, si pul la bocca con un fazzoletto, si sistem energicamente la sottana
da viaggio e guard verso il suo splendente futuro. Nonostante tutto, come Enea, era arrivato a Roma.
Questa  la stanza migliore di tutta la residenza.
Flix Ardvol si volt sorpreso. Sulla porta, uno studente basso e piuttosto massiccio sudava
come una fontana dentro a un abito domenicano, sorridendo affabile.
Flix Morlin, di Liegi si present lo sconosciuto, facendo un passo avanti nella cella.
Flix Ardvol. Di Vic.
Oh! Un omonimo!* grid ridendo, mentre lo invitava a una stretta di mano.
Si piacquero subito. Morlin gli conferm che quella era la stanza pi ambita della residenza e
gli chiese chi era il suo padrino. Ardvol dovette confessare di non averne; disse che allingresso quel
portinaio calvo e grosso aveva dato unocchiata alle carte, aveva detto Ardevole?, la cinquantaquattro*
e gli aveva dato le chiavi senza neanche guardarlo negli occhi. Morlin non gli credette, ma rise di cuore.
In appena una settimana, prima dellinizio delle lezioni, Morlin lo present a otto o dieci
studenti del secondo anno, quelli che lui conosceva, gli consigli di non frequentare troppo chi non
studiava alla Gregoriana o allIstituto Biblico, perch avrebbe solo perso tempo, gli mostr come uscire
di nascosto, senza che il cerbero lo scoprisse, lo invit a procurarsi dei vestiti da laico, nel caso
avessero dovuto passeggiare in incognito, e fece da guida ai nuovi studenti del primo anno per mostrare
loro i begli edifici sulla strada pi breve dalla residenza alla Pontificia Universit Gregoriana. Parlava
italiano con un marcato accento francese, ma assolutamente comprensibile. E fece loro un discorso
sullimportanza di saper tenere le distanze con i gesuiti della Gregoriana, perch se non stai attento, ti
rigirano il cervello. Cos, pluf!
Il giorno prima dellinizio delle lezioni, tutti i vecchi e nuovi studenti, provenienti da mille posti
diversi, si riunirono nellimmensa aula magna di Palazzo Gabrielli-Borromeo, la sede della Gregoriana,
e il pater decanus della Pontificia Universit Gregoriana del Collegio Romano, Daniele DAngelo, S.
J., li invit, in un latino impeccabile, a essere coscienti della grande fortuna, del grande privilegio di
poter studiare in una delle facolt della Pontificia Universit Gregoriana eccetera, eccetera, eccetera.
Qui abbiamo avuto lonore di accogliere studenti illustri, tra cui alcuni santi padri, lultimo il
compianto papa Leone 13esimo. Non pretenderemo altro che impegno, impegno e impegno. Qui si viene a
studiare, studiare, studiare e a imparare dai migliori specialisti in Teologia, Diritto canonico,
Spiritualit, Storia della Chiesa eccetera, eccetera, eccetera.
Pater DAngelo  conosciuto come DAngelodangelodangelo gli sussurr Morlin
allorecchio, come informandolo di una cosa preoccupante.
E quando avrete terminato gli studi, vi disseminerete per il mondo, farete ritorno ai vostri Paesi,
ai vostri seminari, alle residenze dei vostri ordini; quelli di voi che ancora non lo sono, saranno ordinati
presbiteri e metteranno a frutto ci che sar stato insegnato loro in questa casa. Eccetera, eccetera,
eccetera e altri quindici minuti di avvisi pratici, forse non cos pratici come quelli di Morlin, ma
necessari per la vita di tutti i giorni. Flix Ardvol pens che avrebbe potuto essere molto peggio; che
le orationes latinae di Vic a volte erano pi noiose di quel manuale distruzioni dotato di grande senso
comune che gli stavano offrendo.
I primi mesi di lezione, fino a dopo Natale, passarono senza grosse scosse. Flix Ardvol
ammirava soprattutto la lucidit di pater Faluba, un gesuita met slovacco met ungherese di una
cultura biblica infinita, e il rigore mentale di pater Pierre Blanc, un uomo molto sulle sue, che
insegnava la rivelazione e la sua trasmissione alla Chiesa e che, malgrado fosse nato a Liegi anche lui,
aveva bocciato il suo amico allesame finale, che Morlin aveva sostenuto sugli approcci alla teologia
mariana. Standogli seduto accanto in tre corsi, cominci a entrare in confidenza con Drago Gradnik, un
gigante sloveno, rosso in viso, proveniente dal seminario di Lubiana, con un collo taurino, forte e
grosso, che sembrava dovesse far scoppiare il colletto. Parlavano poco tra loro, sebbene il loro latino
fosse fluente. Ma erano entrambi timidi e cercavano di incanalare le proprie energie a oltrepassare le
numerose porte che gli studi gli aprivano. Mentre Morlin si lamentava e allargava sempre di pi il
cerchio di contatti e amicizie, Ardvol si chiudeva nella cinquantaquattro,* la cella migliore di tutta la
residenza, e scopriva nuovi mondi nello studio paleografico dei papiri e di altri documenti biblici scritti
in egiziano demotico, in copto, in greco o in aramaico che portava loro pater Faluba, istruendoli anche
nellarte di amare gli oggetti. Un manoscritto distrutto, ripeteva,  inservibile per la scienza. Se  da
restaurare, si deve restaurare, costi quel che costi. E la funzione del restauratore  importante tanto
quanto quella dello studioso che lo interpreter. E non diceva eccetera, eccetera, eccetera, perch lui
sapeva sempre di cosa parlava.
Idiozie sentenzi Morlin quando glielo rifer. Questa gente  felice con una lente
dingrandimento in mano e qualche foglio rosicchiato e umido sulla scrivania.
Anchio.
A cosa servono le lingue morte? chiese nel suo ampolloso latino.
Pater Faluba ci ha detto che non abitiamo un Paese, abitiamo una lingua. E che recuperando le
lingue antiche...
Sciocchezze.* Stupiditates. Lunica lingua morta ancora viva  il latino.
Erano in via di SantIgnazio. Ardvol protetto dalla sua sottana e Morlin dal suo abito. Ardvol
guard per la prima volta sconcertato lamico. Si ferm e gli chiese perplesso in cosa credeva. Anche
Morlin si ferm e gli rispose che se si era fatto frate domenicano era perch aveva un desiderio
profondo di aiutare gli altri e di servire la Chiesa. E che niente lo avrebbe allontanato dalla sua strada;
ma che era necessario servire la Chiesa in modo pratico, non studiando fogli ormai marci, bens
influendo sulle persone che influivano sulla vita di... A questo punto si interruppe, poi aggiunse:
eccetera, eccetera, eccetera, e i due amici scoppiarono a ridere. In quel momento Carolina pass per la
prima volta accanto a lui, ma nessuno dei due ci fece caso. E io quando arrivavo a casa con Lola
Piccola dovevo studiare il violino, mentre lei preparava la cena, e il resto della casa rimaneva al buio.
Questa cosa non mi piaceva perch poteva sempre spuntare un cattivo da dietro una porta e per questo
portavo Aquila Nera in tasca, perch a casa, da quando, anni prima, lo aveva deciso mio padre, non
cerano medagliette n madonne n santini n messali, e Adri Ardvol, povera creatura, aveva una
sorta di necessit di aiuto invisibile. E un giorno, invece di studiare il violino, rimasi in sala da pranzo a
contemplare estasiato il sole che, fuggendo a ponente, dalla parte di Trespui, illuminava con un colore
magico labbazia di Santa Maria de Gerri nel quadro attaccato alla parete sopra alla credenza. Sempre
la stessa luce che mi rapiva e mi faceva immaginare storie impossibili, e cos non sentii la porta che si
apriva n nientaltro, finch la voce forte di mio padre mi spavent a morte.
Che ci fai qui a perdere il tempo? Non hai compiti? Non hai il violino? Non hai niente? Eh?
E Adri corse in camera sua, con il cuore che gli faceva ancora bum-bum, senza invidiare i
bambini che avevano un padre che dava loro i baci, perch pensava che questa cosa non esistesse da
nessuna parte.
Carson, ti presento Aquila Nera. Della coraggiosa trib degli arapaho.
Salve.
Augh.
Aquila Nera diede un bacio allo sceriffo Carson, come quello che non gli aveva dato suo padre,
e Adri mise tutti e due sul comodino, con i loro cavalli, perch potessero conoscersi.
Ti vedo gi.
Dopo tre anni di studi di teologia disse pensieroso Ardvol, non ho ancora capito che cosa ti
interessa davvero. La dottrina della grazia?
Non hai risposto alla mia domanda replic Morlin.
Non era una domanda. La credibilit della rivelazione cristiana?
Morlin non rispose e Flix Ardvol insistette: Perch studi alla Gregoriana se a te la teologia
non....
Si erano allontanati dalla scia di studenti che faceva ritorno dalluniversit alla residenza. Dopo
due anni di Cristologia e Soteriologia, di Metafisica I, Metafisica II e Dio rivelato, e di critiche dei
professori pi esigenti, soprattutto di Levinski di Dio rivelato, che riteneva che Flix Ardvol non
facesse abbastanza progressi in quella materia, come invece avevano fatto credere le aspettative che
tutti vi avevano riposto, Roma non era cambiata molto. Malgrado la guerra che sconvolgeva lEuropa,
la citt non era una ferita aperta; si era solo impoverita un po di pi. Intanto, gli studenti della
Pontificia Universit proseguivano gli studi estranei al conflitto e ai suoi drammi. Quasi tutti.
Acquistando in saggezza e in virt. Quasi tutti.
E a te?
La teodicea e il peccato originale non mi interessano pi. Non voglio altre giustificazioni.
Faccio fatica a pensare che Dio permetta il male.
Erano mesi che lo sospettavo.
Anche tu?
No: sospettavo che stessi prendendo tutto troppo sul serio. Guardati un po intorno, come me.
Alla facolt di Diritto canonico mi diverto molto. Rapporti giuridici tra la Chiesa e la societ civile;
sanzioni della Chiesa; beni temporali della Chiesa; carisma degli istituti di vita consacrata; la
consuetudine canonica...
Ma che dici!?
Gli studi speculativi sono una perdita di tempo; quelli normativi sono una pacchia.
No, no! esclam Ardvol. A me piace laramaico; mi appassiona vedere i manoscritti e
capire le differenze morfologiche tra il neoaramaico bothan e il neoaramaico barzani. O il perch del
koy sanjaq surat o del mlahso.
Sai che ti dico? Non so assolutamente di cosa stai parlando. Studiamo alla stessa universit?
Alla stessa facolt? Siamo tutti e due a Roma? Eh?
Lascia perdere. Se non dovessi avere pater Levinski come professore, vorrei sapere tutto
quello che si sa del caldeo, del babilonese, del samaritano, del...
E a che ti serve?
E a te cosa serve sapere la differenza tra matrimonio rato, consumato, legittimo, putativo,
valido e nullo?
Si misero entrambi a ridere, in mezzo a via del Seminario. Una signora vestita di scuro alz gli
occhi un po allarmata nel vedere quei giovani sacerdoti che facevano chiasso, contravvenendo alle pi
elementari regole della modestia.
Perch sei gi, Ardevole? Adesso s che  una domanda.
A te cosa interessa nel profondo del cuore?
Tutto.
E la teologia?
Fa parte di tutto rispose Morlin sollevando le braccia come a voler benedire la facciata della
Biblioteca Casanatense e quella ventina di persone che passeggiava ignara l davanti. Poi prese a
camminare e Flix Ardvol faceva fatica a stargli dietro.
Guarda la guerra in Europa continu Morlin, indicando energico in direzione dellAfrica. E a
bassa voce, come se temesse di essere spiato: LItalia deve restare neutrale perch la Triplice alleanza
 solo un patto difensivo disse lItalia.
Noi alleati vinceremo la guerra rispose lEntente cordiale.
Io non mi muovo per interesse, ma esclusivamente per la parola data proclam lItalia con
dignit.
Ti promettiamo le regioni irredente del Trentino, dellIstria e della Dalmazia.
Ripeto insistette lItalia con maggior dignit, stralunando gli occhi che la posizione onesta
dellItalia  la neutralit.
Daccordo: se ti unisci oggi, domani no, eh? Se ti unisci oggi a noi, avrai tutto il pacchetto
irredento: lAlto Adige, il Trentino, la Venezia Giulia, lIstria, Fiume, Nizza, la Corsica, Malta e la
Dalmazia.
Dove devo firmare? rispose lItalia. E con gli occhi che le brillavano: Viva lEntente!
Abbasso gli imperi centroeuropei! Ed  fatta, Flix, la politica  questo. Da parte degli uni e degli
altri.
E i grandi ideali?
Flix Morlin si ferm e alz gli occhi al cielo, pronto ad emettere una frase lapidaria: La
politica internazionale non sono i grandi ideali internazionali: sono i grandi interessi internazionali. E
lItalia lha capito bene: una volta messasi dalla parte dei buoni, che siamo noi, offensiva al Trentino
per distruggere quel ben di Dio di boschi, contrattacco, battaglia di Caporetto, trecentomila morti, il
Piave, rottura del fronte a Vittorio Veneto, armistizio di Padova, creazione del Regno dei serbi, dei
croati e degli sloveni, uninvenzione che non durer due mesi anche se la chiamano Iugoslavia, e
pronostico che i territori irredenti siano la carota che adesso gli alleati ritireranno. E lItalia rimarr con
un pugno di mosche. Ma continueranno tutti a litigare, la guerra non sar davvero finita. Aspettiamo il
vero nemico, che non si  ancora svegliato.
Qual ?
Il comunismo bolscevico. E se non ci credi, ne riparliamo tra qualche anno.
Come hai imparato tutto questo?
Leggendo i giornali, ascoltando le persone giuste.  larte del contatto efficace. Se sapessi il
Vaticano che triste ruolo ha in queste vicende...
E a che ora studi leffetto spirituale dei sacramenti sullanima o la dottrina della grazia?
Anche questo  studio, caro Flix. Mi preparo per essere un buon servitore della Chiesa. Nella
Chiesa ci devono essere teologi, politici e persino qualche visionario come te che guarda il mondo con
una lente dingrandimento. Perch sei gi?
Camminarono per un po in silenzio, a capo chino, ognuno assorto nei propri pensieri. Poi
Morlin si ferm allimprovviso e proruppe in un nooo!
Che c?
Ho capito che hai! Ho capito perch sei gi.
Ah, s?
Sei innamorato.
Flix Ardvol i Guiteres, studente di quarto anno della Pontificia Universit Gregoriana di
Roma, premio straordinario nei due primi anni accademici del suo brillante soggiorno romano, apr la
bocca per protestare, ma la richiuse senza proferire parola. Si stava rivedendo il luned dopo Pasqua di
Resurrezione, alla fine delle vacanze, senza niente da fare dopo aver preparato la dissertazione su Vico,
il verum et factum reciprocantur seu convertuntur e limpossibilit di comprendere il tutto, a differenza
di Flix Morlin, lanti-Vico, che dava limpressione di capire tutti gli strani movimenti della societ,
quando, attraversando piazza di Pietra, laveva vista per la terza volta. Splendida. I piccioni, una
trentina, creavano una barriera tra loro. Si era avvicinato, e lei, che aveva un pacchetto in mano, gli
aveva sorriso esattamente nel momento in cui il mondo diventava pi brillante, ordinato, generoso e
puro. E lui aveva fatto un ragionamento logico: la bellezza, tutta questa bellezza, non pu essere opera
del demonio. La bellezza  divina, e il sorriso angelico, s, proprio cos: anche questo. E si era ricordato
della seconda volta che laveva vista, mentre Carolina aiutava il padre a scaricare il carro davanti al
negozio. Quella schiena dolce doveva sopportare il peso delle ruvide cassette di legno abusivamente
colme di mele? Non era tollerabile, e laveva aiutata. Insieme, in silenzio, con la complicit ironica del
mulo, che masticava la paglia della musetta, avevano scaricato tre cassette, mentre lui contemplava il
paesaggio infinito dei suoi occhi, senza voler abbassare lo sguardo sul solco incipiente, e tutto il
negozio di Saverio Amato era in silenzio perch nessuno sapeva come comportarsi quando un padre
delluniversit, un prete, un sacerdote, un seminarista* si rimbocca la santa sottana e fa da scaricatore
osservando tua figlia con quello sguardo cos cupo. Tre cassette di mele, un ben di Dio in tempo di
guerra; tre deliziosi momenti a fianco della bellezza, e poi guardarsi intorno, accorgersi di stare nel
negozio del signor* Amato e dire buona sera* e andarsene senza osare guardarla di nuovo; allora la
madre lo aveva rincorso e gli aveva messo in mano, volente o nolente, due mele rosse che lo avevano
fatto arrossire perch per un attimo aveva pensato che potevano essere gli splendidi seni di Carolina. E
ancora, ricordava la prima volta che laveva vista, Carolina, Carolina, Carolina, il nome pi bello del
mondo, una ragazza ancora senza nome, che camminava davanti a lui e che in quel momento si
storceva la caviglia, lanciava un grido di dolore, povera creatura, e cadeva per terra. Lui era in
compagnia di Drago Gradnik, che due anni dopo lingresso alla facolt di Teologia era aumentato di
una buona mezza spanna in altezza e sette-otto chili di peso e che da tre giorni viveva solo per
largomento ontologico di santAnselmo, come se non ci fosse nientaltro al mondo per dimostrare
lesistenza di Dio, ad esempio la bellezza di quella dolcissima creatura. Drago Gradnik non si era
accorto che quella storta doveva essere dolorosissima, ma Flix Ardvol aveva preso delicatamente, per
la caviglia, la gamba della bella Adalaisa, Beatrice, Laura, aiutandola ad appoggiarla per terra e, nel
momento in cui la toccava, una corrente elettrica pi intensa di quella degli archi voltaici
dellesposizione universale gli aveva attraversato la spina dorsale. Mentre chiedeva le fa male,
signorina,* si sarebbe voluto lanciare su di lei per farla sua con foga, ed era la prima volta in vita sua
che sentiva un desiderio sessuale cos impellente, doloroso, implacabile e spaventoso. Intanto, Drago
Gradnik guardava da unaltra parte pensando a santAnselmo e ad altre strade pi razionali per
dimostrare lesistenza di Dio.
Ti fa male?*
Grazie, grazie mille, padre...* aveva detto la dolce voce degli occhi infiniti.
Se Dio ci ha dotati di intelligenza, si suppone che la fede possa essere affiancata dal raziocinio.
No, Ardevole?
Come ti chiami* (meravigliosa ninfa mia)?
Carolina, padre. Grazie.*
Carolina, che bel nome; non potresti chiamarti diversamente, amore.
Ti fa ancora male, Carolina* (bellezza senza palliativi)? aveva ripetuto angosciato.
La ragione. Attraverso la ragione alla fede.  eresia, questa? Eh, Ardevole?
Laveva dovuta lasciare seduta sulla panchina perch la ninfa, intensamente arrossita, lo
assicurava che sua madre sarebbe passata presto di l, e mentre i due studenti riprendevano la
passeggiata, quando Drago Gradnik, nel suo latino nasale, azzardava che forse san Bernardo non  tutto
nella vita, che quella conferenza di Teilhard de Chardin sembra invitarci a pensare, lui si era scoperto a
portarsi la mano al volto, per odorare quel che era rimasto del profumo della pelle della dea Carolina.
Innamorato, io? Guard Morlin, che lo osservava beffardo.
Ne hai tutti i sintomi.
Tu che ne sai?
Ci sono gi passato.
E come hai fatto a toglierti questo peso di dosso? Tono ansioso di Ardvol.
Non me lo sono tolto di dosso. Mi ci sono buttato addosso. Finch linnamoramento  finito, e
via.
Non mi scandalizzare.
 la vita. Ho peccato e me ne pento.
Linnamoramento  infinito, non finisce mai. Io non potrei...
Dio mio, come sei messo, Flix Ardevole!
Ardevole non rispose. Davanti a lui, una trentina di piccioni, luned dopo Pasqua di
Resurrezione a piazza di Pietra. Limpellenza del desiderio lo aveva spinto ad attraversare la giungla di
piccioni fino ad arrivare a un passo da Carolina, che gli aveva porto il pacchetto.
Il gioiello dellAfrica* aveva detto la ninfa.
E come sa che io...
Passa ogni giorno di qua. Ogni giorno.
Ed ecco, Matteo ventisette cinquantuno, il velo del Tempio si squarci in due da cima a fondo,
la Terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono.
Mistero di Dio e del Verbo di Dio incarnato.
Mistero della Vergine Maria Madre di Dio.
Mistero della fede cristiana.
Mistero della Chiesa umana e imperfetta; divina ed eterna.
Mistero dellamore di una giovane donna che mi regala un pacchetto che da due giorni  sulla
scrivania della cinquantaquattro* e che al terzo giorno ho osato appena scartare.  una scatolina
chiusa. Dio mio. Sono sul bordo dellabisso.
Aspett il sabato. Quasi tutti gli studenti erano nelle loro stanze. Alcuni erano usciti a
passeggiare, altri erano sparsi tra le varie biblioteche romane in cui cercavano, indignati, qualche
risposta sulla natura del male e sul perch Dio lo permette, sullesistenza indignante del demonio, sulla
lettura corretta delle Sacre Scritture o sulla comparsa del neuma nel canto gregoriano e ambrosiano.
Flix Ardvol era solo nella cinquantaquattro,* nessun libro sulla scrivania, niente fuori posto, perch
se qualcosa lo faceva imbestialire era lindignante profusione disordinata di oggetti relegati alla
condizione di cianfrusaglie, oppure gli oggetti fuori posto, o lo sguardo che rimaneva impigliato nelle
cose malamente esposte, o... Pens che forse stava diventando paranoico. Io credo di s; doveva
venirgli da quegli anni: mio padre era un uomo ossessionato dallordine materiale. Penso che
lincoerenza intellettuale non lo preoccupasse troppo. Ma un libro lasciato su un tavolo anzich al suo
posto sullo scaffale o un foglio dimenticato su un termosifone erano semplicemente inescusabili e
imperdonabili. Non ci doveva essere nulla che facesse male alla vista; dovevamo stare tutti attenti,
soprattutto io, che ogni giorno, ogni giorno dovevo mettere a posto i giocattoli che usavo, si salvavano
solo lo sceriffo Carson e Aquila Nera, perch dormivano clandestinamente con me e mio padre non
lha mai saputo.
La cinquantaquattro* lustra come uno specchio. Flix Ardvol, in piedi, guardava dalla finestra
il flusso di sottane che entravano e uscivano dalla residenza. E una carrozza che passava per via del
Corso con alcuni segreti inconfessabili e indignanti allinterno della cabina chiusa. E il bambino che
trascinava un secchio di ferro e faceva un baccano gratuito, indignante. Tremava di paura, e per questo
ogni cosa lo riempiva di indignazione. Sulla scrivania un oggetto inatteso, un oggetto che non aveva
ancora un posto assegnato. La scatolina verde, regalo di Carolina, con un gioiello dellAfrica* dentro. Il
suo destino. Aveva giurato che prima che le campane di Santa Maria suonassero mezzogiorno avrebbe
buttato la scatolina o lavrebbe aperta. Oppure si sarebbe suicidato. Tre possibilit.
Perch una cosa  vivere per lo studio, aprirsi una strada nellappassionante mondo della
paleografia, nelluniverso dei manoscritti antichi, imparare lingue che nessuno parla perch da secoli
sono rimaste congelate su papiri ammuffiti, che diventano la loro unica finestra per la memoria,
distinguere la paleografia medievale da quella antica, rallegrarsi perch il mondo era cos grande e se
un giorno si fosse annoiato avrebbe potuto indagare il sanscrito e le lingue asiatiche, e se mai avessi un
figlio vorrei che...
E adesso perch sto pensando di avere un figlio?, si arrabbi; no, si indign. E guard di nuovo
la scatolina, sola sulla scrivania ordinata della cinquantaquattro.* Flix Ardvol si tolse un filo
immaginario dal grembo della sottana, si pass il dito sulla pelle irritata del colletto e si sedette alla
scrivania. Mancavano tre minuti perch a Santa Maria suonasse mezzogiorno. Prese fiato e arriv a una
decisione: per il momento, non si suicidava. Afferr la scatolina con le mani, facendo molta attenzione,
come un bambino che porta alla madre il nido trovato sullalbero per farle vedere le uova verdognole o
gli uccellini indifesi che io imboccher, mamma, non ti preoccupare, gli dar molte formiche. Come il
cervo assetato, oh, Signore. Sapeva che in un modo o nellaltro i passi che avrebbe fatto avrebbero
creato unaura di irreversibilit nella sua anima. Due minuti. Con le dita tremanti cerc di slegare il
nastro rosso, ma il nodo gli si stringeva sempre di pi, e non per imperizia della povera Carolina ma per
colpa dei suoi nervi. Si alz inquieto. Un minuto e mezzo. Si avvicin al lavamano e afferr il rasoio.
Lo apr rapido. Un minuto e quindici secondi. E tagli crudelmente quel nastro di un rosso cos bello
come non aveva mai visto nella sua lunga vita, perch a venticinque anni si sentiva vecchio e stanco e
non voleva che quelle cose succedessero a lui, voleva che succedessero allaltro Flix, che sembrava
saper gestire tutto con tranquillit senza... Un minuto! La bocca secca, le mani sudate, una goccia che
gli scende sulla guancia, e pensare che non  un giorno di... Mancano dieci secondi prima che le
campane di Santa Maria in Via Lata suonino mezzogiorno. E mentre a Versailles un gruppo di inetti
diceva che la guerra era finita e, firmando larmistizio con la lingua di fuori per lo sforzo, metteva
accuratamente in moto i meccanismi per rendere possibile una nuova splendida guerra nel giro di pochi
anni, pi cruenta e pi vicina al male, che Dio non avrebbe dovuto mai permettere, Flix Ardvol i
Guiteres apr la scatolina verde. Sollev lovatta rosa con gesto titubante e, nel momento in cui suonava
il primo rintocco, Angelus Domini nuntiavit Mariae, scoppi a piangere.
Era relativamente semplice uscire in incognito dalla residenza. Con Morlin, Gradnik e altri tre
colleghi di provata fiducia lo aveva fatto molte volte con assoluta impunit. Vestiti da laici, Roma
apriva molte porte; o apriva porte diverse da quelle che aprivano le sottane. Indossando vestiti normali
potevano entrare in tutti i musei dove il decoro impediva loro lingresso in abito talare. Potevano bere
un caff a piazza Colonna, e anche pi in l, guardando la gente che passava, e due o tre volte Morlin lo
aveva portato, discepolo favorito, in visita da persone che, secondo lui, doveva conoscere. Lo
presentava come Flix Ardevole, un erudito che domina otto lingue e per il quale i manoscritti non
hanno segreti, e gli studiosi gli aprivano le casseforti perch potesse esaminare il manoscritto originale
della Mandragora, un gioiello, o dei fragili papiri risalenti forse ai maccabei. Ma oggi che lEuropa
firmava la pace, lerudito Flix Ardevole usciva di nascosto dalle autorit della residenza e, per la
prima volta, dai suoi amici. Con un maglione e un berretto che gli nascondevano laria clericale. E and
dritto al negozio di frutta e verdura del signor* Amato a fare la guardia. Le ore passavano, lui con la
scatolina in tasca vedeva le persone camminare noncuranti e felici, perch non avevano la sua febbre.
Vide la madre di Carolina con la sorella piccola. Tutti meno il suo amore. Il gioiello,* una medaglietta
rozza, con unincisione rudimentale raffigurante una madonna romanica con accanto un albero
immenso, una specie di abete. E sul verso la parola PARDC. DallAfrica? Poteva essere una
medaglietta copta? Perch ho detto il mio amore se io non ho il diritto di... e laria fresca diventava
irrespirabile. Si cominci a sentire un suono di campane, e Flix, che non sapeva ancora niente, lo
consider un omaggio che tutte le chiese di Roma tributavano al suo amore furtivo, clandestino e
peccaminoso. La gente si fermava, sorpresa, cercando forse Abelardo; ma invece di guardarlo e di
indicarlo, si chiedevano che cosa mai fosse successo perch tutte le campane di Roma suonassero alle
tre di pomeriggio, che non  ora di rintocchi, che cosa sar mai successo? Dio mio: e se fosse finita la
guerra?
Apparve allora Carolina Amato. Era uscita di casa, con i capelli corti svolazzanti, aveva
attraversato la strada e si dirigeva verso Flix, lui che credeva di essere perfettamente mimetizzato. E
quando gli fu di fronte lo guard con un sorriso raggiante e silenzioso. Lui deglut, strinse la scatolina
in tasca, apr la bocca e non disse niente.
Anchio lei rispose. E dopo molti rintocchi: Ti  piaciuto?.
Non so se lo posso accettare.
 mio il gioiello.* Me lha regalato zio Sandro quando sono nata. Laveva portato dallEgitto.
Adesso  tuo.
Cosa ti diranno a casa?
 mio e adesso  tuo: non diranno niente.  il mio pegno.
E lo prese per mano. A partire da questo momento, il cielo cadde sulla Terra e Abelardo si
concentr sulla pelle morbida di Eloisa, che lo aveva trascinato in un vicolo* anonimo, pieno di
sporcizia ma che profumava delle rose dellamore, e lo aveva fatto entrare in un palazzo con il portone
aperto, dove non cera nessuno, mentre le campane suonavano e una donna gridava alla finestra, nuntio
vobis gaudium magnum, Elisabetta, la guerra  finita!* Ma i due amanti stavano per ingaggiare una
battaglia decisiva e non poterono sentire il proclama.
...
.
...
SECONDO.
...
.
...
De pueritia.
...
.
...
Il bravo guerriero non si pu innamorare sempre di tutte le squaw che incontra, anche se si fanno belle con pitture di guerra.
.
AQUILA NERA.
...
.
...
Capitolo tre.
...
.
...
Non mi guardare con questa faccia. So che mi invento qualcosa, ma dico sempre la verit. Per
esempio che nella mia vecchia stanza, sezione di storia e geografia, nel ricordo pi remoto, mi vedo
mentre cerco di trasformare lo spazio sotto al letto in una casa. Non era scomodo, ed era soprattutto
divertente perch vedevo i piedi di quelli che entravano e dicevano Adri, dove sei, o Adri, la
merenda. Dove si  cacciato? Ricordo che era divertentissimo. S, mi sono sempre divertito con poco,
perch casa mia non era una casa pensata per bambini e la mia famiglia non era una famiglia pensata
per bambini. Mia madre non contava e mio padre viveva solo per i suoi acquisti e le sue vendite, e io ci
soffrivo, ero vittima della gelosia quando lo vedevo accarezzare unincisione o un vaso di porcellana
fina. Mia madre... be, mia madre mi  sempre sembrata una donna in guardia, allerta, guardinga; e
dire che poteva contare sulla complicit di Lola Piccola. Adesso mi rendo conto che mio padre in casa
la faceva sentire come unestranea. La casa era di mio padre e lui le concedeva il favore di lasciarla
abitare l. Quando mio padre  morto, lei ha potuto trarre un respiro di sollievo, i suoi occhi non erano
pi inquieti, anche se evitava di guardarmi. Ed  cambiata completamente. Mi chiedo perch. E mi
chiedo anche perch si fossero sposati i miei genitori. Non credo che si siano mai amati. A casa non c
mai stato amore. Io sono stato una mera conseguenza circostanziale delle loro vite.
 strano: con tutto quello che ho da raccontarti, sono qui che divago, perdo il tempo con
riflessioni che farebbero sbavare Freud. Forse perch alla fine  tutta colpa del rapporto che ho avuto
con mio padre. Forse perch  morto per colpa mia.
Un giorno, quando ero gi grandicello e avevo gi conquistato clandestinamente lo spazio tra il
divano e la parete nello studio di mio padre, trasformandolo in una casa per i miei indiani e cow-boy,
entr mio padre seguito da una voce nota ma che in quel momento trovai tra il piacevole e il
raccapricciante: era la prima volta che sentivo il signor Berenguer fuori dal negozio e la sua voce
suonava diversa; da allora, non mi  pi piaciuta, n dentro n fuori dal negozio. Rimasi immobile,
lasciai lo sceriffo Carson a terra, e il cavallo marrone di Aquila Nera, normalmente molto silenzioso,
cadde facendo un rumore che mi allarm, ma che il nemico non percep, e mio padre disse a lei non
devo dare spiegazioni.
Io credo di s.
Il signor Berenguer si sedette sul divano, che indietreggi un po verso la parete, e io,
eroicamente, mi immaginai spiaccicato contro il muro piuttosto che scoperto. Sentii il signor Berenguer
dare dei colpetti e la voce gelida di mio padre dire in questa casa  vietato fumare. Allora il signor
Berenguer disse che esigeva una spiegazione.
Lei lavora per me. Tono ironico di mio padre: O mi sbaglio?.
Le ho procurato dieci incisioni. Ho fatto in modo che le persone danneggiate non protestassero
troppo. Ho fatto passare tre frontiere alle dieci incisioni, le ho fatte valutare per conto mio e adesso lei
mi dice che le ha vendute senza dirmi niente? Una era di Rembrandt, lo sa?
Compriamo e vendiamo.  cos che ci guadagniamo questo cazzo di vita.
Cazzo di vita era la prima volta che lo sentivo, e mi piacque; mio padre lo aveva pronunciato
con due c: questo ccazzo di vita, perch era incazzato, direi. Capii che il signor Berenguer
sorrideva; in quel periodo sapevo gi decifrare i silenzi ed ero sicuro che il signor Berenguer stesse
sorridendo.
Ah, buonasera, signor Berenguer la voce di mia madre. Hai visto il bambino, Flix?
No.
Fiutavo una crisi. Che cosa mi potevo inventare per uscire di nascosto da dietro il divano e
comparire da unaltra parte della casa facendo finta di non aver sentito niente? Mi consultai con lo
sceriffo Carson e con Aquila Nera, ma non mi potevano aiutare. Intanto i due uomini tacevano,
aspettando probabilmente che mia madre lasciasse lo studio e chiudesse la porta.
Arrivederci.
Arrivederci, signora. Tornando al tono aspro della discussione: Mi sento truffato. Voglio
una provvigione speciale. Silenzio. La esigo.
A me non importava un accidenti la storia della provvigione. Per calmarmi, traducevo
mentalmente la conversazione in francese, un francese piuttosto inventato; avr avuto gi sette anni,
quindi. A volte lo facevo per non agitarmi; perch quando ero nervoso avevo dei movimenti
incontrollati e, nel silenzio dello studio, se mi fossi mosso molto, mi avrebbero sentito. Moi, jexige ma
comission. Cest mon droit. Vous travaillez pour moi, monsieur Berenguer. Oui, bien sr, mais jai de
la dignit, moi!
In sottofondo, mia madre che gridava Adri! Lola Piccola, lhai visto? Dieu sait o est mon
petit Hadrien!
Non ricordo bene, ma mi sembra che il signor Berenguer se ne sia andato molto arrabbiato e che
mio padre se lo sia tolto di torno con un prendere o lasciare, Monsieur Berenguer, che io non fui capace
di tradurre. Magari mia madre mi avesse detto ogni tanto mon petit Hadrien.
Comunque, adesso potevo uscire dal nascondiglio. Il tempo che ci avrebbe messo mio padre ad
accompagnare lospite alla porta era pi che sufficiente a far sparire le mie tracce; la vita da partigiano
che conducevo a casa mi aveva procurato una capacit infinita di mimetizzazione e, quasi quasi,
lubiquit.
Eccoti! Mia madre usc sul balcone, da dove io osservavo le auto che cominciavano ad
accendere i fari, perch la vita a quel tempo, come io la ricordo, era un eterno crepuscolo. Non mi
sentivi?
Cosa? In una mano avevo lo sceriffo e il cavallo marrone; feci finta di cascare dalle nuvole.
Ti devi provare il grembiule di scuola. Come mai non mi sentivi?
Il grembiule?
La signora Angeleta gli ha cambiato le maniche. Un gesto imperativo: Su!.
Nella stanza del cucito, la signora Angeleta, con uno spillo in bocca, guard con aria
professionale laplomb delle nuove maniche.
Cresci troppo in fretta, sai?
Mia madre era andata a salutare il signor Berenguer e Lola Piccola era entrata nella stanza a
prendere le camicie da stirare mentre io mi infilavo il grembiule senza maniche, come tante altre volte
nella mia infanzia.
E consumi troppo i gomiti aggiunse la signora Angeleta, che a quellepoca doveva gi avere
allincirca mille anni.
La porta di casa si chiuse. I passi di mio padre si allontanarono verso lo studio e la signora
Angeleta scosse il capo innevato.
Ultimamente ha molte visite.
Lola Piccola non disse nulla, facendo finta di non averla sentita. La signora Angeleta, mentre
attaccava la manica al grembiule con gli spilli, rincar: E a volte sento delle grida.
Lola Piccola prese le camicie e non apr bocca. La signora Angeleta continu a stuzzicare: Di
cosa parleranno mai....
Di questo ccazzo di vita dissi senza pensarci.
Le camicie di Lola Piccola caddero a terra, la signora Angeleta mi punse il braccio e Aquila
Nera si gir scrutando larido orizzonte con gli occhi a fessura. Scorse la nuvola di polvere prima degli
altri. Prima persino di Coniglio Veloce.
Si avvicinano tre uomini a cavallo disse. Nessuno fiat. In quella specie di grotta, il caldo di
quellestate inclemente era un po meno spietato; ma nessuno, neanche una squaw o un bambino, aveva
la forza di interessarsi ai visitatori e alle loro intenzioni. Aquila Nera fece un cenno impercettibile con
gli occhi. Tre guerrieri cominciarono a scendere fin dove avevano lasciato i cavalli. Lui li segu da
vicino senza distogliere lo sguardo dalla nuvola di polvere. Venivano dritti verso la grotta, senza
nascondere il loro obiettivo. Come luccello distrae il predatore e lo allontana con varie astuzie dal
nido, Aquila Nera e i suoi tre uomini si diressero verso ponente per distrarre i visitatori. I due gruppi si
incontrarono nei pressi delle cinque querce; i visitatori erano tre uomini bianchi, uno biondissimo e gli
altri due dalla pelle olivastra. Uno di loro, quello dai lunghi baffi, scese di sella con grande agilit,
tenendo le mani lontano dal corpo, e sorrise.
Sei Aquila Nera disse, senza avvicinare le mani al corpo, in segno di sottomissione.
Il gran capo degli arapaho delle Terre del Sud sulla Sponda del Washita dal Pesce Giallo fece
un impercettibile gesto affermativo dallalto del cavallo, senza muovere un capello, e chiese chi
abbiamo lonore di ricevere in visita, e luomo dai baffi neri sorrise di nuovo, fece una buffa
semiriverenza e disse sono lo sceriffo Carson, di Rockland, a due giornate dalle vostre terre.
So dove avete costruito il vostro villaggio di Rockland rispose secco il leggendario capotrib.
In territorio pawnee. E sput per terra in segno di disprezzo.
Questi sono i miei aiutanti disse Carson senza capire a chi fosse rivolto lo sputo. Stiamo
cercando un criminale fuggitivo. E sput a sua volta, trovando quel gesto interessante.
Che ha fatto per essere trattato come un criminale? il capotrib arapaho.
Lo conosci? Lhai visto?
Ho chiesto che cosa ha fatto per essere trattato da criminale.
Ha ammazzato una cavalla.
E ha disonorato due donne aggiunse il biondo.
S, vabbe, anche questo accett lo sceriffo Carson.
E perch lo cercate qui?
 un arapaho.
Il mio popolo si estende molte giornate verso ponente, verso levante, verso il freddo e verso il
caldo. Per quale motivo sei venuto proprio qui?
Tu sai chi . Vogliamo che lo consegni alla giustizia.
Ti sbagli, sceriffo Carson. Il tuo assassino non  un arapaho.
Ah, no? E come lo sai?
Un arapaho non ammazzerebbe mai una cavalla.
Quindi si accese la luce e Lola Piccola gli fece cos con la mano per indicargli di uscire dalla
dispensa. Davanti a Adri, sua madre, con pitture di guerra sul viso, senza guardarlo, senza sputare per
terra, disse Lola, portalo a pulirsi bene la bocca. Con acqua e sapone. E se  necessario, mettici qualche
goccia di varechina.
Aquila Nera resistette alla tortura senza farsi sfuggire neanche un lamento. Quando Lola Piccola
ebbe finito, lui, passandosi lasciugamano sul viso, la guard negli occhi e le chiese Lola Piccola, tu sai
cosa vuol dire esattamente disonorare una donna?
Quando avevo sette o otto anni credevo di poter prendere delle decisioni sulla mia vita. Una,
molto saggia, era stata quella di affidare la mia educazione nelle mani di mia madre. Ma le cose non
andavano proprio cos. E me ne resi conto perch quella sera volli conoscere la reazione di mio padre
alla mia gaffe, per questo montai il dispositivo di spionaggio in sala da pranzo. Non era molto
complicato perch la mia stanza confinava con la sala da pranzo. Ufficialmente ero andato a dormire
presto, per questo mio padre non mi aveva trovato sveglio al suo ritorno. Era il modo migliore di
risparmiarmi una predica che sarebbe stata piena di scogli, perch se per difendermi gli avessi detto che
quella frase sul ccazzo di vita lavevo sentita dire a lui, il tema della conversazione sarebbe passato
da hai una bocca decisamente sporca e adesso te la lavo col sapone dei panni a come cazzo sai che io
ho detto questo ccazzo di vita, bugiardo matricolato? Eh? Eh? Mi stavi forse spiando? E non dovevo,
nel modo pi assoluto, mostrare le carte dello spionaggio, perch tirando a campare riuscivo a essere
lunico abitante della casa a dominare ogni angolo, conversazione, discussione o pianto inesplicabile,
come quella volta che Lola Piccola aveva pianto una settimana di seguito e quando usciva dalla sua
stanza, con unabilit incredibile dissimulava il dolore, che doveva essere immenso. Ci misi molti anni
per scoprire perch piangeva, ma in quelloccasione imparai che cerano dolori che potevano durare
unintera settimana e la vita mi fece un po paura.
Fatto sta che assistetti alla discussione tra i miei genitori accostando lorecchio sul fondo di un
bicchiere appoggiato alla parete. Siccome mio padre aveva la voce di quando era stanco, mia madre
riassunse la questione dicendo che io ero molto faticoso e mio padre non volle sapere i dettagli di
questa fatica ma disse  deciso.
Deciso cosa? voce allarmata di mia madre.
Lho iscritto alla scuola dei gesuiti di carrer de Casp.
Ma Flix... Tu...
Quel giorno imparai che a casa comandava solo mio padre. E che la mia educazione dipendeva
solo da lui. Presi mentalmente nota di guardare sullEnciclopedia Britannica coserano i gesuiti. Mio
padre sostenne lo sguardo di mia madre in silenzio, e lei si decise: Perch i gesuiti? Tu non sei
credente e....
Insegnamento di qualit. Dobbiamo essere efficaci. Abbiamo solo un figlio e non possiamo
sbagliare.
Allora: avevano solo un figlio, s. O no; ma non aveva importanza. Era chiaro, per, che non
volevano sbagliarsi. Per questo mio padre disse quella cosa delle lingue, che mi piacque, lo riconosco.
Che hai detto?
Dieci lingue.
Nostro figlio non  un mostro.
Ma le pu imparare.
Perch dieci?
Perch pater Levinski della Gregoriana ne sapeva nove. Nostro figlio lo deve superare.
Per quale motivo?
Perch mi ha trattato da incapace davanti agli altri studenti. Incapace perch il mio aramaico
era un po vacillante dopo un intero corso con Faluba.
Non scherzare: stiamo parlando delleducazione di nostro figlio.
Non scherzo: sto parlando delleducazione di mio figlio.
So che a mia madre seccava molto che pap mi trattasse come suo figlio davanti a lei. Ma
credevo che stesse pensando ad altro, perch cominci a dire che non voleva farmi diventare un
mostro; poi, con unabile mossa che non mi sarei mai aspettato da lei, disse mi senti? Non voglio che
mio figlio diventi un fenomeno da baraccone per superare il pater Luwowski.
Levinski.
Il mostro Levinski.
Un grande teologo e biblista. Un mostro derudizione.
No. Dobbiamo parlarne con calma.
Questa non la capii. Era esattamente quello che stavano facendo: parlare del mio futuro con
calma. E io tranquillo, perch questo ccazzo di vita non faceva la sua comparsa.
Catalano, spagnolo, francese, tedesco, italiano, inglese, latino, greco, aramaico e russo.
Cosa stai dicendo?
Sono le dieci lingue che deve conoscere. Le prime tre le sa gi.
No, il francese se lo inventa.
Ma se la cava, si fa capire. Mio figlio pu fare tutto quello che si propone. Ed  portato per le
lingue. Dieci, ne imparer dieci.
Deve anche giocare.
 grande, ormai. Quando andr alluniversit le dovr gi sapere. E con un sospiro stanco:
Ne parliamo in un altro momento, eh?.
Ha sette anni, per lamor di Dio!
Non pretendo mica che impari laramaico adesso. Picchiett con le dita sul tavolo con un
gesto di conclusione: Inizier con il tedesco.
Anche questo mi piacque, perch con la Britannica me la cavavo abbastanza bene da solo, e con
un dizionario accanto, no problem: invece con il tedesco vedevo tutto nero. Mi affascinava il mondo
della declinazione, il mondo delle lingue in cui le parole cambiano desinenza a seconda della funzione
che hanno nella frase. Non lo formulavo cos, ma quasi: ero abbastanza odioso.
No, Flix. Non possiamo commettere questo errore.
Sentii il rumore di uno sputo secco.
S?
Cos laramaico? chiese con voce profonda lo sceriffo Carson.
Non lo so bene: dovremo indagare.
Ero un bambino un po strano; lo riconosco. Mi vedo adesso mentre ascoltavo come doveva
essere il mio futuro, afferrato allo sceriffo Carson e al coraggioso capotrib arapaho, cercando di non
farmi scoprire, e penso che non ero un po strano, ma molto strano.
Non  un errore. Il primo giorno di scuola verr a casa un insegnante di tedesco che ho gi
sottocchio.
No.
Si chiama Romeu ed  molto bravo.
Questultima cosa mi rese inquieto. Un insegnante a casa? Casa mia era casa mia, solo io
dovevo sapere tutto quello che succedeva l dentro: non volevo testimoni scomodi. Non mi piaceva, no,
quel Romeu che avrebbe messo il naso in casa dicendo oh, che bello, una biblioteca personale a sette
anni e stronzate del genere che dicono tutti gli adulti che vengono a casa. Assolutamente no.
E prender tre lauree.
Cosa?
Giurisprudenza e Storia. Silenzio. E unaltra che potr scegliere. Ma soprattutto
Giurisprudenza, che  la pi utile per sopravvivere in questo mondo di avvoltoi.
Tac, tac, tac, tac, tac, tac. Il mio piede cominci a muoversi per conto suo, tac, tac, tac, tac,
tac. Odiavo la giurisprudenza. Non sai come la odiavo. Senza sapere esattamente cosa fosse, ma la
odiavo a morte.
Je nen doute pas disait ma mre. Mais est-ce quil est un bon pdagogue, le tel Vomeu?
Bien sr, jai reu des informations confidentielles qui montrent quil est un individu
parfaitement capable en langue allemagne. Allemande? Tedesque? Et en la pdagogie de cette langue.
Je crois que...
Mi stavo gi calmando. Il piede smise di muoversi in modo incontrollato, allora sentii mia
madre che si alzava e diceva e il violino? Lo dovr lasciare?
No. Ma rimane in secondo piano.
Non sono daccordo.
Buonanotte, cara concluse mio padre mentre apriva il giornale e lo cominciava a sfogliare,
come faceva sempre a quellora.
Dunque, cambiavo scuola. Che scocciatura. E che paura. Per fortuna mi avrebbero
accompagnato lo sceriffo Carson o Aquila Nera. Il violino in secondo piano? E perch laramaico cos
tardi? Quella notte feci fatica ad addormentarmi.
Sono sicuro che confondo le cose. Non so se avevo sette, otto o nove anni. Ma ero portato per le
lingue; i miei genitori lavevano capito e battevano su questo tasto. Avevo iniziato a imparare il
francese perch ero stato unestate intera a Perpignan a casa di zia Aurora e l, appena la conversazione
diventava un po pi complicata, passavano subito da quel loro catalano gutturale al francese; l ho
preso quellaccento del Midi che ho poi conservato tutta la vita con un certo orgoglio. Non ricordo
quanti anni avessi. Il tedesco  venuto dopo; linglese non so bene quando. Dopo, mi sembra. Non 
che io le volessi imparare. Erano loro a farsi imparare.
Ora che ci penso per potertene parlare, vedo la mia infanzia come un lungo e noiosissimo
pomeriggio di domenica, quando vagavo per casa con inerzia cercando di intrufolarmi nello studio,
pensando a quanto sarebbe stato pi divertente se avessi avuto un fratello, pensando che arrivava un
momento che anche leggere diventava noioso perch ne avevo fin sopra ai capelli di Enid Blyton,
pensando che il giorno dopo dovevo andare a scuola, e questo era anche peggio. Non perch avessi
paura della scuola, dei professori e dei preti, ma per i bambini. Della scuola, mi facevano paura i
bambini perch mi guardavano come una bestia rara.
Lola Piccola.
Che c?
Cosa posso fare?
Lola Piccola smetteva di asciugarsi le mani o di mettersi il rossetto.
Posso venire con te? Adri, con occhi speranzosi.
No, ma che dici, ti annoieresti!
Ma io mi annoio qui.
Accendi la radio.
 una barba.
Allora Lola Piccola prendeva il cappotto e usciva dalla stanza che odorava sempre di Lola
Piccola e, a bassa voce, perch nessuno la sentisse, mi diceva di a tua madre di portarti al cinema. E ad
alta voce diceva arrivederci, a dopo, poi apriva la porta, mi faceva locchiolino e se ne andava; lei s
che si poteva divertire, nei pomeriggi di domenica, chiss come, poi; io, invece, ero condannato a
vagare per casa come unanima in pena.
Mamma.
Che c?
No, niente.
Mia madre alzava gli occhi dalla rivista, finiva il sorso di caff che le era rimasto nella tazzina e
mi guardava di sfuggita: Dimmi, caro.
Avevo paura di chiederle di portarmi al cinema. Molta paura, e non so ancora perch. Erano
troppo seri i miei genitori.
Mi annoio.
Leggi. Se vuoi, ripassiamo francese.
Andiamo al Tibidabo.
Magari, se me lo dicevi stamattina...
Al Tibidabo non ci siamo mai andati, n di mattina n di pomeriggio. Ci sono dovuto andare
con limmaginazione quando gli amici mi raccontavano comera, pieno di apparecchi e misteriosi
automi, di torri-altalena, di autoscontro e... non sapevo esattamente di cosa altro. Ma era un posto dove
i genitori portavano i figli. I miei genitori non mi portavano neanche allo zoo n a passeggio sulla diga
del porto. Erano troppo austeri. E non mi amavano. Ho questa impressione. Mi chiedo ancora perch
mi abbiano messo al mondo.
Ma io voglio andare al Tibidabo!
Che sono queste grida? si lament mio padre dallo studio. Ti devo punire?
Non voglio ripassare francese!
Cosa ho detto? Ti devo punire?
Aquila Nera consider che era tutto molto ingiusto, lo disse a me e allo sceriffo. E per non
annoiarmi fino in fondo, ma soprattutto per non essere punito, mi misi a fare degli esercizi di arpeggio
sul violino, che hanno il vantaggio di essere difficili e quindi ti devi sforzare molto perch suonino
bene. A me il violino suonava molto male finch non ho conosciuto Bernat. Lasciai lesercizio a met.
Pap, posso suonare lo storioni?
Mio padre alz la testa. Come al solito, stava guardando qualche strano foglio con una lampada
da ingrandimento.
No mi rispose. E indicando quello che aveva sulla scrivania: Guarda che bello.
Era un manoscritto vecchissimo con un breve testo in un alfabeto che non conoscevo.
Che cos?
Un frammento del vangelo di Marco.
Ma che lingua ?
Aramaico.
Hai sentito, Aquila Nera? Aramaico! Laramaico  una lingua molto antica. Di papiri e
pergamene.
Lo posso imparare?
Quando sar il momento rispose soddisfatto. Si notava che era orgoglioso di me; poich
riuscivo bene un po in tutto, lui si poteva vantare di avere un figlio sveglio e intelligente. Volli
approfittare della sua soddisfazione: Posso suonare lo storioni?.
Flix Ardvol lo guard in silenzio. Scans la lente dingrandimento.
Adri batt un piede per terra: Solo una volta, pap, di....
Lo sguardo di mio padre quando si arrabbia fa paura. Adri lo sostenne qualche secondo. Poi
dovette abbassare gli occhi.
Non sai che vuol dire no? Niet, nein, no, ez, non, ei, nem. Ti dice niente?
Ei e nem?
Finlandese e ungherese.
Uscendo dallo studio, Adri si gir e profer, con rabbia, una terribile minaccia: E io non
studier laramaico.
Tu farai quello che decido io lo ammon il padre con quella freddezza e quella calma di chi sa
che si fa sempre quello che lui decide. E torn al suo manoscritto, al suo aramaico e alla sua lente
dingrandimento.
Quel giorno Adri decise che avrebbe avuto una doppia vita. Aveva gi dei nascondigli segreti,
ma decise di allargare il mondo della clandestinit. Si propose un ambizioso obiettivo: scoprire la
combinazione della cassaforte e, quando suo padre non fosse stato a casa, studiare con lo storioni.
Nessuno se ne sarebbe accorto. Lavrebbe riposto nella custodia e nella cassaforte in tempo per
cancellare le tracce del crimine. Per non destare sospetti, and a studiare gli arpeggi e non disse nulla
neanche allo sceriffo e al capotrib arapaho, che sonnecchiavano sul comodino.
...
.
...
Capitolo quattro.
...
.
...
Ho sempre ricordato mio padre come un uomo anziano. Mia madre, invece, era mia madre.
Peccato che non mi amasse. Tutto quello che sapeva Adri era che nonno Adri laveva educata come
fanno tutti gli uomini che rimangono vedovi molto giovani con una creatura in braccio, che si guardano
intorno sperando che qualcuno dia loro un manuale distruzioni per incorporare il bambino alla loro
vita. Nonna Vicenta era morta giovanissima, quando mia madre aveva sei anni. Se lei ne serbava un
vago ricordo, io ne ho memoria solo attraverso le uniche due fotografie che le avevano fatto: quella del
matrimonio, scattata nello studio Caria, tutti e due molto giovani e belli, ma vestiti in quel modo un po
troppo da studio fotografico, e unaltra con mia madre in braccio e un sorriso spezzato, come se sapesse
che non lavrebbe vista fare la prima comunione, chiedendosi perch devo morire cos giovane ed
essere solo una foto color seppia per mio nipote che dicono che  un bambino prodigio ma che io non
conoscer mai. Mia madre  cresciuta da sola. Nessuno lha mai portata al Tibidabo e forse per questo
non le ha mai sfiorato la mente lidea che io volessi sapere che cavolo erano quegli automi che,
dicevano, se ci mettevi una moneta dentro si muovevano magicamente e sembravano persone.
Mia madre  cresciuta da sola. Negli anni Venti, quando per le strade si uccideva, Barcellona
era color seppia e la dittatura di Primo de Rivera tingeva di agro lo sguardo dei suoi abitanti. Quando
nonno Adri cap che sua figlia cresceva e che bisognava spiegarle cose che lui non sapeva perch si
allontanavano dalla paleografia, fece andare a vivere a casa la figlia di Lola, la donna di fiducia di
nonna Vicenta che continuava a occuparsi della casa, dalle otto del mattino alle otto di sera, come se la
signora non fosse morta. Anche la figlia di Lola, che aveva due anni e mezzo pi di mia madre, si
chiamava Lola. Lola madre la chiamavano Lola Grande. La povera donna mor prima di vedere
instaurata la repubblica. Sul letto di morte pass il testimone a sua figlia. Le disse prenditi cura di
Carme come se fosse la tua vita, e Lola Piccola non si mosse mai dal fianco di mia madre. Finch se ne
and di casa. Le Lole, in famiglia, appaiono e scompaiono quando c una morte.
Con la speranza della repubblica e la fuga del re, con la proclamazione della Repubblica
Catalana e i tira e molla con il governo centrale, Barcellona pass dal seppia al grigio e la gente andava
per strada con le mani in tasca se faceva freddo, ma salutandosi, offrendosi una sigaretta e a volte anche
sorridendo, perch cerano delle speranze; non si sapeva bene di cosa, ma erano speranze. Flix
Ardvol, prescindendo dal seppia o dal grigio, viaggiava qua e l con la sua preziosa merce e un unico
obiettivo: accrescere sempre pi il proprio patrimonio di oggetti, unica vera ragion dessere della sua
sete, pi che da collezionista, da raccoglitore. Se lambiente era seppia o grigio non gli importava.
Aveva occhi solo per tutto quanto lo aiutasse ad accumulare il pi possibile. Per questo si mise in
contatto con il professor Adri Bosch, leminente paleografo dellUniversit di Barcellona, un erudito
che aveva fama di saper riconoscere, senza esitazioni, let esatta delle cose. Fu una relazione proficua
per entrambi. Flix Ardvol divenne un assiduo visitatore dello studio del professor Bosch
alluniversit, tanto che a un certo punto alcuni degli assistenti cominciarono a guardarlo di mal occhio.
Inoltre Flix Ardvol preferiva di gran lunga incontrare il professor Bosch a casa sua piuttosto che
alluniversit perch lo metteva a disagio entrare in quelledificio. Ci poteva trovare qualche ex collega
della Gregoriana; anzi, cerano due professori di filosofia, due canonici, che lo avevano conosciuto al
seminario di Vic, che si potevano stupire di vederlo visitare cos spesso leminente paleografo e gli
potevano chiedere bonariamente che lavoro fai, Ardvol? Oppure,  vero che hai lasciato tutto per una
donna?  vero che hai abbandonato un futuro brillante con il sanscrito e la teologia, tutto gettato alle
ortiche, per una gonnella?  vero? Quanto se n parlato! Se sapessi le cose che sono state dette,
Ardvol! E dov andata a finire, la famosa italianina?
Quando Flix Ardvol disse al professor Bosch ti voglio parlare di tua figlia, erano sei anni che
lei guardava in quel modo il signor Flix Ardvol ogni volta che nonno Adri lo riceveva a casa; era lei
in genere che apriva la porta. Intorno allavvento della repubblica, quando aveva gi compiuto
diciassette anni, cominci ad accorgersi che le piaceva quel modo che aveva il signor Ardvol di
togliersi il cappello per salutarla. E le diceva sempre come stai, principessa. A lei piaceva molto. Come
stai, principessa. Tanto che cominci a notare il colore degli occhi del signor Ardvol. Marrone
intenso. E la lavanda inglese, un profumo che la seduceva.
Ma arriv il tempo della sventura: i tre anni di guerra. Barcellona non era n seppia n grigia,
ma di color del fuoco, dellansia, della fame, dei bombardamenti e della morte. Flix Ardvol spariva
per intere settimane, in viaggi silenziosi, e luniversit resisteva, ancora aperta, con la minaccia che
planava sul tetto delle sue aule. Quando torn la calma, la calma opprimente, la maggior parte dei
professori che non erano fuggiti in esilio fu epurata da Franco e luniversit si mise a parlare in
spagnolo e a far mostra di unignoranza senza complessi. Restavano per alcune isole, come il
dipartimento di Paleografia, ritenuto insignificante dai vincitori. E il signor Flix Ardvol riprese
adesso le visite con pi oggetti tra le mani. Insieme classificavano, datavano, certificavano autenticit.
Flix vendeva la merce in tutto il mondo e i profitti erano per entrambi, ben venga un extra in tempi di
tanta penuria. E i professori sopravvissuti allo sterminio franchista continuavano a guardare di mal
occhio quel commerciante che si muoveva per il dipartimento come se fosse il direttore. Per il
dipartimento e in casa del professor Bosch.
Durante la guerra, Carme Bosch non lo aveva visto molto. Ma appena la guerra fin il signor
Ardvol torn a far visita a suo padre, e insieme si chiudevano nello studio mentre lei continuava a fare
le sue cose e diceva Lola Piccola, adesso non ho voglia di uscire a comprare i sandali, e Lola Piccola
sapeva che non voleva uscire perch il signor Ardvol era a casa, a parlare di carte antiche con il
signore; e, nascondendo un sorriso, rispondeva come vuoi, Carme. Poi suo padre, praticamente senza
consultarla, la iscrisse alla Scuola per Bibliotecarie da poco riaperta e i tre anni che pass l dentro, di
fatto accanto a casa perch abitavano a carrer dels ngels, furono i pi felici della sua vita. Si affezion
ad alcune amiche con le quali giurarono di continuare a vedersi sempre, anche se la vita le avesse
cambiate, si fossero sposate eccetera, e con le quali non si  mai pi vista, neanche con Pepita Masriera.
Inizi a lavorare nella biblioteca delluniversit, trasportando carrelli di libri, cercando di adottare,
senza riuscirci, latteggiamento severo della signora Canyameres, imbattendosi due o tre volte nel
signor Ardvol, che casualmente andava in quella biblioteca pi spesso di prima e la salutava con il
solito come stai principessa, e rimpiangendo alcune delle compagne di scuola, soprattutto Pepita
Masriera.
Marrone intenso non  un colore.
Lola Piccola guardava Carme con ironia, aspettandosi una risposta.
Va bene. Allora marrone bello. Come il miele scuro, quello di eucalipto.
Ha let di tuo padre.
Esagerata! Ha sette anni e mezzo di meno.
Ah, allora...
Il signor Ardvol, nonostante lepurazione, guardava a sua volta con diffidenza i vecchi e i
nuovi professori. Adesso non avrebbero pi tirato in ballo i suoi amori, perch forse non li
conoscevano, ma sicuramente gli avrebbero detto ti stai muovendo su un terreno pericoloso, amico
mio. E Flix Ardvol voleva evitare di dover dare troppe spiegazioni a qualcuno che ti guarda con
educata ironia e con il proprio silenzio ti fa capire che non ti ha chiesto spiegazioni. Finch un giorno
disse basta: non sono fatto per vivere nellangoscia, per cui and a carrer de Llria e fece il nome del
professor Montells di Paleografia.
Chi ha detto?
Il professor Montells di Paleografia.
Montells di Paleografia scrisse lentamente il commissario. E di nome?
Eloi. E di secondo cognome...
Eloi Montells di Paleografia, ho il nome completo.
Lufficio del commissario Plasencia era di color verde oliva sporco, con un mobile archivio
arrugginito e i ritratti di Franco e Jos Antonio sulla parete scrostata. Attraverso il vetro sporco si
poteva vedere il traffico di carrer de Llria. Ma il signor Flix Ardvol non era l per perdere tempo.
Stava scrivendo il nome completo del dottor Eloi Montells, che si chiamava Ciurana di secondo
cognome, associato alla cattedra di Paleografia, anche lui in altri tempi studente alla Gregoriana, che lo
guardava molto male ogni volta che si recava dal professor Bosch per le sue faccende, in cui laltro non
poteva ficcare il naso per nulla al mondo.
E come lo definirebbe?
Catalanista. Comunista.
Il commissario emise un fischio e disse guarda, guarda, guarda... E come ci pu essere
sfuggito?
Il signor Ardvol non disse niente perch la domanda era retorica e non era prudente rispondere
che era sfuggito per pura inefficienza delle forze dellordine.
 il secondo professore che denuncia.  strano picchiettava con una matita sul tavolo, come
se volesse mandare un messaggio morse. Perch lei non  professore, vero? Per quale motivo lo fa?
Per ripulire il paesaggio. Per potermi muovere libero da sguardi indiscreti.
Per patriottismo. Viva Franco.
Ce ne furono altri. In tutto, tre o quattro. Tutti catalanisti e comunisti. Tutti allegarono invano
adesioni incondizionate al regime, ed esclamarono comunista io? A nulla servirono i vivafranco
proclamati davanti al commissario, perch la prigione Model era unistituzione che funzionava senza
sosta, dove venivano rinchiusi i degeneri che non avevano voluto accettare le generose offerte del
Generalissimo e persistevano nellerrore recidivo. Opportune dichiarazioni fecero il vuoto intorno al
professor Bosch, il quale non si accorgeva di niente e continuava a fornire informazioni a quelluomo
cos capace che lo ammirava tanto.
Poco dopo gli arresti dei professori, Flix Ardvol, per sicurezza, non si present nello studio
delluniversit, ma a casa del professor Bosch, cosa che fece enorme piacere a Carme Bosch.
Come stai, principessa?
La ragazza, che era sempre pi bella, rispondeva con un sorriso e abbassava lo sguardo, ogni
volta, di modo che quegli occhi erano diventati per Flix Ardvol uno dei misteri pi appassionanti che
doveva urgentemente sviscerare. Appassionanti quasi quanto un manoscritto autografo di Goethe senza
proprietario.
Oggi ti porto dellaltro lavoro, pagato ancora meglio disse entrando nello studio del professor
Bosch. Nonno Adri si dispose a stimare, certificare lautenticit, riscuotere e non chiedere mai ma
senti, Flix, dove diavolo prendi tutte queste cose. E come fai per. Eh?
Mentre osservava laltro tirar fuori le carte, nonno Adri ne approfitt per pulirsi i pince-nez.
Finch il manoscritto non era sul tavolo non iniziava la funzione.
Gotica corsiva di cancelleria disse il professor Bosch mettendosi gli occhiali e guardando con
ghiottoneria il manoscritto che laltro aveva appoggiato sulla scrivania. Lo prese in mano e lo rimir a
lungo da tutti i lati.
 incompleto osserv, rompendo il silenzio che durava troppo.
 del Quattordicesimo secolo?
S. Vedo che stai imparando.
A quel tempo, Flix Ardvol aveva gi creato una rete di ricerca di qualsiasi carta, papiro,
pergamena sciolta o rilegata in fascicolo esistente sugli scaffali normalmente disordinati e polverosi di
archivi, biblioteche, istituti culturali, comuni e parrocchie di molti luoghi dEuropa. Il giovane signor
Berenguer, una vera e propria furia, esemplare, passava le sue giornate visitando questi posti e facendo
una prima valutazione, che riferiva attraverso i gracchianti telefoni dellepoca. A seconda della
decisione, dava due soldi ai proprietari per il tesoro, se non poteva sottrarlo, e lo passava a Ardvol, che
ne faceva una stima in compagnia del professor Bosch. Ci guadagnavano tutti, compresa la memoria
delle cose. Ma era meglio che ne rimanessero tutti fuori. Tutti. In dieci anni aveva trovato molta
paccottiglia, moltissima. Ma ogni tanto gli capitava tra le mani una perla, come una copia delledizione
del 1876 de Laprs-midi dun faune con illustrazioni di Manet, allinterno della quale cerano dei
manoscritti dello stesso Mallarm, probabilmente le ultime cose da lui scritte, abbandonate nella
soffitta della misera biblioteca municipale di Valvins. Oppure tre pergamene complete e in buono stato
del corpus della cancelleria di Giovanni II, miracolosamente riscattate da un lotto di eredit di unasta a
Gteborg. Ogni anno scovava tre o quattro perle. E per le perle Ardvol lavorava giorno e notte. A
poco a poco, nella solitudine dellimmenso appartamento che aveva affittato allEixample, prese corpo
lidea di aprire un negozio di antiquariato dove sarebbe andato a finire tutto ci che non era
unautentica perla. Questa decisione lo port a prenderne unaltra: quella di accettare lotti di eredit con
altre cose che non fossero manoscritti. Vasi, bonghi, chippendale, portaombrelli, armi... qualsiasi cosa
che fosse stata fatta tanti anni prima e che non servisse praticamente a niente. Fu cos che a casa sua
entr il primo strumento musicale.
Passarono gli anni; il signor Ardvol, mio padre, continu a far visita al professor Bosch, mio
nonno, che feci ancora in tempo a conoscere quando ero molto piccolo. Carme, mia madre, comp
ventidue anni e un giorno il signor Flix Ardvol disse al suo collega ti voglio parlare di tua figlia.
Che le  successo? un po allarmato, il professor Bosch, togliendosi i pince-nez e guardando
il suo amico.
Voglio sposarla. Se non hai niente in contrario.
Il professor Bosch si alz e usc sconcertato nellingresso buio agitando in mano i pince-nez.
Qualche passo indietro, Ardvol lo osservava attentamente. Dopo qualche minuto di passeggiata
nervosa, si gir e guard Ardvol, senza accorgersi che aveva gli occhi marrone intenso: Quanti anni
hai?.
Quarantaquattro.
E Carme ne avr diciotto o diciannove al massimo.
Ventidue e mezzo. Tua figlia ha ventidue anni compiuti.
Sicuro?
Silenzio. Il professor Bosch si mise gli occhiali, come se dovesse esaminare let di sua figlia.
Guard Ardvol, apr la bocca, si tolse i pince-nez e, con lo sguardo sfocato, tra s e s disse, pieno di
ammirazione, come se stesse davanti a un papiro tolemaico, Carme ha ventidue anni...
Li ha compiuti qualche mese fa.
In quel momento si apr la porta di casa ed entr Carme, accompagnata da Lola Piccola. Guard
i due uomini l in silenzio, impalati in mezzo allingresso. Lola Piccola spar con il cesto della spesa e
Carme li guard di nuovo mentre si toglieva il cappotto.
 successo qualcosa? chiese.
...
.
...
Capitolo cinque.
...
.
...
Per molto tempo, nonostante il suo carattere scontroso, mio padre ha esercitato un grande
fascino su di me e io volevo farlo contento. Soprattutto, desideravo che mi ammirasse. Brusco, s;
irascibile, anche; e non mi amava. Ma io lo ammiravo. Probabilmente  per questo che faccio cos
fatica a parlarne. Per non giustificarlo. Per non condannarlo.
Una delle pochissime volte, se non lunica, che mio padre mi ha dato ragione mi ha detto va
bene, credo che tu abbia ragione  un ricordo che serbo come un tesoro in uno scrigno. Perch in
genere tutti noi avevamo sempre torto, su tutto. Capisco che mia madre osservasse la vita affacciata al
balcone. Ma io ero piccolo e volevo sempre stare in mezzo. E quando mio padre mi fissava degli
obiettivi impossibili, il pi delle volte mi trovava daccordo. Sebbene, almeno i principali, non li abbia
mai raggiunti. Non ho studiato Giurisprudenza; ho preso solo una laurea, in compenso ho passato la
vita sui libri. Non sono arrivato a collezionare dieci o dodici lingue con lintenzione di battere il record
di pater Levinski della Gregoriana: le ho imparate senza troppe difficolt e perch le volevo imparare.
E anche se ho dei debiti nei confronti di mio padre, non mi sono prodigato perch si sentisse orgoglioso
di me ovunque si trovi, che  da nessuna parte perch ho ereditato la sua mancanza di fede nella vita
eterna. Nemmeno i progetti di mia madre, sempre in secondo piano, si sono realizzati. Be, non 
andata proprio cos. Seppi solo pi tardi che mia madre aveva dei progetti per me, ma di nascosto da
mio padre.
Cio, ero un figlio unico osservato da due genitori ansiosi di vedere eccellere il bambino
intelligente. Questo pu essere il riassunto della mia infanzia: alti traguardi. Alti traguardi in tutto,
persino nel dover mangiare con la bocca chiusa, senza mettere i gomiti sul tavolo e senza interrompere
i discorsi dei grandi, tranne quando scoppiavo, perch cerano dei giorni in cui non ne potevo pi e n
Carson n Aquila Nera riuscivano a calmarmi. Per questo mi piaceva cogliere loccasione quando Lola
Piccola doveva andare a fare qualcosa al Barri Gtic per accompagnarla e aspettarla in negozio
guardandomi intorno con gli occhi sgranati.
Pi crescevo e pi mi attirava il negozio: mi incuteva una sorta di timore inquieto. A casa lo
chiamavamo il negozio per semplificare, ma pi che un negozio era un intero mondo in cui ti potevi
dimenticare della vita al di l delle sue pareti. Lingresso era su carrer de la Palla, davanti alla facciata
spoglia di una chiesa abbandonata dalla diocesi e dal comune. Quando la porta si apriva suonava un
campanellino, che sento ancora tintinnare, per avvertire Ceclia o il signor Berenguer. A partire da qui,
il resto era una festa per gli occhi e lolfatto. Per il tatto no, perch Adri non poteva toccare niente, tu
che hai sempre le mani dappertutto, povero te se tocchi qualcosa. Niente vuol dire niente, hai capito,
Adri? E siccome niente voleva dire niente, camminavo per gli stretti corridoi di passaggio con le mani
in tasca, guardando un angelo tarlato e policromo accanto al lavamano dorato di Maria Antonietta. E un
gong della dinastia Ming che valeva una fortuna e che Adri voleva far suonare almeno una volta prima
di morire.
A che serve questo?
Il signor Berenguer guard la daga giapponese, mi osserv e sorrise:  una daga Kaiken delle
bushi.
Adri rimase a bocca aperta. Il signor Berenguer guard verso langolo in cui Ceclia lucidava i
vasi di bronzo e, a bassa voce, piegandosi verso il bambino e facendogli sentire il suo alito pericoloso,
disse: Un pugnale che le donne guerriere giapponesi usano per suicidarsi. Lo fiss per vedere la sua
reazione. Non vedendolo colpito, luomo concluse in tono pi secco: Periodo Edo, Sedicesimo
secolo.
 ovvio che Adri fosse rimasto impressionato, ma a otto anni, come dovevo avere io allora,
sapevo gi nascondere le emozioni, come faceva mia madre quando mio padre si chiudeva nello studio
a osservare i manoscritti con la lente dingrandimento e nessuno a casa poteva gridare perch lui stava
leggendo nello studio e chiss a che ora uscir per la cena.
No. Finch non d segnali di vita non mettere la verdura sul fuoco.
E Lola Piccola tornava in cucina borbottando a questo qua gliela farei vedere io, tutta la casa
appresso alla sua lente dingrandimento. E se io ero accanto a quello l, lo sentivo leggere: A un
vassalh aragones. / Be sabetz lo vassalh qui es, / El a nom. NAmfos de Barbastre. / Ar aujatz, senher,
cal desastre / Li avenc per sa gilozia.
Che cos?
Il Castia-Gils, il castigo del geloso. Una novella.
 catalano antico?
No. Occitano.
Si assomigliano.
Molto.
Che vuol dire geloso?
Lha scritta Ramon Vidal de Besal. Tredicesimo secolo.
Accidenti,  antica. Che vuol dire geloso?
Foglio 132 del canzoniere provenzale di Karlsruhe. Ce n un altro alla Biblioteca Nazionale
di Parigi. Questo  mio.  tuo.
Adri lo prese come un invito e allung la mano. Mio padre la colp con uno schiaffo
dolorosissimo. Non si prese neanche la briga di dire gi le mani. Lo esaminava con la lente e si
chiedeva come mai la vita mi d tante soddisfazioni, in questi giorni.
Una daga giapponese per il suicidio femminile, riassunse Adri. E continu il periplo fino ai
vasi di ceramica. Lasci le incisioni e i manoscritti per dopo, perch ne aveva troppa soggezione.
Quando verrai ad aiutarci? C tanto lavoro qui...
Adri guard il negozio deserto e sorrise educatamente a Ceclia: Quando pap mi dar il
permesso.
Lei stava per dire qualcosa, ma ci ripens e rimase per qualche istante con la bocca aperta. Poi
le luccicarono gli occhi e disse su, dammi un bacio.
E io glielo dovetti dare perch non potevo mica fare una scena l in mezzo. Lanno prima ero
stato profondamente innamorato di lei, ma adesso mi cominciava a scocciare questa storia dei baci.
Seppure molto piccolo, stavo gi gloriosamente entrando nella fase di avversione profonda per gli
sbaciucchiamenti, come se avessi avuto dodici o tredici anni; sono sempre stato un bambino prodigio
per le cose secondarie. Dagli otto o nove anni che dovevo avere allora, questa febbre anti-baci mi 
durata fino a... be, sai gi fino a quando. O forse ancora non lo sai. A proposito, cosa intendevi con il
mi ero rifatta una vita che hai detto al venditore di enciclopedie?
Adri e Ceclia osservarono per un po la gente che passava per strada senza neanche accorgersi
della vetrina.
C sempre tanto da fare disse Ceclia, che mi aveva letto nel pensiero. Domani svuotiamo
un appartamento con una biblioteca: sar un caos.
Torn al suo bronzo. La puzza di Netol era penetrata nel cervello di Adri, che decise di mettere
un po di distanza tra s e il barattolo. Perch poi si dovranno suicidare, le donne giapponesi, pens.
Adesso penso di essere andato pochissime volte a rovistare tra gli scaffali del negozio. Si fa per
dire, rovistare. Mi dispiaceva soprattutto quando arrivavo allangolo degli strumenti musicali. Una
volta, gi pi grande, provai un violino, ma con la coda dellocchio incrociai lo sguardo muto del
signor Berenguer e giuro che mi presi paura. Non ci ho mai pi provato. Nel corso degli anni, ricordo
di aver visto, oltre ai flicorni, le tube e le trombe, una dozzina buona di violini, sei violoncelli, due
viole e tre spinette, oltre al gong della dinastia Ming, un tamburo etiope e una specie di immenso
serpente immobile che non emetteva alcun suono e che in seguito venni a sapere che era un serpentone.
Sono sicuro che doveva esserci un flusso di vendite e nuovi acquisti, perch gli strumenti variavano,
ma ricordo che il loro numero era sempre pi o meno fisso. Per un po di tempo sono venuti in negozio
alcuni violinisti del Liceu che cercavano di negoziare, generalmente con scarso successo, lacquisto di
qualche strumento. Mio padre non voleva clienti musicisti, sempre senza soldi; io voglio i collezionisti:
quelli che desiderano loggetto e che se non lo possono comprare lo rubano; sono questi i miei clienti.
Perch?
Perch pagano il prezzo che dico io e vanno via contenti. E prima o poi tornano con la lingua
di fuori per comprare altri oggetti.
Mio padre sapeva molte cose.
Il musicista vuole lo strumento per suonarlo. Quando ce lha, suona. Il collezionista lo vuole e
basta: pu avere dieci strumenti e ogni tanto ci passa sopra la mano. O gli occhi. Ed  felice. Il
collezionista non suona lo strumento: lo accarezza.
Mio padre era molto intelligente.
Un musicista collezionista? Un affarone; ma non ne conosco nessuno.
A quel punto, presa confidenza, Adri gli disse che Herr Romeu era noioso come un
pomeriggio di domenica, e lui mi guard in quel modo che perforava con gli occhi e che, a
sessantanni, mi fa ancora paura.
Che hai detto?
Ho detto che Herr Romeu...
No: noioso come cosa?
Non lo so.
S che lo sai.
Come un pomeriggio di domenica.
Ecco.
Mio padre aveva sempre ragione. Nel silenzio che fece seguire sembrava che si stesse mettendo
in tasca le mie parole per la sua collezione. Quando le ebbe ben collocate, riprese a parlare. Perch
noioso?
Mi fa passare tutto il santo giorno a studiare declinazioni e desinenze che ormai so a memoria
e a dire: questo formaggio di mucca  molto buono; dove lhai comprato? Oppure mi fa dire: io vivo a
Hannover e mi chiamo Kurt. Tu dove vivi? Ti piace Berlino?
E cosa vorresti poter dire?
Non lo so. Voglio leggere qualche storia divertente. Voglio leggere Karl May in tedesco.
Va bene, credo che tu abbia ragione.
Ripeto: va bene, credo che tu abbia ragione. E preciso ulteriormente:  stata lunica volta nella
vita che mi ha dato ragione. Se fossi feticista, avrei incorniciato la frase, il giorno e lora
dellavvenimento. E avrei fatto una foto in bianco e nero.
Il giorno dopo non feci lezione perch Herr Romeu era stato licenziato. Adri si sent molto
importante, come se il destino delle persone fosse nelle sue mani. Fu un marted di gloria. Quella volta
mi rallegrai del fatto che mio padre facesse rigare tutti dritto. Dovevo avere nove o dieci anni, ma il
senso della dignit molto alto. O piuttosto il senso del ridicolo. Adesso che guardava indietro, Adri
Ardvol si accorgeva che neanche da piccolo era stato un bambino piccolo. Si  beccato tutte le
precocit possibili, come gli altri si prendono raffreddori e infezioni. Mi faccio quasi pena. E dire che
non conoscevo particolari che adesso invece posso ricostruire, come ad esempio che mio padre, dopo
aver aperto il negozio in modo molto improvvisato, con una Ceclia che si allenava a pettinarsi e a farsi
bella, aveva ricevuto la visita di un cliente che voleva parlargli di una certa questione e mio padre lo
aveva fatto accomodare nello studio dove lo sconosciuto gli aveva detto signor Ardvol, non sono
venuto a comprare niente, e mio padre lo aveva guardato negli occhi e si era messo in guardia.
Mi pu dire perch  venuto, allora?
Per avvertirla che la sua vita  in pericolo.
Ah, s? Sorriso di mio padre. Sorriso un po seccato.
S.
E si pu sapere perch?
Pu sapere, ad esempio, che il professor Montells  uscito di prigione.
Non so di chi stia parlando.
E ci ha raccontato un po di cose.
Chi siete voi?
Diciamo che siamo molto arrabbiati con lei perch lo ha denunciato come catalanista e
comunista.
Io?
Lei.
Non sono una spia. Desidera qualcosaltro? disse alzandosi.
Lospite non si mosse dalla sedia. Si sedette ancora pi comodamente e, con unabilit insolita,
si arrotol una sigaretta. E laccese.
Qui nessuno pu fumare.
Io s. Lo indic con la mano che reggeva la sigaretta. E sappiamo che ha denunciato altre tre
persone. La salutano tutte, da casa o dal carcere. A partire da adesso faccia attenzione agli angoli delle
strade: sono pericolosi.
Spense la sigaretta sul legno della scrivania, come fosse un immenso portacenere, butt il fumo
in faccia al signor Ardvol, si alz e usc dallo studio. Flix Ardvol guard come bruciava un pezzo di
legno senza far niente per evitarlo. Come se fosse la sua penitenza.
La sera, a casa, forse per togliersi di dosso quella brutta sensazione, mio padre mi fece entrare
nello studio e, per premiarmi, soprattutto per premiarmi perch ero io a pretendere qualcosa dai
professori, ed  questo che deve fare mio figlio, mi mostr una pergamena piegata e scritta sui due lati,
che figura che era latto di fondazione del monastero di Sant Pere del Burgal, e mi disse guarda, figliolo
(io avrei voluto che dopo guarda, figliolo avesse aggiunto in cui ho riposto tutte le mie speranze
adesso che avevamo stabilito una forte alleanza), questo documento  stato scritto pi di mille anni fa e
adesso  nelle nostre mani... Ehi, ehi, fermo che lo reggo io. Bello, eh? Risale allepoca della
fondazione di questo monastero.
Dov?
Nel Pallars. Sai lurgell della sala da pranzo?
Quel monastero  Santa Maria de Gerri.
S, s. Burgal  ancora pi su. Una ventina di chilometri pi verso il freddo. Riferendosi alla
pergamena: Latto di fondazione di Sant Pere del Burgal. Labate Deligat aveva chiesto al conte
Raimondo di Tolosa un privilegio di immunit per un monastero cos piccolo ma che era sopravvissuto
centinaia danni. Mi emoziono a pensare che ho tanta storia tra le mani.
Io immaginavo quello che diceva mio padre e non feci fatica a pensare che pensava che era un
giorno troppo luminoso, troppo primaverile per essere Natale. Avevano appena seppellito il
reverendissimo padre priore dom Josep de Sant Bartomeu nel minuscolo e umile cimitero di Sant Pere
e, per contrasto, la vita che in primavera prorompeva sullerba umida e tenera in mille germogli colorati
adesso era smorzata dal ghiaccio. Avevano appena seppellito il padre priore e con lui ogni possibilit
che il monastero tenesse aperte le sue porte. Prima, quando nevicava ancora in abbondanza, Sant Pere
del Burgal era stata unabbazia esente. Dai tempi lontani dellabate Deligat era passata per diverse fasi,
aveva vissuto momenti di grande vitalit, con una trentina di monaci che contemplavano il magnifico
panorama plasmato giorno dopo giorno dalle acque della Noguera, con il bosco di Poses sullo sfondo,
lodando il Signore e rendendogli grazie per la sua opera e maledicendo il Demonio per il freddo che
devastava i corpi e faceva rattrappire le anime dellintera comunit; e momenti di penuria, senza grano
per il mulino, con appena sei o sette monaci vecchi e malati che svolgevano sempre tutti i lavori che
svolge un monaco dal momento in cui entra nel monastero fino a quando  trasportato al cimitero,
come quel giorno facevano con il padre priore. Ma adesso rimaneva un solo sopravvissuto di tanta
memoria.
Un responsorio breve, fiacco, una benedizione affrettata e triste dellumile bara, e lofficiante
improvvisato, frate Juli de Sau, fece il segno della croce ai cinque contadini di Escal saliti per offrire
aiuto al monastero in quella triste circostanza. Non cera ancora traccia dei fratelli che dovevano venire
dallabbazia di Santa Maria de Gerri a confermare la chiusura del luogo sacro. Sarebbero arrivati tardi,
come al solito quando cera bisogno di loro.
Frate Juli de Sau entr nel piccolo monastero di Sant Pere. Si addentr nella chiesa. Con le
lacrime agli occhi, us martello e scalpello per aprire la pietra dellaltare maggiore e portar via la
piccolissima lipsanoteca di legno che custodiva le reliquie dei santi. Avvert un certo timore perch per
la prima volta nella vita era solo. Solo. Nessun altro fratello. I suoi passi riecheggiavano nello stretto
corridoio. Diede unocchiata al piccolo refettorio. Una delle panche toccava il muro, scrostando
lintonaco sporco. Non si preoccup neanche di scansarla. Gli cadde una lacrima e usc per recarsi nella
sua cella. Da l contempl il paesaggio tanto amato che conosceva a memoria, albero per albero. Sul
giaciglio, la Cassetta Sacra che custodiva latto di fondazione del monastero e che adesso doveva
accogliere anche la lipsanoteca con il ricordo dei santi ignoti che li avevano accompagnati per secoli di
messa e di canti quotidiani. E poi il calice e la patena comunitari. E le due uniche chiavi di Sant Pere
del Burgal: quella della chiesetta e quella delledificio dove vivevano i monaci. Tanti anni di lodi al
Signore ridotti in una robusta cassa di legno di ginepro che da quel momento diventava lunico
testimone della storia del monastero chiuso. A unestremit del pagliericcio, il fazzoletto del fagotto
con due tele, una specie di sciarpa rudimentale e il libro delle ore. E il sacchetto con le pigne di acero e
dabete che gli ricordavano laltra vita, vecchia e non rimpianta, quando si chiamava fra Miquel e
professava nellordine domenicano; quando, nel palazzo di sua eccellenza, la moglie del Guercio di
Salt lo aveva fermato vicino alle cucine e gli aveva detto tenete, fra Miquel, semi di pini e dabete e pigne di acero.
E cosa me ne faccio?
Non ho altro da offrirvi.
E perch mi devi offrire qualcosa? impaziente, fra Miquel.
La donna chin il capo e, a voce bassa, quasi inaudibile, disse sua eccellenza mi ha violentata e
io mi voglio ammazzare perch non lo venga mai a sapere mio marito, altrimenti sar lui ad ammazzare me.
Turbato, fra Miquel dovette entrare nel corridoio e sedersi sulla panca di bosso.
Che dici? chiese alla donna, che laveva seguito e stava in piedi davanti a lui.
La donna non aggiunse altro perch aveva gi detto tutto.
Non ci credo, schifosa bugiarda. Tu vuoi solo...
Quando mi sar impiccata a una trave tarlata crederete alle mie parole? Adesso lo guardava
con due occhi che facevano paura.
Ma figliola...
Voglio confessare il mio peccato perch ho intenzione di uccidermi.
Non sono sacerdote.
Per potete... Io non posso far altro che morire. E poich non  colpa mia credo che Dio mi perdoner. Non  vero, fra Miquel?
Il suicidio  peccato. Vai via di qua. Via!
Dove volete che vada una donna sola? Eh?
In quel momento fra Miquel avrebbe voluto essere lontano da l, dove finisce il mondo,
nonostante i pericoli presenti ai limiti selvaggi delluniverso.
Nella cella di Sant Pere del Burgal, frate Juli guard la mano tesa con i semi che gli aveva dato
la donna disperata a cui non aveva saputo dare conforto. Il giorno dopo lavevano trovata appesa a una
trave tarlata del fienile grande. Si era impiccata con il rosario di quindici misteri con cui si stringeva
labito sua eccellenza e che due giorni prima aveva perso. Per ordine di sua eccellenza, fu negata alla
suicida sepoltura in luogo sacro e il Guercio di Salt fu espulso dal palazzo per aver permesso che sua
moglie commettesse un atto che oltraggiava il cielo. Laveva trovata allalba lo stesso Guercio di Salt,
che aveva cercato di rompere il rosario con la folle speranza che la Guercia respirasse ancora. Quando
fra Miquel lo venne a sapere, pianse amaramente, preg, malgrado le indicazioni del superiore, per la
salvezza dellanima di quella sventurata e giur davanti al Signore che non avrebbe mai perso quei
semi e quelle pigne di abete che gli avrebbero ricordato per sempre il suo vile silenzio. Li osserv
ancora, ventanni dopo, nella mano aperta, ora che la sua vita sarebbe cambiata facendone un monaco
di Santa Maria de Gerri. Mise i semi nella tasca del suo abito benedettino. Guard fuori dalla finestra.
Forse erano gi vicini, ma lui non era pi in grado di distinguere i movimenti in lontananza. Annod
come pot il fagotto. Quella notte nessun monaco avrebbe pi dormito nel monastero del Burgal.
Tenendo stretta la Cassetta Sacra, entr in tutte le celle, nella cella di fra Marcel, in quella di fra
Mart, nella cella di frate Adri, in quelle di padre Ramon, di padre Basili, di padre Josep de Sant
Bartomeu, e nella sua umile cella, alla fine dello stretto corridoio, la cella pi vicina al minuscolo
chiostro e alla porta del monastero, di cui gli era stata affidata la sorveglianza praticamente sin dal suo
arrivo. Si avvicin poi al lavatoio, alla modesta sala capitolare, alla cucina e di nuovo al refettorio,
dove la panca si mangiava ancora lintonaco della parete. Poi usc nel chiostro e non pot evitare che
sgorgasse la tristezza, unesplosione di pianto profondo, perch non sapeva accettare che quella fosse la
volont di Dio. Per calmarsi, per dire definitivamente addio a tanti anni di vita benedettina, entr nella
cappella monastica. Si inginocchi davanti allaltare, stringendo sempre a s la Cassetta Sacra. Guard
per lultima volta nella vita i dipinti dellabside. I profeti e gli arcangeli. San Pietro e san Paolo, san
Giovanni e gli altri apostoli con la Vergine Maria, che lodavano, insieme agli arcangeli, il severo Cristo
Pantocratore. E si sent in colpa, in colpa per lestinzione del piccolo monastero di Sant Pere del
Burgal. Allora con la mano libera si batt il petto e disse confiteor, Domine. Confiteor, mea culpa.
Lasci la Cassetta Sacra a terra e si inchin fino a baciare il pavimento che tante generazioni di monaci
avevano calpestato in lode a Dio onnipotente che lo guardava impassibile.
Si rialz, recuper la Cassetta Sacra, contempl ancora una volta i dipinti sacri e indietreggi di
schiena fino alla porta. Una volta fuori dalla chiesetta, chiuse i battenti con un gesto secco, gir la
chiave nella serratura e la ripose nella Cassetta Sacra. Quei dipinti tanto amati sulle pareti della chiesa
non sarebbero pi stati visti da occhio umano finch Jachiam di Pardc non avesse aperto la porta
della chiesa spingendo semplicemente un battente tarlato e marcio con la mano aperta, quasi trecento anni dopo.
Frate Juli de Sau pens allora al giorno in cui i suoi piedi, desiderosi e stanchi, ancora pieni di
paura, erano giunti davanti alla porta di Sant Pere a cui lui aveva bussato in cerca di rifugio. A quel
tempo quindici monaci vivevano intra muros monasterii. Dio mio, Signore della Gloria, come
rimpiangeva, pur non avendo diritto a sentire nostalgia di un tempo che non aveva mai conosciuto, quei
giorni in cui cera un lavoro per ogni monaco e un monaco per ogni lavoro. Quando aveva bussato a
quella porta implorando di entrare, erano anni che aveva abbandonato la sicurezza e si era inoltrato nel
regno della paura, dove vive il fuggitivo. Ancor pi se ha il sospetto di sbagliare, perch Ges ci ha
parlato di amore e di bont e io non osservavo il comandamento. Eppure s che osservava il
comandamento, perch padre Nicolau Eimeric, linquisitore generale, era il suo superiore e tutto
avveniva in nome di Dio e per il bene della Chiesa e della vera fede, e io non potevo, non potevo,
perch Ges era lontano; ma chi siete voi, fra Miquel, sciocco frate laico, per chiedervi dov Ges?
Dio Nostro Signore  nellobbedienza cieca, senza condizioni. Dio  con me, fra Miquel. E chi non 
con me  contro di me. Guardatemi negli occhi quando vi parlo! Chi non  con me  contro di me. E fra
Miquel aveva preferito fuggire, aveva preferito lincertezza, e forse linferno, alla salvezza con la
coscienza sporca. Fu cos che era fuggito, si era tolto labito domenicano ed era entrato nel regno della
paura, aveva viaggiato in Terra Santa per farsi perdonare tutti i peccati, come se in questo o nellaltro
mondo fosse possibile il perdono. Se pure erano stati dei peccati. Vestito da pellegrino, aveva visto
molte disgrazie, si era prostrato spinto dal pentimento, aveva fatto promesse difficili da mantenere, ma
non aveva trovato la pace perch se disubbidisci alla voce della salvezza la tua anima non avr mai riposo.
Vuoi star fermo con quelle mani?
Ma pap... Voglio solo toccare la pergamena. Hai detto che era anche mia.
Con questo dito. Ma stai attento.
Adri avvicin una mano timida, col dito teso, e tocc la pergamena. Gli sembr di essere
dentro al monastero.
Basta cos, la puoi macchiare.
Un altro po, pap.
Non sai cosa vuol dire basta? grid mio padre.
E io ritirai la mano come se avessi preso la scossa dalla pergamena, per cui, quando lex frate
era tornato dal periplo in Terra Santa con lanima invecchiata, il corpo scarno e scuro in viso, lo
sguardo indurito come il diamante, sentiva ancora dentro di s linferno. Non aveva osato avvicinarsi a
casa dei genitori, ammesso che fossero vivi; aveva cominciato a girare per le strade vestito da
pellegrino, chiedendo lelemosina e spendendola nelle locande bevendo gli intrugli pi velenosi che
trovava, come se avesse fretta di sparire e di non dover ricordare i ricordi. Ricadde anche,
ossessivamente, nei peccati della carne, in cerca delloblio e della redenzione che la penitenza non gli
aveva procurato. Era una vera anima in pena. Il sorriso bonario di frate Juli di Carcassona, portinaio
dellabbazia benedettina della Grassa, dove aveva chiesto ricovero in una freddissima notte dinverno,
gli aveva illuminato improvvisamente e inaspettatamente il cammino. La notte di riposo si era
trasformata in dieci giorni di preghiera nella chiesa abbaziale, inginocchiato accanto al muro pi
distante dagli stalli della comunit. A Santa Maria de la Grassa aveva sentito parlare per la prima volta
del Burgal, un cenobio situato cos lontano da tutto che, si diceva, la pioggia vi arrivava talmente stanca
da non riuscire quasi pi a bagnare la pelle. Aveva serbato dentro di s il sorriso di frate Juli, che
poteva essere di felicit, come un tesoro segreto e profondo, e si era messo in cammino prima verso
labbazia di Santa Maria de Gerri, come gli era stato consigliato dai monaci della Grassa. Con ci che
aveva indosso, la sacca piena di vivande della carit e il sorriso segreto e felice, aveva intrapreso il
viaggio verso le montagne innevate tutto lanno, verso il mondo del silenzio perpetuo, dove forse, con
un po di fortuna, avrebbe potuto trovare la redenzione. Aveva oltrepassato valli, attraversato passi,
calpestato con i sandali distrutti lacqua gelida dei fiumi appena nati dalla neve. Quando aveva
raggiunto labbazia di Santa Maria de Gerri gli avevano confermato che il priorato di Sant Pere del
Burgal era cos fuori mano e isolato che non si sapeva con sicurezza se i pensieri ci arrivassero interi. E
ci che decider di te il padre priore di l  gli avevano assicurato  sar ben accetto dal padre abate di qua.
E cos, dopo settimane di viaggio, invecchiato, sebbene non avesse ancora quarantanni, aveva
bussato forte alla porta del monastero di Sant Pere. Era un crepuscolo freddo e buio, i monaci avevano
terminato la preghiera dei vespri e si accingevano a cenare, ammesso che un piatto dacqua calda si
possa chiamare cena. Lo avevano ospitato, gli avevano chiesto che cosa voleva e lui aveva implorato
lingresso in quella piccola comunit; non aveva detto loro del suo dolore, ma aveva parlato del
desiderio di servire Santa Madre Chiesa con un lavoro umile e anonimo, come frate laico, come
lultimo della casa, attento solo allo sguardo di Dio Nostro Signore. Padre Josep de Sant Bartomeu, che
era gi il priore, lo aveva guardato negli occhi e aveva intuito il segreto della sua anima. Trenta giorni
con le rispettive notti lo avevano tenuto alla porta del monastero, in una precaria capanna. Ma ci che
lui chiedeva era il rifugio che offriva labito, il riparo del vivere secondo la santa regola benedettina che
trasforma le persone e concede la pace interiore a chi la pratica. Ventinove volte aveva implorato di
essere accettato come monaco e ventinove volte il padre priore, guardandolo negli occhi, glielo aveva
negato. Finch un venerd piovoso e felice aveva implorato per la trentesima volta lingresso.
Non toccare, accidenti, gi le mani!
Lalleanza tra me e mio padre traballava, se non si era ancora gi spezzata.
Ma io volevo solo...
Nessun ma. Vuoi un ceffone? Eh? Vuoi un ceffone?
Era passato molto tempo da quel venerd. Era entrato nel monastero del Burgal come postulante
e dopo tre inverni gelati professava come frate laico. Come professo, aveva scelto il nome di Juli in
ricordo di un sorriso che laveva trasformato. Aveva imparato a dare pace alla sua anima, a rasserenare
lo spirito e ad amare la vita. Sebbene spesso gli uomini del duca di Cardona o quelli del conte Hug
Roger passassero per la valle e distruggessero ci che non apparteneva loro, nel monastero inerpicato
sul monte Dio e la sua pace erano pi vicini. Con tenacia, si era avviato sulla strada per raggiungere i
confini della saggezza. Non aveva visto arrivare la felicit, ma aveva raggiunto una totale serenit che a
poco a poco lo aveva portato allequilibrio e aveva imparato a sorridere in quel modo. Pi di un
monaco si era convinto che lumile frate Juli fosse sulla strada della santit.
Il sole alto cercava inutilmente di dar calore. I fratelli di Santa Maria de Gerri non erano ancora
arrivati; dovevano aver passato la notte al Soler. Malgrado il timido sole, al Burgal faceva tutto il
freddo del mondo. I contadini di Escal se nerano andati ormai da qualche ora con gli occhi tristi e
senza chiedere compensi. Chiuse la porta con la grande chiave che in tutti quegli anni, come frate
portinaio, non aveva mai abbandonato e che adesso doveva consegnare allabbazia. Non sum dignus,
ripeteva, stringendo la chiave che riassumeva il mezzo millennio dininterrotta vita monastica del
Burgal. Rimase fuori, solo, seduto sotto il noce, la Cassetta Sacra tra le mani, in attesa dei fratelli di
Gerri. Non sum dignus. E se vogliono passare la notte al monastero? Poich la regola di san Benedetto
ordina tassativamente che nessun monaco viva solo in un cenobio, quando il padre priore si era
ammalato aveva mandato ad avvertire labbazia di Gerri perch prendesse disposizioni. Gi da diciotto
mesi lui e il padre priore erano gli unici monaci del Burgal. Il padre diceva la messa e lui lascoltava
con devozione, entrambi assistevano allufficio delle ore, ma non le cantavano perch il cinguettio dei
passeri era pi forte delle loro voci flebili e stonate. Il giorno prima, a met pomeriggio, quando il
venerato padre priore era morto, dopo due giorni di febbre alta, si era trovato di nuovo solo nella vita.
Non sum dignus.
Qualcuno saliva per il ripido sentiero di Escal, giacch quello di Estaron era impraticabile
dinverno. Finalmente. Si alz, si scroll labito e scese di qualche passo sul sentiero, tenendo stretta la
Cassetta Sacra. Si ferm: forse doveva aprire le porte in segno di ospitalit? Lui, a parte le istruzioni
ricevute dal padre priore sul letto di morte, non sapeva come si faceva a dichiarare chiuso un cenobio
con tanti anni di storia. I fratelli di Gerri salivano lentamente, con aria stanca. Tre monaci. Si volt con
le lacrime agli occhi per dire addio al monastero e cominci a scendere per risparmiare ai suoi fratelli
lultimo tratto di salita. Ventun anni al Burgal, lontano dai ricordi, morivano con quel gesto. Addio,
Sant Pere, addio gole e scrosciare allegro dacqua fredda. Addio montagne ghiacciate che mi avete
portato la serenit. Addio, fratelli di chiostro e secoli di canti e preghiere.
La pace sia con voi, fratelli, nel giorno della Nativit del Signore.
La pace del Signore sia anche con voi.
Labbiamo gi seppellito.
Uno dei frati si spinse indietro il cappuccio. Una fronte nobile, probabilmente di un padre
professo, forse leconomo o il maestro dei novizi, gli sorrise con un sorriso simile a quello di un altro
remoto frate Juli. Sotto il mantello non indossava labito, ma una cotta di maglia da cavaliere. I suoi
accompagnatori erano fra Mateu e fra Maur di Gerri.
Chi  il morto? chiese il cavaliere.
Il padre priore. Il defunto  il padre priore. Non vi hanno avvisato che...
Come si chiama? Come si chiamava?
Josep de Sant Bartomeu.
Lodato sia il Signore. Cos voi siete fra Miquel de Susqueda.
Frate Juli, mi chiamo. Sono frate Juli.
Fra Miquel. Il domenicano eretico.
La cena  pronta.
Lola Piccola si era affacciata nello studio. Mio padre rispose con un gesto noncurante e
silenzioso continuando a leggere a voce alta gli articoli, incomprensibili a una prima lettura, dellatto di
fondazione. Come fosse una risposta al richiamo di Lola Piccola: Adesso leggi il resto.
Ma  una scrittura molto strana...
Leggi fece mio padre, impaziente e deluso di avere un figlio che era una frana. Adri si mise
a leggere, in buon latino medievale, le parole dellabate Deligat, senza capirle del tutto e continuando a
sognare laltra sua storia.
Be... Il nome di fra Miquel appartiene a unaltra mia vita. E lordine di san Domenico 
ormai lontano dalla mia mente. Sono un uomo nuovo, diverso. Lo guard negli occhi, come faceva il
padre priore. Cosa volete, fratello?
Luomo dalla fronte nobile si lasci cadere in ginocchio a terra e ringrazi Dio con una
preghiera breve e silenziosa, segnandosi con devozione; anche i tre monaci si segnarono, con rispetto.
Luomo si alz.
Ci ho messo molti anni a trovarvi. Un santo frate inquisitore mi ha ordinato di eseguire la
vostra condanna a morte per eresia.
Vi state confondendo.
Signori, fratelli disse uno degli altri due monaci, forse fra Mateu, molto spaventato. Siamo
venuti a prendere la chiave del Burgal e la Cassetta Sacra del monastero e ad accompagnare frate Juli
fino a Gerri.
Frate Juli, come se solo allora se ne fosse ricordato, gli pass la Cassetta Sacra che stringeva
ancora tra le mani.
Non ci sar bisogno di accompagnarlo disse secco il cavaliere dalla fronte nobile. E a frate
Juli: Non mi confondo:  imperativo che sappiate chi vi condanna.
Mi chiamo Juli de Sau e, come potete vedere, sono monaco benedettino.
Fra Nicolau Eimeric vi condanna. Mi ha ordinato di pronunciare il suo nome davanti a voi.
Vi confondete.
Fra Nicolau  morto ormai da tempo. Ma io sono ancora vivo e potr finalmente concedere
riposo alla mia anima tormentata. In nome di Dio.
Davanti agli occhi inorriditi dei due monaci di Gerri, lultimo monaco del Burgal, un uomo
nuovo, diverso, che con anni di sforzo aveva raggiunto la serenit spirituale, ebbe solo il tempo di
veder luccicare la daga prima che gli affondasse nel petto alla luce sempre pi incerta del flebile sole di
quella giornata invernale. Dovette ingoiare il vecchio rancore in un sorso. Poi, rispettando lordine
sacro, il nobile cavaliere, con la stessa daga, gli tagli la lingua e la mise in una scatoletta davorio che
si tinse di rosso. E con voce forte e decisa, mentre puliva il ferro con foglie secche di noce, si rivolse ai
due monaci atterriti: Questuomo non ha diritto a terra sacra.
Si guard intorno. Freddamente. Indic laia esterna al chiostro.
L. E senza croce.  la volont del Signore.
Vedendo che i due monaci rimanevano immobili, impietriti dal terrore, luomo dalla fronte
nobile gli si piazz davanti, calpestando il corpo inerte di frate Juli, e grid con disprezzo: Seppellite
questa carogna!.
Mio padre, dopo aver letto la firma del documento dellabate Deligat, lo pieg con cura e disse
toccare una pergamena come questa ti fa immaginare lepoca. Non credi?
Io, di conseguenza, toccai la pergamena, adesso con le cinque dita ansiose. Lo scappellotto che
mi moll mio padre fu doloroso e molto umiliante. Mentre io lottavo per non far uscire le lacrime, mio
padre, indifferente, scans la lente e chiuse il manoscritto nella cassaforte.
Su, a cena disse, invece di siglare un patto con un figlio che sapeva leggere il latino
medievale. Prima di arrivare in sala da pranzo mi ero gi dovuto asciugare due lacrime furtive.
...
.
...
Capitolo sei.
...
.
...
Nascere in quella famiglia fu un errore imperdonabile, s. E non erano ancora successe cose grosse.
A me, invece, Herr Romeu piaceva.
Credendo che dormissi, stavano alzando un po troppo la voce.
Tu non sai quello che dici.
Certo. Sono uninutile. Una bestia da lavoro!
Sono io che mi sacrifico per Adri!
E io che faccio, allora? Voce ironica, ferita, di mia madre; poi, abbassando il tono: E vedi di
non gridare.
Sei tu che gridi!
Io non mi sacrifico per il bambino? Eh?
Silenzio denso, solido. I neuroni di mio padre che riflettendo facevano rumore. S, anche tu,
certo.
Ah, grazie per averlo riconosciuto.
Ma questo non vuol dire che tu abbia ragione.
Presi lo sceriffo Carson perch intuivo che avrei avuto bisogno di un certo aiuto psicologico.
Chiamai anche Aquila Nera, per ogni evenienza. Poi, cercando di non farmi sentire, aprii la porta della
mia stanza e la lasciai accostata. Non era certo il caso di fare una pericolosa escursione in cucina a
prendere un bicchier dacqua. Adesso li sentivo molto meglio. Aquila Nera si congratul con me per
lidea. Lo sceriffo Carson taceva e masticava qualcosa che io credevo fosse una gomma americana ma
che invece era tabacco.
Va bene, va bene, facciamogli continuare il violino.
Sembra che mi faccia chiss che concessione.
Ma no, che dici?
Va bene, va bene, facciamogli continuare il violino. Riconosco che mia madre esager con
limitazione, molto. Ma mi piacque.
Be, se devi fare cos, via il violino e che si dedichi a cose serie.
Se gli togli il violino, mi sentirai.
Non mi minacciare.
Neanche tu.
Silenzio. Carson sput e io lo rimproverai con un gesto muto.
Il bambino deve studiare cose serie.
E quali sono le cose serie?
Latino, greco, storia, tedesco e francese. Per iniziare.
Flix, il bambino ha solo undici anni!
Undici anni. Prima credo di aver detto otto o nove; il tempo scivola via anche su queste pagine.
Per fortuna che mia madre teneva il conto. Sai che c? Non ho molto tempo n voglia di correggere
tutto questo; scrivo in fretta, come quando ero giovane, che tutto quello che scrivevo lo scrivevo in
fretta. Ma la fretta di adesso  molto diversa. E non vuol dire che scriva di fretta. Mia madre ripet: Il
bambino ha undici anni e fa gi francese a scuola.
Jai perdu la plume dans le jardin de ma tante non  francese.
Che cos? Ebraico?
Deve poter leggere Racine.
Oh, mio Dio.
Dio non esiste. E potrebbe andare molto meglio in latino. In-somma, sta studiando dai gesuiti,
accidenti!
Questo mi riguardava gi pi direttamente. N Aquila Nera n lo sceriffo Carson fiatarono.
Loro non erano mai andati dai gesuiti di carrer de Casp. Io non sapevo se era una cosa buona o no. Ma,
secondo mio padre, non insegnavano bene il latino. Aveva ragione: eravamo alla seconda declinazione
ed era una noia mortale, perch gli altri bambini non capivano il concetto di genitivo o di dativo.
Adesso lo vuoi togliere da l?
Che ne pensi del Liceo Francese?
No. Nostro figlio rimane a Casp.  un bambino, Flix! Non lo possiamo spostare
continuamente come se fosse il bestiame di tuo fratello.
Va bene, come non detto. Alla fine si fa sempre quello che dici tu ment mio padre.
E lo sport?
Questo non  un problema. I gesuiti hanno molti cortili, no?
E la musica.
Va bene, va bene. Ma le priorit sono le priorit. Adri sar un grande studioso e punto.
Trover un sostituto di Casals.
Che era il sostituto di Herr Romeu che in cinque penose lezioni si era anche lui arenato in
spiegazioni vaghe sulla complicatissima sintassi del tedesco e da qui non veniva fuori.
Non ce n bisogno. Lascialo respirare.
Due giorni dopo, nello studio, con mia madre seduta sul divano dietro al quale io avevo stabilito
la mia base di spionaggio, mio padre mi fece avvicinare alla sua sedia e mi tenne l in piedi
spiegandomi nei dettagli quale sarebbe stato il mio futuro e ascoltami bene perch non ho intenzione di
ripeterlo: disse che io ero un bambino svelto, che bisognava approfittare della mia capacit intellettuale,
e che se gli einstein di scuola non si rendevano conto delle mie capacit, glielo avrebbe dovuto spiegare
lui di persona.
Mi stupisco che non fossi pi insopportabile mi hai detto tu un giorno.
Perch? Perch mi dicevano che ero intelligente? Sapevo gi di esserlo. Come puoi sapere di
essere alto, o grosso, o di avere i capelli neri. Non mi ha mai fatto n caldo n freddo. Come non me ne
hanno fatto le messe o le prediche religiose che dovevo sopportare con santa pazienza e che invece
facevano effetto su Bernat. Mi sembra di non avere ancora parlato di Bernat. A quel punto mio padre se
ne venne fuori con una mossa inattesa: E adesso cominceremo sul serio le lezioni private di tedesco
con un professore vero. Basta con i vari Romeu, Casals e compagnia bella.
Ma io...
E ripetizioni di francese.
Pap, io in realt vorrei...
Tu non vuoi niente. E ti avverto mi punt il dito contro, come fosse una pistola: Prima o poi
imparerai laramaico.
Guardai mia madre in cerca di complicit, ma lei teneva gli occhi bassi, sembrava le
interessassero le mattonelle. Mi dovetti difendere da solo e gridai: Io non voglio sapere laramaico!
anche se non era vero. Ma mi vedevo sommerso da una valanga di lavoro.
Certo che vuoi a voce bassa, fredda, implacabile.
No.
Non discutere con me.
Non voglio sapere laramaico. Non voglio sapere niente!
Mio padre si port la mano alla fronte, come se avesse uninsopportabile emicrania e,
guardando la scrivania, a voce bassissima disse guarda come mi sto sacrificando per te perch tu sia lo
studente pi brillante di tutti i tempi a Barcellona, e tu come mi ringrazi? Gridando esageratamente:
Con un non voglio sapere laramaico?. E adesso urlando: Eh?.
Io voglio imparare...
Silenzio. Mia madre sollev la testa, speranzosa. Carson, in tasca, si agit incuriosito. Io non
sapevo che cosa volessi imparare. Sapevo solo di non volere che mettessero troppo presto una pietra
sulla mia testa. Ci fu qualche angosciante secondo di riflessione: alla fine, dovetti improvvisare: ... s,
voglio diventare medico.
Silenzio. Sguardi sconcertati tra i miei genitori.
Medico?
Per qualche secondo mio padre visualizz il mio futuro come medico. Anche mia madre, credo.
Io, che mi sento svenire al solo pensiero del sangue, pensai che lavevo detta grossa. Dopo un istante di
indecisione, mio padre avvicin la sedia alla scrivania, disposto a riprendere la sua lettura.
Assolutamente no: n medico n infermiera. Tu sarai un grande umanista e basta.
Pap.
Su, figlio, che ho molto lavoro. Vai a fare un po di rumore con il tuo violino.
E mia madre continuava a guardare a terra, ancora interessata alle mattonelle colorate di casa.
Traditrice.
Avvocato, medico, architetto, chimico, ingegnere civile, dentista, avvocato, ingegnere
industriale, ingegnere ottico, farmacista, avvocato, fabbricante, ingegnere tessile o banchiere erano le
professioni prevedibili per tutti i genitori di tutti i figli.
Hai detto molte volte avvocato.
Giurisprudenza era lunica facolt che si poteva fare venendo dallindirizzo di lettere. I
bambini invece volevano studiare per essere carbonaio, pittore, falegname, lampionaio, muratore,
aviatore, pastore, calciatore, guardia notturna, alpinista, giardiniere, macchinista, paracadutista,
conducente di tram, pompiere e papa.
Ma nessun padre aveva mai detto figlio mio, tu da grande sarai un grande umanista.
Mai. A casa eravamo molto strani. Anche a casa tua erano un po cos.
Be... s... mi dicesti tu, come se stessi confessando un difetto imperdonabile e non volessi
entrare nei particolari.
Passavano i giorni e mia madre taceva, come se stesse aspettando, rannicchiata, il suo turno.
Quindi ripresi le lezioni di tedesco, adesso con un terzo insegnante, Herr Oliveres, un giovane che
lavorava dai gesuiti ma che doveva arrotondare lo stipendio. Herr Oliveres faceva lezione ai pi grandi,
ma lo avevo conosciuto subito perch si offriva sempre, immagino per quattro soldi, per sorvegliare il
gioved pomeriggio gli studenti puniti per essere arrivati tardi, e passava tutto il tempo della nostra
punizione a leggere un libro. Aveva un metodo solido per linsegnamento della lingua.
Eins.
Ains.
Zwei.
Svai.
Drei.
Drai.
Vier.
Fia.
Fnf.
Funf.
Nein: fnf.
Finf.
Nein: fnf.
Fnf.
Sehr gut!
In poche lezioni, dimenticando il tempo perso con Herr Romeu e Herr Casals, riuscii a svelare
lenigma che mi apriva la conoscenza del tedesco. Mi appassionarono subito due aspetti di questa
lingua: il lessico non romanzo, quindi completamente nuovo per me e, soprattutto, il fatto che fosse una
lingua con declinazioni, come il latino, e Herr Oliveres, meravigliato, non se ne capacitava. Gli chiesi
molto presto dei compiti di sintassi e quelluomo pens di avere le visioni; mi ha sempre interessato
entrare nelle lingue dal nucleo duro della loro natura. Chiedere che ora  si pu fare con quattro
smorfie. E poi s, mi piaceva imparare unaltra lingua.
Come vanno le lezioni di tedesco? mi chiese impaziente mio padre dopo la prima lezione
dellera Oliveres.
Aaaalso, eigentlich gut dissi con fare distaccato. Con la coda dellocchio, senza vederlo, mi
accorsi che lui sorrideva e mi sentii soddisfatto di me stesso perch credo che, pur non riconoscendolo,
a quellet morivo dalla voglia di meravigliare mio padre.
Cosa che non sei riuscito a fare quasi mai.
Non ne ho avuto il tempo.
Herr Oliveres si rivel un uomo colto, timido, che parlava a bassa voce, sempre mal rasato, che
scriveva poesie di nascosto e fumava tabacco puzzolente, ma che spiegava la lingua addentrandosi
nelle sue viscere. E che alla seconda lezione mi introdusse gi agli schwache Verben. E alla quinta mi
pass con cautela, come se mi mostrasse una foto sporcacciona, uno degli Hymnen di Hlderlin. Mio
padre volle che Herr Oliveres mi facesse un esame di francese per verificare se avevo bisogno di
ripetizioni, e dopo lesame Monsieur Oliveres disse a mio padre che non avevo affatto bisogno di
ripetizioni di francese perch seguivo molto bene quello che ci insegnavano a scuola, e quindi,
quellora ballerina... Sa linglese, Mister Oliveres?
S, per molte ragioni fu un errore nascere in quella famiglia. Mi dispiaceva che mio padre di me
sapesse solo che ero suo figlio. Non si era ancora reso conto che ero un bambino. E mia madre l a
guardare le mattonelle, senza accorgersi della partita che disputavano padre e figlio. O almeno questo
credevo.
Per fortuna avevo Carson e Aquila Nera. Loro mi davano quasi sempre ragione.
...
.
...
Capitolo sette.
...
.
...
Era met pomeriggio; la Trullols stava con un gruppo di alunni che non finivano mai e io
aspettavo. Al mio fianco si sedette un bambino pi alto di me, che aveva gi un po di peluria sul
labbro e quattro peli sulle gambe. Vabbe: molto pi alto di me. Reggeva il violino come se lo volesse
abbracciare e teneva lo sguardo fisso davanti a s, per non dovermi guardare, e Adri gli disse ciao.
Ciao rispose Bernat, senza guardarlo.
Vai con la Trullols?
M-mmm.
Primo anno?
Terzo.
Anchio. Andremo insieme. Mi fai vedere il tuo violino?
A quel tempo, grazie a mio padre, mi piaceva quasi di pi loggetto che la musica che ne veniva
fuori. Ma Bernat mi guard diffidente. Per qualche istante pensai che Bernat avesse un guarneri e non
lo volesse far vedere. Ma quando io aprii la mia custodia e gli mostrai il violino da studio, di un rosso
molto scuro ma con un suono assai convenzionale, lui fece lo stesso con il suo. Imitai latteggiamento
del signor Berenguer: Francese, inizio secolo. E, guardandolo negli occhi: Di quelli dedicati a
Madame dAngoulme.
Come lo sai? Bernat colpito, perplesso, a bocca aperta.
Da quel giorno Bernat mi ammir. Per la cosa pi stupida per cui mi poteva ammirare: ci vuole
poco a ricordare gli oggetti e a saperli distinguere e classificare. Devi solo avere un padre pazzo per
queste cose. Come lo sai, eh?
La vernice, la forma, laspetto...
I violini sono tutti uguali.
Lo dici tu. Ogni violino  una storia. A ogni violino devi sommare, oltre al liutaio che lha
creato, tutti i violinisti che lhanno suonato. Questo violino non  tuo.
Certo che  mio!
No.  proprio il contrario. Guarda:
Mio padre me laveva detto un giorno con lo storioni in mano. Me laveva porto con qualche
perplessit e aveva detto, senza sapere esattamente cosa diceva, stai attento,  un oggetto unico al
mondo. Lo storioni nelle mie mani sembrava vivo. Mi sembr di sentirci dentro un battito leggero e
intimo. Mio padre, con gli occhi lucidi, mi diceva pensa che questo violino ha vissuto storie che non
sappiamo, ha suonato in sale e in case che non conosceremo mai e ha vissuto tutte le gioie e i dolori dei
violinisti che lhanno accarezzato. I discorsi che deve aver sentito, la musica che deve aver vissuto...
Sono sicuro che ci potrebbe raccontare molte storie tenere, aveva concluso con una straordinaria dose
di cinismo che allora non seppi cogliere.
Fammelo suonare, pap.
No. Finch non avrai concluso lottavo anno. Allora sar tuo. Hai sentito? Tuo.
Giuro che sentendo quelle parole lo storioni ebbe un palpito pi forte degli altri. Io non potevo
sapere se di gioia o di dolore.
 un essere talmente... come potrei dire, talmente vivo che ha addirittura un nome proprio,
come te e come me.
Adri aveva guardato suo padre con un atteggiamento un po distante, come se calcolasse se lo
stava prendendo in giro.
Nome proprio?
S.
E come si chiama?
Vial.
E che vuol dire Vial?
Che vuol dire Adri?
Be... Hadriani  il nome della famiglia romana proveniente da Hadria, sulla sponda
dellAdriatico.
Non voglio dire questo, accidenti.
Tu mi hai chiesto che cosa vuol
S, s, s... Be, il violino si chiama Vial, e punto.
Ma perch si chiama Vial?
Sai cosa ho imparato, figlio mio?
Adri lo guard deluso perch schivava la domanda; non sapeva la risposta e non lo voleva
ammettere. Era umano e lo dissimulava.
Cosa hai imparato?
Che questo violino non  mio, sono io a essere suo. Sono uno dei tanti che lha avuto. Nel
corso della sua vita questo storioni ha avuto diversi musicisti al suo servizio. E oggi  mio, ma io lo
posso solo contemplare. Per questo volevo che imparassi a suonare il violino e continuassi la lunga
catena della vita di questo strumento. Solo per questo devi studiare il violino. Solo per questo, Adri.
Non c bisogno che ti piaccia la musica.
Mio padre che travisava la storia con eleganza, facendo vedere che io studiavo violino per sua
iniziativa e non per volont di mia madre. Mio padre, che con quella sua eleganza disponeva del
destino degli altri. Ma io in quel momento tremavo dallemozione nonostante avessi sentito le
istruzioni che finivano con quellagghiacciante non c bisogno che ti piaccia la musica.
Di che anno ? chiesi.
Mio padre mi fece guardare nella fessura di destra. Laurentius Storioni Cremonensis me fecit
1764.
Fammelo prendere in mano.
No. Tu pensa alle storie che questo violino porta con s. Ma non osare toccarlo.
Jachiam Mureda lasci che i due carri e gli uomini continuassero per La Grassa, guidati da
Blond de Cazilhac. Lui si nascose in un angolo per svuotare il ventre. Qualche istante di calma. Oltre i
carri con il legno che si allontanavano lentamente, la sagoma del monastero e il muro abbattuto da un
lampo. Tre estati prima si era rifugiato a Carcassona, fuggendo dallodio di quella famiglia di Moena, e
adesso il destino aveva in serbo per lui una sorpresa. Si era abituato alla parlata dolce degli occitani. Si
era abituato a non mangiare formaggio ogni giorno; ma faceva fatica a vivere senza boschi intorno,
senza montagne vicino; le montagne cerano, ma sempre lontane, cos lontane che non sembravano
vere. Mentre defecava cap, allimprovviso, che non  che avesse nostalgia del paesaggio di Pardc,
ma del padre, Mureda di Pardc, e di tutti i Mureda: Agno, Jenn, Max, Hermes, Josef, Theodor,
Micur, Ilse, Erica, Katharina, Matilde, Gretchen e la piccola Bettina che mi ha regalato la medaglietta
di santa Maria dai Cif, la patrona dei legnaioli di Pardc, perch non mi sentissi mai solo. Si mise a
piangere per la nostalgia della sua gente e mentre evacuava si sfil la medaglietta dal collo e la
contempl: una madonna ieratica, frontale, con un neonato insignificante in braccio e un abete frondoso
sul fondo che gli ricordava labete vicino al torrente Travignolo, nella sua Pardc.
La riparazione del muro fu complicata. Dovettero prima abbatterne una porzione consistente
che sembrava instabile, poi, in un paio di giorni, fece erigere una magnifica impalcatura fatta con i suoi
legni, ricevendo gli elogi del falegname del monastero, frate Gabriel, un uomo dalle mani grosse come
piedi quando dovevano scamozzare e tagliare, sottili come labbra quando dovevano valutare le qualit
del legno. Si piacquero subito. Il frate, chiacchierone di natura, gli chiese come mai era cos esperto
della vita del legno se era solo un falegname, e Jachiam, finalmente liberatosi della paura della
vendetta, per la prima volta dalla sua fuga disse perch non sono falegname, frate Gabriel. Sono
taglialegna, ascoltatore di legno. Il mio mestiere  farlo cantare, scegliere gli alberi e i punti del tronco
che poi serviranno ai maestri liutai per costruire uno strumento di qualit, una violetta, un violino o
qualsiasi altro strumento.
E che ci fai a lavorare per un capomastro, creatura di Dio?
Niente.  complicato.
Sei fuggito da qualcosa che ti fa paura.
Be, non lo so.
Non ho alcun diritto di intromettermi; ma stai attento a non fuggire da te stesso.
No, credo di no. Perch?
Perch chi fugge da se stesso vede sempre lombra del nemico che lo incalza e non pu
smettere di correre, fino allo sfinimento.
 violinista tuo padre? mi chiese Bernat.
No.
Be, io... Per il violino  mio concluse.
Non dico che non sia tuo. Dico che tu sei del violino.
Dici delle cose strane.
Rimasero in silenzio. Sentirono la Trullols alzare la voce per far tacere un alunno che stonava
appassionatamente.
Che orrore fece Bernat.
S. Silenzio. Come ti chiami?
Bernat Plensa. E tu?
Adri Ardvol.
Sei del Bara o dellEspanyol?
Del Bara. E tu?
Anchio.
Fai qualche collezione di figurine?
Di macchine.
Cavolo. Hai la Ferrari di tre figurine?
No. Non ce lha nessuno.
Che vuoi dire, che non esiste?
Mio padre dice di no.
Cavolo, cavolo, cavolo. Desolato: Tu dici?.
I due bambini rimasero in silenzio, pensando alla Ferrari di Fangio da completare con tre
figurine che forse non esistevano, e questo gli provocava una sensazione di vuoto in pancia. E i due
uomini, anche loro in silenzio, guardavano il muro dellabbazia della Grassa che andava su dritto grazie
alla solida impalcatura costruita da Jachiam. Dopo un bel po di tempo: E con quale legno fai questi
strumenti?.
Io non li faccio, n li facevo. Io offrivo il miglior legno. Sempre il migliore. Me lo venivano a
comprare i maestri di Cremona, si fidavano di quello che mio padre e io gli preparavamo. Gli
vendevamo il legno tagliato durante la luna nuova di gennaio, se lo volevano senza resina, o in piena
estate se volevano un legno pi armonioso e audace. Mio padre mi ha insegnato a trovare il legno che
canta meglio tra centinaia di alberi. S, me lha insegnato mio padre, e a lui suo padre, che lavorava per
gli Amati.
Non so chi siano.
Allora Jachiam di Pardc gli parl dei genitori e dei fratelli e del paesaggio pieno di boschi
sulle Alpi tirolesi. E di Pardc, che pi gi chiamano Predazzo. E sent sollievo, come se si fosse
confessato al frate laico. Come se avesse confessato il segreto di una fuga e di un pericolo. Ma non si
sent colpevole di alcuna morte perch Bulchanij di Moena era un porco assassino che gli aveva
bruciato il futuro per invidia e lui gli avrebbe bucato di nuovo la pancia mille volte se si fosse
presentata la possibilit. Jachiam limpenitente.
A che pensi, Jachiam? Noto odio sul tuo viso.
Niente, sono triste. I ricordi. I fratelli.
Mi hai parlato di molti fratelli.
S. I miei genitori hanno avuto prima otto maschi; poi, quando ormai disperavano di avere una
femmina, ne sono arrivate sei.
E quanti di loro sono vivi?
Tutti.
 un miracolo.
Dipende. Theodor non cammina, Hermes ha la mente offuscata ma il cuore grande e Bettina,
la pi piccola, la mia amata Bettina,  cieca.
Povera madre.
 morta.  morta di parto, dando alla luce un bambino, anche lui morto.
Frate Gabriel rimase in silenzio, forse in memoria di quella donna martire. Per dissipare le nubi
della conversazione: Non mi hai detto qual  il legno di quegli strumenti.
I buoni strumenti che i maestri liutai fanno a Cremona sono fatti con una combinazione di
legni diversi.
Non me lo vuoi dire.
No.
Non fa niente: lo scoprir.
E come?
Frate Gabriel gli fece locchiolino e torn al monastero, approfittando del momento in cui i
muratori e i manovali, sfiniti dopo una giornata intera passata a sollevare pietre e a issarle con la
carrucola, scendevano dallimpalcatura in attesa della notte, di un po di cena e del riposo,
possibilmente senza troppi sogni.
Un giorno porter lo storioni a lezione.
Guai a te. Se lo fai, saprai com un vero scappellotto.
E allora perch ce labbiamo?
Mio padre lasci il violino sul tavolo e mi guard con le mani sui fianchi.
Perch ce labbiamo, perch ce labbiamo... mi fece il verso.
S. A questo punto mi arrabbiai. Perch ce labbiamo se  sempre chiuso nella custodia
dentro la cassaforte e non lo possiamo neanche guardare?
Ce lho per averlo. Capito?
No.
Ebano, un abete che qui non abbiamo e acero.
Chi ve lha detto? Jachiam di Pardc, ammirato.
Frate Gabriel lo port nella sacrestia del monastero. In un angolo, protetta da un telo, cera una
viola da gamba di legno chiaro.
Che ci fa qui?
Riposa.
In un monastero?
Frate Gabriel fece un gesto vago per dire che non aveva voglia di entrare nei particolari.
Ma come avete indovinato?
Non mi ero mai chiesto di cosa fossero fatti gli strumenti disse, meravigliato della propria
ignavia.
Come avete indovinato?
Odorando il legno.
Impossibile.  molto secco e la vernice inganna.
Quel giorno, chiuso nella sacrestia con il frate, Jachiam Mureda impar a distinguere i legni
anche dallodore e pens che peccato, che peccato non poterlo spiegare a casa, soprattutto a mio padre,
che potrebbe morire di tristezza se venisse a sapere che mi  successo qualcosa di brutto. E anche a
Agno, Jenn e Max, che da anni non vivono pi a casa, a Hermes, corto di intelligenza, a Josef, a
Theodor lo zoppo, a Micur, Ilse ed Erica, che si sono gi sposate, a Katharina, a Matilde, a Gretchen e
alla piccola Bettina, la mia piccola cieca, che mi ha dato la medaglietta di nostra madre, un pezzetto di
Pardc che porto sempre con me.
Solo sei settimane dopo, quando cominciarono a smontare limpalcatura, frate Gabriel gli
confess di sapere una cosa che credo ti far molto piacere sapere.
Che cosa?
Lo fece allontanare dai manovali e gli disse, quasi allorecchio, che conosceva un antico
monastero, abbandonato da Dio e dagli uomini, accanto al quale cresceva un bosco di abeti; di questo
abete rosso che piace a te.
Un bosco?
Unabetaia. Una ventina di abeti e un acero maestoso. Legno senza proprietari. Cinque anni fa
non laveva ancora toccato nessuno.
E come mai non appartiene a nessuno?
 il bosco di un monastero abbandonato. A bassa voce: N La Grassa n Santa Maria de
Gerri noteranno che mancano un paio di alberi.
Perch me lo dite?
Non hai voglia di tornare dai tuoi?
Certo. Voglio tornare da mio padre, che spero sia vivo. E voglio rivedere Agno, Jenn e Max,
che non vivono pi a casa, e Hermes, corto di intelligenza...
S, s, s, vabbe... E Josef e tutti gli altri, s. E un carico di legno che vi aiuter a vivere.
Jachiam di Pardc non torn a Carcassona. Dalla Grassa, accompagnato da Blond de Cazilhac,
con un paio di uomini e cinque muli che portavano le pulegge e tutte le paghe della fuga in una sacca
piena, prese per lArieja e il passo di Salau in direzione di un sogno.
Arrivarono a Sant Pere del Burgal sette o otto giorni dopo, gi alla fine dellestate, per il
sentiero di Escal, dal quale, ai tempi freddi degli avi dei bisavoli dei trisavoli, era salito lemissario
della morte. Lass, nel monastero, le mura presentavano le debolezze dellabbandono. Quando fece il
giro intorno alledificio rimase di sasso. Davanti ai suoi occhi si riproduceva, lui credeva, il miglior
angolo del bosco di Paneveggio prima dellincendio. Una formidabile abetaia di dieci o quindici abeti
immensi, e in mezzo, come la regina, un acero con il tronco dello spessore adatto. Mentre i suoi uomini
si riposavano dalla fatica del viaggio, Jachiam benedisse la memoria di frate Gabriel de la Grassa,
passeggi tra gli alberi e li tast, fece cantare il legno come gli aveva insegnato suo padre e lo odor
come gli aveva insegnato frate Gabriel. In quel momento si sent felice. Poi, mentre gli uomini
sonnecchiavano, fece un giro per le stanze abbandonate finch arriv alla porta chiusa della chiesa. La
spinse appoggiandoci sopra la mano aperta e il legno della porta, marcio e tarlato, si sbriciol.
Linterno era cos buio che diede solo unocchiata distratta, prima di andare anche lui a fare un
riposino.
Si sistemarono allinterno delle mura del monastero solitario, sotto un tetto vecchio e mezzo
marcio, e comprarono provviste dagli abitanti di Escal e di Estaron, che non capivano cosa potessero
cercare quegli uomini tra le rovine del Burgal. Dedicarono una luna intera a costruire dei robusti carri
da trasporto, laggi, vicino al fiume, dove il sentiero era pi piano. Jachiam abbracci tutti i tronchi
vivi, dopo averne tagliato i rami pi bassi. Ci batt sopra la mano aperta e li auscult accompagnato dal
silenzio scettico e sorpreso dei suoi uomini. Quando i carri furono pronti, Jachiam di Pardc aveva gi
deciso quale abete avrebbe abbattuto oltre allacero. Era convinto di aver trovato un legno dalla crescita
eccezionalmente regolare; nonostante gli anni lontano dal mestiere, sapeva che era un legno che
cantava. Jachiam pass anche molte ore a guardare i dipinti misteriosi nellabside della chiesetta, che
raccontavano storie che lui non conosceva. Profeti e arcangeli, san Pietro, il suo santo protettore, e san
Paolo, san Giovanni e gli altri apostoli con la Madonna, che lodavano con gli arcangeli il severo Cristo
Pantocratore. E non sent il pentimento.
Cominciarono quindi a segare labete scelto. S: era un albero dalla crescita regolare, segnato
dal freddo, che l doveva essere intenso e, soprattutto, costante. Un albero con la stessa densit a ogni
porzione di accrescimento nonostante gli anni. Mio Dio, che legno. E con lalbero abbattuto, ancora
una volta sotto lo sguardo scettico degli uomini che lo aiutavano, tast, odor, batt con la mano sul
tronco per individuare le parti migliori. Segn con il gesso due zone, una di dodici piedi, laltra di dieci.
I punti in cui il legno cantava di pi. E le tagli, sapendo di non essere nella luna nuova di gennaio, il
momento in cui molti dicono che bisogna scegliere il legno per fare un buon violino. Ma i Mureda si
erano accorti che, tarli permettendo, un po di resina rinfrescava il legno che doveva fare un lungo
viaggio.
Mi sa che mi stai prendendo in giro disse Bernat.
Come credi.
Tacquero. Ma lalunno che stonava stonava tanto che era peggio stare zitti. Dopo un bel po,
Adri: Come credi. Ma  pi divertente pensare che chi comanda  il violino, perch  vivo.
Dopo qualche giorno di riposo, cominciarono con lacero. Era immenso, aveva forse due secoli
di vita. Le foglie stavano gi ingiallendo in vista delle prime nevi che non lo avrebbero coperto. Sapeva
che la parte vicino al ceppo era la migliore, per cui segarono l malgrado le maledizioni dei suoi
uomini, che lo trovavano troppo faticoso. Dovette promettergli due giorni in pi di riposo prima di
intraprendere il viaggio. Segarono raso terra. Talmente raso terra che Blond de Cazilhac, incuriosito da
qualche indizio, us la gravina per fare un solco nei pressi delle radici.
Jachiam, vieni, devi vedere una cosa gli disse, interrompendo il suo momento quotidiano
davanti alle pitture magiche dellabside.
Gli uomini avevano scalzato quasi tutto lalbero. In mezzo alle radici cerano delle ossa, un
cranio e dei capelli umani, con stracci di tela scura ridotti in briciole dallumidit.
A chi pu venire in mente di seppellire qualcuno sotto un albero? chiese uno degli uomini.
Sono resti molto vecchi.
Non lhanno seppellito sotto lalbero disse Blond de Cazilhac.
Ah, no? Jachiam lo guard stupito.
Non vedi? Lalbero cresce dalluomo, ammesso che sia un uomo. Ha alimentato lalbero con il
suo sangue e la sua carne.
S. Come se lalbero fosse nato dal ventre dello scheletro. E Adri avvicin il viso a quello di
suo padre, per farsi vedere, per ottenere una risposta: Pap, lo voglio suonare solo per sentire che
suono ha. Quattro scale. Solo un momento. Di, pap....
No. E no  no. Basta fece Flix Ardvol, schivando lo sguardo di suo figlio.
E sai cosa penso? Che anche questo studio, il mio mondo,  come un violino che nel corso della
sua vita avr ospitato diversa gente: mio padre, me... te, perch ci sei con lautoritratto, e chiss chi
altro perch il futuro  impossibile da comprendere. E quindi no; no  no, Adri.
Non sai che no vuole dire s? mi avrebbe detto Bernat, adirato, molti anni dopo.
Vedi? Mio padre cambi tono. Gli fece girare il violino, mostrandogli il fondo dello
strumento. Indic un punto, senza toccarlo. Questo graffio sottile... chi lha fatto? Come  andata? 
una botta?  stato fatto apposta? Quando? Dove?
Mi prese lo strumento dalle mani, con delicatezza, e tra s e s disse, come quando si sogna, io
solo con questo sono felice. Per questo mi piace... Mosse la testa facendo un gesto che si riferiva a
tutto lo studio, a tutti i miracoli che vi conservava gelosamente. E ripose delicatamente il Vial nella
custodia, e questa nella segreta della cassaforte.
In quel momento si apr la porta della classe della Trullols. Bernat, a bassa voce, per non farsi
sentire dallinsegnante: Che idiozia: io non sono del violino.  mio: me lha comprato mio padre da
Parramon. Per centosettantacinque pesetas.
E richiuse la custodia. Mi sembr molto antipatico. Cos giovane e gi a disagio davanti al
mistero. Impossibile che diventasse amico mio. Scartato. Kaputt. Poi venni a sapere che anche lui
andava dai gesuiti di carrer de Casp, un anno davanti a me. E che si chiamava Bernat Plensa i Punsoda.
Forse questo lho gi detto. E che era molto rigido, come se lavessero immerso in una bacinella di
brillantina e si fossero dimenticati di sciacquarlo. E sedici minuti dopo dovetti riconoscere che
quellantipatico che rifiutava il mistero, che non sarebbe mai stato amico mio e che si chiamava Bernat
Plensa i Punsoda aveva un nonsoch che faceva s che il violino da centosettantacinque pesetas di
Parramon suonasse con una delicatezza incredibile, come io non ero mai riuscito a far suonare il mio.
La Trullols che lo guardava con soddisfazione e io che pensavo che merda di violino il mio. Fu allora
che giurai di azzittirlo per sempre, lui, il violino di Madame dAngoulme e la brillantina in cui si era
immerso; ma ho la sensazione che sarebbe stato molto meglio per tutti se non avessi mai avuto questo
pensiero. Per il momento, mi limitai a farlo maturare piano piano.  incredibile come dalle cose pi
innocenti possano nascere le tragedie pi impensabili.
A met scala Bernat si tast la tasca ed estrasse il cellulare che vibrava. Tecla. Esit qualche
istante, pensando se rispondere o no. Si scans per far passare una signora che scendeva di fretta.
Rimase come uno scemo a guardare lo schermo illuminato, come se ci vedesse Tecla fuori di s, e
questo gli diede una gioia inconfessabile. Rimise il cellulare in tasca; dopo un po sent che aveva
smesso di vibrare. Tecla doveva star negoziando lultimo dettaglio con la voce delloperatrice della
segreteria telefonica. Forse le stava dicendo e la casa di Llan, sei mesi per ciascuno. E loperatrice,
ma lei cosa vuole, se non ci ha mai messo piede e quando lha fatto  stato con quella faccia schifata
che le piace tanto fare per rovinare la vita al povero Bernat! Eh? Brava loperatrice di Orange, pens
Bernat. Si ferm qualche secondo sul pianerottolo del mezzanino per riprendere fiato; poi, quando si
sent meglio, suon il campanello.
Rsrsrsrsrsrsrsrsrs.
Pass un bel po prima che da dentro si sentisse qualche reazione, tanto che lui ebbe tempo di
pensare a Tecla, a Lloren e alla spiacevole discussione che avevano avuto la sera prima. Rumore di
passi strascicati. Scatti improvvisi della serratura e la porta che inizia ad aprirsi. Adri, guardandolo
al di sopra di quegli occhiali stretti da presbite, spalanc del tutto la porta e accese la luce
dellingresso. Il chiarore gli si riflesse sulla testa calva.
Si  fusa di nuovo la lampadina del pianerottolo disse a mo di saluto.
Bernat lo abbracci e Adri non rispose al gesto. Si tolse gli occhiali e disse grazie per essere
venuto, mentre lo faceva entrare in casa.
Come stai?
Male. E tu?
Male.
Vuoi bere qualcosa?
No. S. Non bevo pi.
Non beviamo, non scopiamo, non mangiamo pi come una volta, non andiamo pi al cinema,
non ci piace pi nessun libro, ormai le donne sono tutte troppo giovani, non ci si rizza pi, non
crediamo pi a quelli che dicono che salveranno il Paese.
 un bel programma.
Come sta Tecla?
Lo fece accomodare nello studio. Come sempre, Bernat gett uno sguardo tuttintorno senza
nascondere lammirazione. Si sofferm per qualche secondo sullautoritratto, ma si astenne dal fare
commenti.
Che mi hai chiesto? domand.
Come sta Tecla.
Benissimo. Meravigliosamente.
Sono contento.
Adri.
S?
Di, non mi prendere per il culo.
Perch?
Perch due giorni fa ti ho detto che ci separiamo, che stiamo litigando a morte...
Accidenti...
Non te lo ricordi?
No. Ho tanti pensieri e...
Sei un sapiente distratto.
Adri non disse nulla e Bernat, per rompere il silenzio, disse ci separiamo; alla nostra et, ci
separiamo.
Mi dispiace. Ma fate bene.
A me, se vuoi che ti dica la verit, non me ne frega pi niente. Sono stanco di tutto.
Sedendosi, Bernat si batt una mano sulle ginocchia e in tono falsamente animato disse allora,
cos tutta questa fretta e tutta questa urgenza?
Adri lo guard fisso per un lunghissimo minuto. Bernat sostenne lo sguardo finch si accorse
che, anche se lo stava guardando, Adri era molto lontano.
Che hai? Pausa. Laltro, sulle nuvole. Adri? Una punta di allarme. Cosa  successo?
Adri deglut e guard un po ansioso il suo amico. Distolse lo sguardo: Sono malato.
Cavolo.
Silenzio. Tutta la vita, tutte le nostre vite, pens Bernat, ti passano davanti agli occhi nel
momento in cui qualcuno a cui vuoi bene ti dice che  malato. E Adri, quasi assente. Bernat cerc di
dimenticare per un po quella stronza di Tecla che mi sta facendo vedere i sorci verdi, rossi e blu,
quella bastarda, e disse ma che significa? Coshai?
Data di scadenza.
Silenzio. Altri lunghi secondi di silenzio.
Ma che succede, cazzo, stai morendo,  grave, posso fare qualcosa, che ne so, spiegati, no?
Se non ci fosse stata la maledetta separazione con Tecla, non avrebbe mai avuto quella
reazione. E a Bernat dispiacque infinitamente di aver proferito quel discorso che, daltro canto, non
sembrava avesse colpito particolarmente Adri, perch stava sorridendo.
S, qualcosa puoi fare. Puoi farmi un favore.
Certo, dimmi. Ma come stai? Che hai?
Faccio fatica a spiegarlo. Mi devono ricoverare in un centro assistito o qualcosa del genere.
Cazzo, ma tu stai bene. Hai un bellaspetto, la faccia della salute in persona.
Mi devi fare un favore.
Si alz e spar verso linterno della casa. Quanta pazienza devi avere, pens Bernat. Da una
parte Tecla, dallaltra Adri, sempre con i suoi misteri e le sue ipocondrie.
Adri torn con le sue ipocondrie e un mistero sotto forma di plico voluminoso. Lo appoggi
sul tavolino, davanti a Bernat.
Dovresti aver cura che questo non vada perso.
Un momento, un momento... Da quando sei malato?
Te lho detto: da un po.
Non sapevo niente.
Neanchio sapevo che ti separavi da Tecla, nonostante ti avessi consigliato pi di una volta di
farlo. Mi auguravo sempre che aveste risolto i vostri problemi. Posso continuare?
Gli uomini che sono amici per la pelle sanno litigare e riconciliarsi, e sanno anche non dirsi
tutto, non si sa mai se poi laltro gli pu dare una mano. Questo laveva detto Adri trentacinque anni
prima e Bernat se lo ricordava perfettamente. Ne approfitt per maledire la vita, che ci regala cos
tante morti.
Scusa, ma sto... Certo che puoi continuare.
Qualche mese fa mi hanno diagnosticato un processo degenerativo al cervello. E adesso
sembra che la cosa si stia accelerando.
Merda.
S.
Me lavresti potuto dire.
Mi avresti fatto guarire?
Sono tuo amico.
Per questo ti ho chiamato.
Puoi vivere da solo?
Viene Lola Piccola tutti i giorni.
Caterina.
S. E rimane fino a tardi. Mi lascia la cena pronta.
Adri indic la pila di fogli e disse oltre che amico sei scrittore.
Fallito. Risposta secca di Bernat.
Questo lo dici tu.
Certo che lo dico. E tu non hai mai smesso di ricordarmelo, cazzo.
Ti ho sempre criticato, lo sai, ma non ho mai detto che sei un fallito.
Per lhai pensato.
Tu non sai che cosa ho qui dentro disse Adri, improvvisamente irritato, colpendosi la fronte
con tutte e due le mani.
Sono anni che non pubblico niente.
Ma non hai smesso di scrivere. No?
Silenzio. Adri insistette: Non molto tempo fa hai detto in pubblico che stavi scrivendo un
romanzo. S o no?.
Un altro fallimento. Lho abbandonato. Fece un respiro profondo e disse: Di, cosa vuoi?.
Adri prese la pila di fogli e la esamin un momento, come se fosse la prima volta che la
vedesse. Guard Bernat e gli pass il pacco. Adesso lo vide bene: era un grosso plico di fogli scritti sui
due lati.
Vale solo questa parte.
Quella con linchiostro verde?
S.
E laltra? Lesse la prima pagina: Il problema del male.
Niente. Idiozie. Non ha alcun valore Adri, a disagio.
Bernat sfogli il plico dalla parte con linchiostro verde, un po disorientato, cercando di
prendere familiarit con la scrittura complicata del suo amico.
Che cos? chiese alla fine, alzando la testa.
Non lo so. La mia vita. La mia vita e altre storie.
E come mai... Non conoscevo questo tuo aspetto.
Lo so. Non lo conosce nessuno.
Vuoi che ti dia un parere?
No. Be, se me lo dai, benissimo. Ma... ti chiedo, ti prego di batterlo al computer.
Non hai ancora iniziato a usare quello che ti ho dato.
Adri fece un gesto vago di scusa: Per ho fatto delle lezioni con Lloren.
Che non ti sono servite a niente. Guard il pacco di fogli. La parte scritta in verde non ha
titolo, vedo.
Non so come chiamarla. Forse tu mi puoi aiutare.
Ti piace? fece Bernat sollevando il pacco.
Non si tratta del fatto che mi piaccia o meno. Tra laltro,  la prima volta che...
Mi sorprendi.
Io stesso mi sorprendo: per lo dovevo fare.
Adri si reclin sulla poltrona. Bernat sfogli il plico ancora un po, poi lo depose di nuovo sul
tavolino.
Dimmi come stai. Posso fare qualcosa per...
No, grazie.
Ma come stai?
Adesso bene. Ma il processo non si ferma. Potrei...
Adri, indeciso se parlare o meno, guardava la parete davanti a s, dovera appesa la foto dei
due amici con lo zaino in spalla, i capelli in testa e neanche un filo di pancia: a Bebenhausen, quando
erano giovani e sapevano ancora sorridere allobiettivo. E sopra, al posto donore, come fosse
laltare, lautoritratto. Poi parl a bassa voce: Pu essere che tra qualche mese non ti riconosca pi.
No.
S.
Merda.
S.
E come ti organizzerai?
Poi te lo dir, non ti preoccupare.
Daccordo. Bernat batt sul pacco con un dito: Stai tranquillo per questo. Capir la tua
scrittura? Sai gi cosa ci vuoi fare?.
Adri divag a lungo, quasi senza guardarlo. A Bernat sembr la figura del penitente in
confessione. Quando smise di parlare, rimasero a lungo in silenzio mentre si faceva buio. Forse
pensando alle loro vite, che non erano state certo tranquille. Pensando alle cose che non si erano mai
detti; agli insulti e ai litigi di altri momenti; ai periodi passati senza vedersi. E pensando perch la vita
finisce sempre con una morte non voluta. Bernat, pensando io per te far tutto quello che mi chiedi.
Adri, senza sapere bene a cosa stava pensando. Il telefono di Bernat si mise a vibrare in tasca e a lui
in quel momento sembr un suono irriverente.
Cos questo suono?
Niente. Il mio cellulare. Sai, noi umani usiamo il computer che ci regala un buon amico, e
abbiamo anche un cellulare.
Be, rispondi, no? I telefoni sono fatti per rispondere.
No, sar Tecla. Pu aspettare.
E rimasero di nuovo in silenzio, in attesa che finisse il ronzio, che insisteva, insisteva, diventando una specie di ospite scomodo in quel dialogo silenzioso, e Bernat pens sono sicuro che  Tecla che continua a rompere. Ma alla fine il ronzio cess. E pian piano tornarono i pensieri a interporsi tra il silenzio dei due uomini.
...
.
...
Capitolo otto.
...
.
...
Ma noi non abbiamo neanche un manoscritto! esclam Bernat, entrambi allangolo tra carrer
de Bruc e carrer de Valncia, davanti al conservatorio, mentre andavano a casa di uno o dellaltro, cosa
che si decideva a met strada.
So quel che dico.
E casa mia  piccola, in confronto alla tua.
S. E la terrazza favolosa che avete, eh?
Io per in realt vorrei un fratello.
Anchio.
Camminarono in silenzio, tornando adesso verso casa di Bernat prima di tornare verso casa di
Adri per la seconda volta e allontanare cos il momento della separazione.
Nel silenzio rimpiangevano il fratello che non avevano e il mistero per cui Roig, Rull, Soler e
Pmies avessero tre, cinque o quattro o sei fratelli, e loro nessuno.
S, per a casa di Rull  un caos, in quattro in una stanza, con i letti a castello. C sempre
qualcuno che urla.
S, s,  vero. Ma  pi divertente.
Non lo so. C sempre un fratello piccolo che ti rompe le scatole.
S.
O un fratello grande.
Be... s...
Quello che cercava di dire Adri era che a casa di Bernat i suoi genitori erano molto non so, non
ti stanno addosso tutto il giorno.
E invece s. Oggi non hai studiato violino, Bernat. E i compiti? Non hai compiti da fare? E
guarda come rovini le scarpe, sei un disastro, un cavallone. Tutto il santo giorno cos.
Se vedessi a casa mia.
Che cosa?
Al terzo andirivieni tra le due case arrivammo alla conclusione che era impossibile stabilire
quale dei due bambini fosse pi infelice. Per io sapevo che quando andavo a casa di Bernat sua madre
mi apriva la porta, mi sorrideva, mi diceva ciao, Adri, e mi arruffava un po i capelli con la mano. Mia
madre non mi chiedeva neanche come  andata, Adri, perch veniva sempre ad aprire Lola Piccola,
che mi dava solo un buffetto sulla guancia, e la casa era in silenzio.
Vedi? Tua madre canta mentre cuce i calzini.
Emb?
La mia, no. A casa  vietato cantare.
Ma di.
Quasi. Sono un poveraccio.
Anchio. Ma tu prendi tanti dieci e dieci e lode.
Non  merito mio. Studiare  facile.
Col cavolo.
Be, con il violino faccio fatica.
Io non dico il violino, dico a scuola: grammatica, geografia, fisica e chimica, matematica,
scienze naturali, quella scocciatura del latino; questo voglio dire. Il violino  facile.
Io con le date non posso essere molto preciso, ma tu mi capisci quando dico che eravamo dei
poveracci. Adesso che te lho raccontata, mi  sembrata una tristezza da adolescente pi che da
bambino. Ma so che ho avuto questa conversazione con Bernat, so che ce labbiamo avuta camminando
per le strade che separavano casa sua da casa mia, estranei al traffico inclemente di carrer de Valncia,
carrer de Llria, carrer del Bruc, carrer de Girona e carrer de Mallorca, il nucleo dellEixample, il mio
mondo di allora che, a parte i viaggi, ha continuato a essere sempre il mio mondo. E so anche che
Bernat aveva un trenino elettrico e io no. Che studiava violino perch voleva. E, soprattutto, che i suoi
genitori gli chiedevano Bernat, cosa vuoi fare da grande? e lui poteva rispondere non lo so ancora.
Inizia a pensarci. Con laria da brava persona, il signor Plensa.
S, pap.
Gli dicevano solo questo, ti immagini? A lui chiedevano cosa vuoi fare da grande e a me mio
padre un giorno ha detto ascoltami bene perch non ho intenzione di ripeterlo, adesso ti dir cosa farai
da grande. Mio padre mi aveva segnato la strada fin nei minimi dettagli di ogni curva. E non era ancora
intervenuta mia madre, che alla fine non so cosa sia stato peggio. Non mi lamento, no: ti scrivo
soltanto. Ma la corda si era tirata a tal punto che non riuscivo neanche a parlarne con Bernat. Davvero.
Perch facevo cos tante lezioni di tedesco che non riuscivo a finire i compiti, perch la Trullols mi
chiedeva unora e mezza di studio al giorno se volevo superare le prime difficolt della doppia corda, e
io odiavo la doppia corda perch quando vuoi che ti suoni una sola corda, te ne suonano tre, e quando
vuoi fare doppia corda te ne viene solo una, e arriva un momento in cui sbatteresti il violino contro il
muro, perch la digitazione diventa complicata e metti un disco in cui qualcuno come Jascha Heifetz
suona in modo cos perfetto da farti star male, e io vorrei essere Heifetz per tre motivi: primo, perch
sicuramente la sua Trullevi?ius non gli diceva cos, no, Jascha, il terzo dito deve scivolare insieme alla
mano, non puoi lasciarlo abbandonato in mezzo alla tastiera, per lamor di Dio, Jascha Ardvol!
Secondo, perch suonava sempre bene; terzo, perch non ha avuto sicuramente un padre come il mio;
quarto, perch credevo che essere un bambino prodigio fosse una malattia grave a cui lui era
sopravvissuto per diverse ragioni e a cui io sono sopravvissuto perch non sono stato un vero bambino
prodigio, per quanto potesse dispiacere a mio padre.
Augh.
Dimmi, Aquila Nera.
Avevi detto tre.
Tre cosa?
Tre motivi per voler essere Jascha Heifetz.
Mi rendo conto che a volte perdo il filo. E adesso, man mano che scrivo, lo perdo sempre di pi.
Non so se potr arrivare alla fine.
Una cosa chiara, nella mia buia infanzia, era limmensa capacit pedagogica di mio padre, che
un giorno in cui Lola Piccola mi volle dare una mano esclam ma che accidenti dite! Tedesco, violino,
e per questo non pu fare inglese? Eh?  fatto di burro mio figlio? Eh? E poi chi sei tu per dire... E
perch ne sto parlando con te?
Lola Piccola usc dallo studio pi arrabbiata che intimorita. Era tutto cominciato quando mio
padre aveva comunicato che dovevo riservarmi il luned pomeriggio per fare lezione dinglese con
Mister Prats, un ragazzo molto bravo, e io ero rimasto a bocca aperta perch non sapevo cosa dire,
perch sapevo che mi sarebbe piaciuto tantissimo studiare inglese ma non volevo che mio padre... E
guardai mia madre mentre finivo la verdura bollita in silenzio e Lola Piccola riportava in cucina il
piatto da portata vuoto. Ma mia madre non fiat; mi lasci solo e io dissi che veramente avevo bisogno
di tempo per studiare il violino perch la doppia corda...
Scuse. La doppia corda... Guarda come suona qualsiasi violinista normale, e non mi dire che
non puoi essere un violinista normale.
Come faccio? Non ho tempo.
Te lo inventi, sei giovane. Oppure lasci stare il violino, tanto...
Il giorno dopo ci fu una discussione tra mia madre e Lola Piccola, che non potei seguire perch
non avevo basi di spionaggio nella stanza da stiro. E qualche giorno dopo Lola Piccola affront mio
padre. Fu quella volta che ne usc pi arrabbiata che intimorita. Ma era lunica persona in casa che lo
poteva affrontare senza paura di subire grosse conseguenze. Cos, gi il luned prima delle vacanze di
Natale non potei intrattenermi per strada con Bernat.
One.
Uan.
Two.
Tu.
Three.
Thrii.
Four.
Foa.
Four.
Fuoa...
Fffoouur.
Fffoooa.
Its all right!
Dellinglese mi affascin subito la pronuncia, sempre meravigliosamente sorprendente rispetto
alle parole scritte. E mi stup la semplicit morfologica. E la sottile relazione lessicale con il tedesco.
Mister Prats era timidissimo, tanto che non mi guard neanche negli occhi quando mi fece leggere il
primo testo, che per buon gusto non ti dir qual era. Perch te ne possa fare unidea, largomento
riguardava il fatto che la mia matita fosse sopra o sotto il tavolo, e la sorprendente svolta narrativa
consisteva nel sapere che era nella mia tasca.
Come vanno le lezioni di inglese? mi chiese impaziente mio padre dieci minuti dopo la prima
lezione di inglese, allora di cena.
Its all right dissi con fare distaccato. E mi faceva rabbia, perch in fondo, malgrado mio
padre, stavo gi morendo dalla voglia di sapere come si diceva uno, due, tre, quattro in aramaico.
Posso averne due? chiese Bernat, sempre rivendicativo.
Certo.
Lola Piccola gli diede due barrette di cioccolato; esit mezzo secondo e poi ne diede unaltra
anche a me. Prima volta in questo ccazzo di vita che non lo dovevo rubare.
Non buttate le molliche per terra.
I due bambini se ne andarono nella stanza, e Bernat chiese allora, cos, eh?
Un grande segreto.
Arrivati in camera, aprii lalbum delle figurine delle macchine da corsa alla pagina centrale e,
senza guardare lalbum, fissai la sua faccia. Per fortuna, sgran gli occhi.
No!
S.
Quindi esiste.
S.
Era la figurina tripla di Fangio al volante della Ferrari. Proprio cos, cara mia: la figurina tripla
di Fangio.
Fammela toccare.
Attento, eh?
Ma Bernat era cos: quando una cosa gli piaceva, la doveva toccare. Come me.  sempre stato
cos.  cos ancora adesso. Come me. Adri contempl soddisfatto linvidia del suo amico mentre
metteva la punta delle dita sulla figurina tripla di Fangio e sulla Ferrari rossa pi veloce di tutti i tempi
eccetto i tempi futuri.
Avevamo concluso che non esisteva... Come lhai trovata?
Contatti.
Da piccolo ero molto cos. Credo che cercassi di imitare mio padre. O forse il signor Berenguer.
In questo caso, i contatti erano stati una mattinata di domenica molto proficua alle bancarelle di
seconda mano del mercato di Sant Antoni. Ci trovi di tutto, anche delle sviste del destino; dalla
biancheria intima di Josphine Baker a una raccolta di poesie dedicata da Josep Maria Lpez-Pic a
Jeroni Zann. E la tripla di Fangio che, stando a quanto si diceva, nessun bambino di Barcellona aveva
ancora. Tutte le volte che mio padre mi ci portava, si preoccupava che io fossi impegnato a guardare
qualcosa, mentre lui scambiava misteri con un paio di uomini con un mozzicone eterno di sigaretta in
bocca, le mani in tasca e lo sguardo inquieto. E annotava segreti in un quaderno che poi faceva sparire
in qualche tasca.
Dopo il sospiro di pena, quando richiusero lalbum, i due bambini dovettero attendere
pazientemente imboscati nella stanza. Di qualcosa dovevano pur parlare, e Bernat da tempo aveva in
mente una domanda che sapeva di non dover fare, perch a casa gli avevano detto  meglio che non
tocchi questo argomento, Bernat. Ma alla fine la fece: Perch non vai a messa?.
Ho il permesso.
Di chi? Di Dio?
No: di padre Anglada.
Cavolo. Ma perch non ci vai?
Non sono cristiano.
Accidenti! Silenzio disorientato. Si pu non essere cristiani?
Immagino di s. Io non lo sono.
Ma che sei? Buddista? Giapponese? Comunista? Eh?
Non sono niente.
Si pu non essere niente?
Non ho mai saputo rispondere a questa domanda che mi hanno fatto da piccolo, perch
lenunciato mi mette langoscia. Si pu non essere niente? Io sar niente. Sar come lo zero che non 
un numero naturale n intero n razionale n reale n complesso, ma lelemento neutro nella somma
dei numeri interi? Neanche questo, temo: quando non sar, smetter di essere necessario, ammesso che
adesso lo sia.
Augh. Adesso mi sono perso.
 meglio non complicare le cose.
No, se  per me...
Allora zitto, Aquila Nera.
Io credo nel Grande Spirito di Manit che copre di bisonti la prateria, offre al popolo pioggia e
neve, muove il sole che ci scalda e lo fa sparire per andare a dormire, fa soffiare il vento, guida il fiume
nel suo letto, punta locchio dellaquila sulla vittima e infonde coraggio al guerriero che si prepara a
morire per il suo popolo.
Ehi, Adri. Dove sei?
Adri sbatt le palpebre e disse qui, con te, a parlare di Dio.
A volte te ne vai.
Io?
A casa dicono che  perch sei dotto.
Non sono un cavolo, io. Mi piacerebbe, a me, avere...
Non cominciare.
Ti vogliono bene.
A casa tua, no?
No. Mi calcolano. Mi misurano il quoziente dintelligenza, parlano di mandarmi in Svizzera in
una scuola speciale, parlano di farmi fare tre anni in uno.
Ehi, forte! Lo guard con la coda dellocchio. No?
No. Discutono di me, ma non mi vogliono un pizzico di bene.
Bah. A me, i baci...
Quando mia madre disse Lola Piccola, vai a prendere i grembiuli da Rosita, seppi che era il
nostro momento. Come due ladri, come il Signore quando verr a prenderci, siamo entrati nella casa
proibita. In rigoroso silenzio ci siamo intrufolati nello studio, attenti ai rumori che potevano venire dal
fondo, dove mia madre e la signora Angeleta ripassavano i vestiti. Ci mettemmo qualche minuto ad
abituarci al buio e allatmosfera sempre cos densa di quella stanza.
Sento una strana puzza disse Bernat.
Ssssh! sussurrai un po melodrammaticamente, perch la mia intenzione principale era quella
di impressionare Bernat adesso che cominciavamo a essere amici. Gli dissi che non era una puzza, ma
il peso della storia di cui erano carichi gli oggetti della collezione; non mi cap; probabilmente
neanchio ero molto consapevole del fatto che ci che dicevo era verit.
Quando gli occhi si furono abituati al buio, la prima cosa che fece Adri fu osservare
soddisfatto la faccia meravigliata di Bernat, che non sentiva pi una strana puzza ma il peso della storia
di cui erano carichi gli oggetti che cominciava a intravedere. Due scrittoi, uno pieno di manoscritti con
una stranissima lampada che era anche... Che  questo? Ah, una lente dingrandimento. Accidenti... E
un sacco di libri vecchi. In fondo, una libreria piena di libri ancora pi vecchi; a sinistra una parete
piena di quadretti.
Valgono molto?
Pfff!
Che vuol dire pfff?
Uno schizzo di Vayreda. Adri indic orgoglioso il quadretto incompiuto.
Ah.
Sai chi  Vayreda?
No. Vale molto?
Moltissimo. E questa  unincisione di Rembrandt. Non  un pezzo unico, altrimenti...
Gi.
Sai chi  Rembrandt?
No.
E questo cos piccolo...
 molto bello.
S.  quello che vale di pi.
Bernat si avvicin alle gardenie giallo pallido di Abraham Mignon come se le volesse annusare.
S, insomma, come se ne volesse annusare il prezzo.
Quanto vale?
Migliaia di pesetas.
Ma di! Qualche momento di meditazione. Quante migliaia?
Non lo so, moltissime.
Meglio lasciarlo sul vago. Era un buon inizio e adesso dovevo solo dare il colpo finale. Lo misi
quindi di fronte alla vetrina e lui reag subito con un cavolo, e questo cos?
Una daga Kaiken delle bushi disse orgoglioso Adri.
Bernat apr lanta della vetrina e io guardai, nervoso, la porta dello studio; lui prese in mano la
daga Kaiken delle bushi, come quella del negozio, la esamin incuriosito, si avvicin alla finestra per
vederla meglio e la estrasse dal fodero.
Attento dissi con voce misteriosa, poich mi sembrava che non fosse particolarmente colpito.
Che vuol dire una daga caichen dellebusci?
Il pugnale che le donne giapponesi guerriere usano per suicidarsi. A bassa voce: Lo
strumento del suicidio.
E perch si devono suicidare? non sorpreso, non emozionato, quellimbecille di Bernat.
Be... Con uno sforzo di immaginazione, la buttai l: Se le cose non gli vanno bene nella
vita; se perdono. E per concludere lo sfoggio di cultura: Epoca Edo, Sedicesimo secolo.
Accidenti!
La osserv attentamente, forse per figurarsi nella mente un suicidio di donna giapponese
guerriera dellebusci. Adri gli prese la daga dalle mani, la rimise nel fodero e, con movimenti
esageratamente cauti, la ripose nella vetrina degli oggetti preziosi. La chiuse senza fare rumore. In quel
momento era gi deciso a mostrare la carta vincente al suo amico. Ero stato in dubbio fino ad allora, ma
volevo infrangere lo sforzo che stava facendo Bernat per non lasciarsi prendere dallemozione, e persi
il senso della prudenza. Mi portai le dita alle labbra chiedendo silenzio assoluto, accesi la lampada
giallognola nellangolo e composi la combinazione della cassaforte: sei, uno, cinque, quattro, due, otto.
Mio padre non la chiudeva mai a chiave. Solo con la combinazione. Aprii la camera segreta dei tesori
di Tutankhamon. Alcuni manoscritti antichi, due scatoline chiuse, buste piene di documenti, tre fasci di
banconote in un angolo e, sullo scaffale inferiore, una custodia di violino con una macchia indefinita
sul coperchio. La tirai fuori con molta attenzione. Aprii la custodia e fece la sua apparizione il nostro
storioni. Pi risplendente che mai. Lo portai sotto il cono di luce e gli misi la effe davanti al naso.
Leggi gli ordinai.
Laurentius Storioni Cremonensis me fecit. Sollev la testa meravigliato. Che vuol dire?
Leggi tutto lo rimproverai con santa pazienza.
Bernat si affacci allapertura di risonanza del violino ed esamin di nuovo linterno. Dovette
mettere bene la cassa sotto la luce per poter leggere uno, sette, sei, quattro.
Millesettecentosessantaquattro dovette dire Adri.
Cavolo... Lasciamelo toccare un po. Fammi sentire come suona.
S, e poi ce le suona mio padre. Puoi solo metterci un dito sopra.
Perch?
 loggetto di maggior valore di tutta la casa, hai capito?
Pi dei fiori gialli di questo non so chi?
Molto di pi. Moltissimo di pi.
Bernat ci mise il dito sopra; ma in un momento di distrazione mia pizzic il re. Suon dolce,
vellutato.
 un po basso.
Hai lorecchio assoluto?
Cosa?
Come sai che  un po basso?
Perch il re devessere un po, un pochino pi alto, niente, un pelino.
Cavolo, che invidia che mi fai! Nonostante quel pomeriggio mi fossi proposto di lasciare
esterrefatto Bernat, lesclamazione mi usc dallanima.
Perch?
Perch hai lorecchio assoluto.
Che vuol dire?
Lascia stare. E per tornare alla situazione iniziale: Millesettecentosessantaquattro, capito?.
Millesettecentosessantaquattro... Lo disse con ammirazione sincera e questo mi piacque
molto. Lo accarezz di nuovo, sensualmente, come aveva fatto quando aveva detto lho finito, Maria,
amore. E lei aveva sussurrato sono orgogliosa di te. Lorenzo gli accarezz la pelle ed ebbe
limpressione che lo strumento avesse un fremito, e Maria si sent un po gelosa. Ammir con le mani il
ritmo della curvatura. Lo lasci sul tavolo del laboratorio, si allontan fino a non sentirne pi lodore
intenso dellabete e dellacero miracolosi e lo contempl, orgoglioso, nellinsieme. Mastro Zosimo gli
aveva insegnato che un buon violino, oltre a suonare bene, deve essere gradevole alla vista e fedele alle
proporzioni che lo rendono prezioso. Si sent soddisfatto. Con unombra di dubbio, perch non sapeva
ancora il prezzo che doveva pagare per il legno. Ma soddisfatto, s. Era il primo violino che cominciava
e finiva da solo e sapeva che era molto buono.
Lorenzo Storioni fece un sorriso di sollievo. Sapeva anche che con la verniciatura il suono
avrebbe preso il colore necessario. Non sapeva se mostrarlo prima a mastro Zosimo o andare a offrirlo
direttamente a Monsieur La Guitte, che dicono che, un po stufo degli abitanti di Cremona, torner
presto a Parigi. Una sorta di senso di fedelt verso il maestro lo port a recarsi alla bottega di Zosimo
Bergonzi con lo strumento ancora pallido come un cadavere nella sua bara provvisoria. Tre teste si
levarono dal proprio lavoro quando lo videro entrare. Il maestro comprese subito il sorriso del suo
discepolo, lasci sulla tavola il fondo del violoncello che stava lucidando e port Lorenzo fino alla
finestra che dava sulla strada di sotto, quella da cui entrava la luce migliore per esaminare gli strumenti.
In silenzio, Lorenzo estrasse il violino dalla custodia di legno di pino e lo mostr al maestro. La prima
cosa che fece Zosimo Bergonzi fu accarezzarlo sul fianco e sulla tavola armonica. Cap che tutto
funzionava come aveva previsto quando, qualche mese prima, aveva regalato in segreto al suo
discepolo Lorenzo del legno eccezionale perch desse prova di aver davvero imparato i suoi
insegnamenti.
Davvero me lo regalate? aveva chiesto stupito Lorenzo Storioni.
Pi o meno.
Ma  legno di quello...
S. Di quello portato da Jachiam di Pardc. Adesso  nel suo miglior momento.
Voglio saperne il prezzo, maestro.
Ti ho detto di non preoccuparti. Quando avrai fatto il primo violino ti dir il prezzo.
Nessuno avrebbe mai regalato quel legno. Tanti anni prima, nellanno del Signore 1705, molto
prima che il giovane Storioni fosse nato, quando la terra era sempre pi rotonda, Jachiam limpenitente,
dei Mureda di Pardc, era giunto a Cremona in compagnia di Blond de Cazilhac, su un carro da carico
pieno di legno apparentemente senza valore, cosa che gli aveva risparmiato molti spaventi lungo
linterminabile viaggio. Jachiam era un uomo di oltre trentanni, forte e con lo sguardo cupo per la
determinazione con cui affrontava la vita. Lasci Blond con il carico un po fuori dalla citt, dove lui si
diresse a passo svelto. Arrivato al boschetto di querce, si inoltr di qualche metro. Trov subito un
angolo per poter evacuare in tutta tranquillit. Mentre era l accucciato guard distrattamente davanti a
s e vide degli stracci abbandonati. Degli stracci anonimi che gli ricordarono il dannato farsetto di
Bulchanij di Moena e tutta la disgrazia che era caduta sui Mureda di Pardc e che forse adesso poteva
aver fine con il colpo di fortuna che gli era capitato tra le mani. Pianse mentre defecava, incapace di
frenare i nervi. Quando si fu calmato del tutto, con il corpo alleggerito e i vestiti sudici sistemati, entr
in citt e si present nella bottega di Stradivari, come aveva fatto varie volte da ragazzo. Chiese di
mastro Antonio. Gli disse che sapeva che stava per avere dei problemi con il legno a causa
dellincendio del Paneveggio di quindici anni prima.
Lo prendo da altre parti.
S, lo so. Dai boschi sloveni. Quando farete il primo strumento vi accorgerete che il suono 
spento.
Non c altro legno.
S che ce n. Ce lho io.
Doveva essere proprio serio il problema per Stradivari, perch segu lo sconosciuto fino al
luogo dove aveva nascosto il carro, un po fuori Cremona. Lo accompagnava Omobono, il pi
silenzioso dei suoi figli, e un apprendista che si chiamava Bergonzi. Esaminarono tutti e tre il legno,
tagliandone dei pezzetti, masticandoli, guardandosi furtivamente, e Jachiam, il figlio di Mureda, li
osservava soddisfatto, sicuro del proprio lavoro, mentre esaminavano e rimiravano i pezzi che avevano
tagliato. Si stava ormai facendo buio quando mastro Antonio affront Jachiam: Dove hai preso questo
legno?.
Molto lontano. Viene da ponente, da un luogo freddo.
Come so che non lhai rubato?
Vi dovete fidare di me. Il legno  tutta la mia vita: lo so fare cantare, lo so odorare, lo so
scegliere.
 molto buono e ben legato insieme. Dimmi, dove hai imparato il mestiere?
Sono un figlio di Mureda di Pardc. Chiedetelo a mio padre.
Pardc?
Qui gi la chiamate Predazzo.
Mureda di Predazzo  morto.
A Jachiam sgorgarono due lacrime improvvise. Dolore, mio padre  morto e non mi vedr
tornare a casa con dieci sacchi doro perch nessuno in famiglia debba mai pi lavorare, n lui n
nessuno dei miei fratelli o sorelle: Agno, Jenn, Max, Hermes dalla mente debole, Josef, Theodor che
non cammina, Micur, Ilse, Erica, Katharina, Matilde, Gretchen e la piccola Bettina, la mia piccola
cieca, che mi ha regalato la medaglietta di santa Maria dai Cif che le aveva dato nostra madre prima di
morire.
Morto? Mio padre?
Dal dispiacere per lincendio del bosco. Dal dispiacere per la morte del figlio.
Quale figlio?
Jachiam, il migliore dei Mureda.
Jachiam sono io.
Jachiam  morto annegato nei gorghi di Forte Buso poco dopo lincendio. Con sguardo
ironico: Se sei il figlio di Mureda, te ne dovresti ricordare.
Jachiam figlio di Mureda di Pardc sono io insistette Jachiam figlio di Mureda di Pardc
mentre Blond de Cazilhac li ascoltava con grande interesse, anche se ogni tanto perdeva qualche parola
perch parlavano troppo in fretta per lui.
So che mi stai mentendo.
No. Guardate, maestro.
Si sfil la medaglietta dal collo e la mostr al maestro Stradivari.
Che cos?
Santa Maria dai Cif di Pardc. La protettrice dei legnaioli. La santa patrona dei Mureda. Era
di mia madre.
Stradivari prese la medaglietta e la osserv attentamente. Una madonna ieratica e un albero.
Un abete, maestro.
Un abete sul fondo gliela restitu. Questa  una prova?
La prova  il legno che vi offro, mastro Antonio. Se non lo volete, lo offrir a Guarneri o a
qualsiasi altro. Sono stanco. Voglio tornare a casa per vedere se i miei fratelli sono ancora tutti vivi.
Voglio vedere se Agno, Jenn, Max, Hermes dalla mente lenta, Josef, Theodor lo zoppo, Micur, Ilse,
Erica, Katharina, Matilde, Gretchen e la piccola Bettina che mi ha regalato la medaglietta sono vivi.
Antonio Stradivari, davanti alla possibilit che fosse Guarneri a beneficiare di quel legno, fu
generoso e pag molto bene quel carico che gli avrebbe risparmiato sudore e fatica quando lavesse
potuto utilizzare, dopo qualche anno di tranquillo invecchiamento in magazzino. Cos si era ben
rifornito per il futuro. Per questo i violini che costru ventanni dopo furono i migliori. Non lo poteva
ancora sapere. Ma Omobono e Francesco, morto il maestro, lo sapevano quando ancora conservavano
una grande quantit di lamine di quel legno misterioso venuto da ponente, e cercavano di usarlo con
molta parsimonia. E quando entrambi morirono, la bottega pass nelle mani di Carlo Bergonzi, insieme
allangolo con il legno che serbava quel segreto. E Bergonzi trasmise il segreto ai suoi due figli.
Adesso, il minore dei Bergonzi, diventato mastro Zosimo, rimirava il primo strumento del giovane
Lorenzo alla luce della finestra della Cucciatta. Esamin linterno: Laurentius Storioni Cremonensis
me fecit, millesettecentosessantaquattro.
Perch hai sottolineato Cremonensis?
Per lorgoglio di esserlo.
Questa  una firma. Dovrai fare lo stesso su tutti i violini che costruirai.
Sar sempre orgoglioso di essere nato a Cremona, mastro Zosimo.
Questi, soddisfatto, restitu il cadavere al suo autore, che lo ripose nella bara.
Non dire mai a nessuno dove prendi il legno. E comprane in abbondanza, rifornisciti per vari
anni. A qualsiasi prezzo, se vuoi avere futuro.
S, maestro.
E non lo rovinare con la vernice.
So come fare, maestro.
Lo so che lo sai. Ma non lo rovinare.
Quanto vi devo per il legno, maestro?
Solo un favore.
Sono ai vostri ordini...
Allontanati da mia figlia.  troppo giovane.
Cosa?
Mi hai sentito. Non me lo far ripetere. Allung la mano verso la custodia. Oppure ridammi
il violino e il legno che hai usato per farlo.
Ma io...
Impallid come il suo primo violino. Non os guardare lo sguardo del maestro e usc in silenzio
dalla bottega di Zosimo Bergonzi.
Lorenzo Storioni pass qualche settimana rinchiuso nel laboratorio per il processo di
verniciatura mentre cominciava un nuovo violino e rifletteva sul prezzo che gli aveva chiesto Zosimo.
Quando il suono fu come doveva essere, Monsieur La Guitte, che oziava ancora per Cremona, pot
contemplare con interesse quel colore di vernice un po scuro che sarebbe poi stata la caratteristica
degli storioni. Lo porse al ragazzo asciutto e taciturno, che prese larco e cominci a suonare. Lorenzo
Storioni aveva le lacrime agli occhi, per il suono e per Maria. Era un suono ancora pi bello di quello
che aveva ottenuto lui. Maria, ti amo. Quante pi lacrime, tanti pi fiorini da aggiungere al prezzo
inizialmente previsto.
Mille fiorini, Monsieur La Guitte.
La Guitte lo guard fisso negli occhi per dieci imbarazzantissimi secondi. Osserv di sfuggita il
ragazzo asciutto e di poche parole, che abbass gli occhi in segno di assenso; e Storioni pens che
sicuramente avrebbe potuto chiedere un po di pi, che su questo aspetto aveva ancora da imparare.
Maria, amore, non ci possiamo vedere pi.
 una vera fortuna disse La Guitte con una smorfia di rifiuto.
Sua signoria sa che li vale. E Lorenzo, con un gesto di supremo coraggio, prese il violino.
Se non lo volete, aspetto altri acquirenti la settimana prossima.
Perch, Lorenzo, amore mio?
Il mio cliente vorr uno stradivari, o un guarneri... Voi siete ancora uno sconosciuto, Storioni!
Connais pas.
Tra dieci anni vorranno avere tutti uno storioni a casa. Infil il violino nella custodia.
Tuo padre mi ha proibito di vederti. Per questo mi ha regalato il legno.
Ottocento sent dire al francese.
No! Io ti amo. Ci amiamo!
Novecentocinquanta.
S, ci amiamo; ma tuo padre non vuole che... io non posso...
Novecento perch ho fretta.
Fuggiamo, Lorenzo!
Daccordo. Novecento.
Fuggire? Come vuoi che fugga da Cremona se sto mettendo su un laboratorio?
Era vero che aveva fretta. Monsieur La Guitte fremeva per partire con i nuovi strumenti
comprati e quasi nulla lo tratteneva a Cremona, tranne i favori della bruna e appassionata Carina. Pens
che quello poteva essere un buon violino per Monsieur Leclair.
Mettilo su in unaltra citt!
Lontano da Cremona? Mai!
Traditore, Lorenzo! Vile, Lorenzo! Tu non mi ami.
Se lanno prossimo torno con un paio di ordini, ritoccheremo i prezzi a mio favore avvert La
Guitte.
S che ti amo, Maria. Con tutto il cuore. Ma non vuoi capire che...
Daccordo, Monsieur La Guitte.
C unaltra donna, vero? Traditore!
No, no! Lo sai com tuo padre. Mi ha legato mani e piedi.
Vigliacco!
La Guitte pag senza discutere oltre. Era convinto che lo stesso Leclair, a Parigi, avrebbe
pagato senza battere ciglio fino a cinque volte quella somma e si sent felice di fare il lavoro che
faceva. Peccato che sarebbe stata lultima settimana in cui avrebbe dormito con la dolce Carina.
Anche Storioni si sent felice di fare il lavoro che faceva. Ma si sentiva anche triste perch fino
ad allora non aveva pensato che vendere uno strumento significava perderlo di vista per sempre. E fare
lo strumento per lui aveva significato anche perdere un amore. Ciao,* Maria. Vigliacco. Ciao,* amore.
Non sei di parola. Ciao,* ti ricorder sempre. Mi hai cambiato per un buon legno, Lorenzo: potessi
morire qui sul colpo! Ciao,* Maria, non sai quanto mi dispiace. Voglia il cielo che ti marcisca il legno;
o che ti si bruci in un incendio. Ma peggio and a Monsieur Jean-Marie Leclair di Parigi o Leclair
lAn o tonton Jean, a seconda di chi gli si rivolgesse, perch, a parte il prezzo gonfiato che gli
chiedevano, dallo strumento pot a malapena sentire, in pratica, quel re vellutato e dolce che aveva
fatto suonare imprudentemente Bernat.
Fu una delle molte volte nella vita in cui mi sono lasciato portare da un accesso di follia perch
avevo capito che dovevo trarre vantaggio dalla superiorit musicale di Bernat, ma per farlo era
necessario un colpo a effetto. Mentre lasciavo che il mio nuovo amico accarezzasse la tavola armonica
dello storioni con la punta delle dita, mi venne da dirgli se mi insegni a fare il vibrato, te lo potrai
portare un giorno a casa.
Accidenti!
Bernat sorrise, ma qualche secondo dopo torn serio, direi quasi desolato: Non  possibile: il
vibrato non si insegna; si trova.
Si insegna.
Si trova.
Non ti presto lo storioni.
Ti insegner a vibrare.
Adesso.
Va bene, adesso. Ma poi lo porto via con me.
Oggi non  possibile. Devo studiare il modo. Un giorno.
Silenzio, calcolo, non guardarsi negli occhi, pensare al suono magico e non fidarsi di me.
Un giorno  come non dire niente. Quando?
La settimana prossima. Te lo giuro.
Nella mia stanza, davanti al leggio con il ev?ik di scale e arpeggi aperto alla pagina del
maledetto esercizio XXXIX, che era la sintesi rigorosamente geniale, secondo la Trullols, di ci che io
dovevo imparare nella vita, prima e dopo avere affrontato la doppia corda, passarono mezzora, Bernat
a far prolungare i suoni con un vibrato misurato e dolce, e Adri a osservarlo, vedendo che Bernat
chiudeva gli occhi mentre si concentrava sul suono, pensando per far vibrare il suono devo chiudere gli
occhi, a provarci, chiudendo gli occhi... ma il suono gli veniva scarno, beffardo, con voce danatra.
Chiuse gli occhi e strinse forte le palpebre; ma il suono gli sfuggiva.
Sai che c? Sei troppo nervoso.
Chi  nervoso sei tu.
Io? Ma che dici?
S, perch se non me lo insegni bene, lo storioni te lo scordi. La settimana prossima e per tutta
la vita.
Questo si chiama ricatto morale. Ma Bernat non sapeva che altro fare oltre a non dire mai pi
che il vibrato non si insegna, si trova. Gli fece guardare la posizione della mano, la sequenza dei
movimenti delle dita.
No, non si tratta di fare la maionese con le corde. Rilassati!
Adri non sapeva bene cosa volesse dire rilassarsi; ma si rilass; chiuse gli occhi e trov il
vibrato alla fine di un lungo do sulla seconda corda. Me ne ricorder tutta la vita, perch ebbi la
sensazione di cominciare a imparare a far ridere e piangere il suono. Perch cera Bernat davanti e
perch a casa non si poteva fare; altrimenti, avrei cominciato a urlare dalla gioia.
Malgrado quellepifania che ancora ricordo, malgrado il sentimento di riconoscenza infinita
verso il mio nuovissimo amico, non me la sentii di parlargli n del capotrib arapaho n di Carson il
masticatore di tabacco, perch non era bello che un ragazzotto di dieci anni con la fama di superdotato
giocasse ancora con capitrib arapaho e sceriffi dallanimo duro e la barba folta. Rimasi semplicemente
a bocca aperta ricordando il suono che avevo emesso io con il mio violino da studio. Era stato con la
seconda corda in prima posizione: suonava un do e Adri laveva fatto vibrare con il secondo dito.
Erano le sette di sera di non so che giorno dautunno o dinverno del millenovecentocinquantasette a
Barcellona, in quella che sar sempre la mia casa a carrer de Valncia, nel cuore dellEixample, al
centro del mondo, e io pensavo di star toccando il cielo, senza essere consapevole dellinferno che
avevo cos vicino.
...
.
...
Capitolo nove.
...
.
...
Quella domenica, memorabile perch mio padre si era alzato di buon umore, i miei genitori
avevano invitato il dottor Pruns, il miglior paleografo vivo al mondo, secondo mio padre, a prendere il
caff con sua moglie, che era la miglior moglie del miglior paleografo vivo al mondo. Mi fece
locchiolino e io non capii niente, pur sapendo che locchiolino si riferiva a un subtesto essenziale cui
io non potevo arrivare per mancanza di contesto. Mi sembra di averti gi detto prima che da piccolo ero
proprio odioso: le cose le pensavo quasi cos.
Parlarono del caff, della porcellana finissima che esaltava il gusto del caff, di manoscritti, e
ogni tanto si intrattenevano con qualche silenzio imbarazzante. Mio padre, allora, decise di dare un
ultimo colpo di pennello. Ad alta voce, perch lo sentissi dalla mia stanza, lanci un ordine: Adri,
vieni. Mi senti?.
Certo che lo sentiva, Adri. Ma temeva il disastro.
Adri!
S? come se venissi da molto lontano.
Vieni qua.
Adri dovette andare l. Mio padre, con gli occhi lucidi per il cognac; i Pruns che guardavano
il bambino con simpatia. E mia madre che serviva dellaltro caff, disinteressandosi del disastro.
S. Eccomi, buongiorno.
Gli ospiti mormorarono un buongiorno pieno di attese e guardarono contenti il signor Ardvol.
Mio padre mi indic allaltezza del petto e mi ordin: Di i numeri in tedesco.
Pap...
Fa quello che ti dico. Fiammate di cognac negli occhi. Mia madre continuava a servire il
caff, guardando le tazzine di porcellana finissima che esaltavano il gusto del caff.
Eins, zwei, drei.
Piano, piano mi interruppe mio padre. Ricomincia.
Eins, zwei, drei, vier, fnf, sechs, sieben, acht, neun, zehn. E mi fermai.
E poi? mio padre, severo.
Elf, zwlf, dreizehn, vierzehn.
Eccetera, eccetera, eccetera fece mio padre, come se fosse pater DAngelo. Passando a un
tono secco, imperativo: Adesso in inglese.
Basta cos, Flix disse finalmente mia madre.
Ho detto in inglese. E a mia madre, severo: Vero?.
Aspettai qualche secondo, ma mia madre non rispose.
One, two, three, four, five, six, seven, eight, nine, ten.
Bravissimo, ragazzo disse, entusiasmato, il miglior paleografo vivo al mondo. E sua moglie
applaud silenziosamente, finch mio padre ci interruppe con un aspetta, aspetta, aspetta e mi indic di
nuovo.
Adesso in latino.
Noooo... disse ammirato, arreso, il miglior paleografo vivo al mondo.
Guardai mio padre, guardai mia madre, a disagio come me, ma che non distoglieva lo sguardo
dal caff, e dissi unus una unum, duo duae duo, tres tria, quattuor, quinque, sex, septem, octo, novem,
decem. Poi, supplicando: Pap....
Tu stai zitto mio padre, secco. E guard il dottor Pruns, che disse incredibile, incredibile,
sinceramente ammirato.
Che tesoro comment la moglie del professor Pruns.
Flix... mia madre.
Pap... io.
Zitti! mio padre. Agli ospiti: E questo non  niente. Fece schioccare le dita verso di me e
disse seccamente: Adesso in greco.
Hes ma hn, do, tres tra, tssares tssara, pnte, hx, hept, okt, enna, dka.
For-mi-da-bi-le! I Pruns applaudirono, completamente presi dallo spettacolo.
Augh.
Ora no, Aquila Nera.
Mio padre mi indic, facendo un gesto dallalto in basso, come se volesse mostrare una spigola
appena pescata, e disse con orgoglio: Dodici anni. E a me, senza guardarmi: Su, adesso puoi
andare.
Mi chiusi in camera, risentito con mia madre che non aveva mosso un dito per salvarmi dal
ridicolo. Mi tuffai in Karl May per dimenticare le mie pene. E il lento pomeriggio di domenica lasci il
posto alla sera e alla notte. N Aquila Nera n il coraggioso Carson osarono disturbare la mia
sofferenza.
Finch un giorno conobbi il vero volto di Ceclia. Ci misi molto ad accorgermene. Il
campanellino del negozio suon quando Adri, che ufficialmente, per sua madre, si trovava agli
allenamenti della squadra di pallamano della scuola, era nellangolo dei manoscritti, ufficialmente, per
il signor Berenguer, a fare i compiti, ma in realt a esaminare illegalmente un manoscritto in
pergamena del Tredicesimo secolo, in latino, di cui non capivo quasi niente ma che mi provocava una
fortissima emozione. Il campanellino. Pensai subito pap  tornato improvvisamente dalla Germania e
adesso cominciano i guai; preparati, pensavi di farla franca con la tua bugia su tre fronti. Guardai verso
la porta: il signor Berenguer, infilandosi il cappotto, disse qualcosa in fretta a Ceclia, che era la
persona appena entrata. Poi, con il cappello in mano, volto arrabbiato e molta fretta, se ne and senza
salutare. Ceclia rimase un attimo in piedi nellingresso, assorta, con addosso il cappotto. Io non sapevo
se dirle ciao, Ceclia, o aspettare che lei mi vedesse. No, meglio dirglielo; ma allora le sembrer molto
strano che non abbia dato segni di vita prima. E il manoscritto? Meglio... no, meglio nascondermi e...
o forse  meglio aspettare di vedere cosa... Mi dovr mettere a pensare in francese.
Decise di rimanere nascosto quando Ceclia, con un sospiro, entr nellufficio togliendosi il
cappotto. Non so perch, ma quel giorno laria era pesante. E Ceclia non usciva dallufficio.
Improvvisamente sento qualcuno che piange. Ceclia stava piangendo nellufficio e io sarei voluto
sparire, perch adesso proprio no, era proprio impossibile che lei sapesse che io lavevo sentita
piangere di nascosto. Gli adulti ogni tanto piangono. E se andavo a consolarla? Mi dispiaceva perch
Ceclia era molto rispettata a casa; persino mia madre, che di solito si riferiva a tutte le donne che
frequentavano mio padre con una smorfia di disprezzo, di Ceclia parlava benissimo. E poi, vedere un
adulto che piange, quando si  piccoli, impressiona molto. Per questo Adri voleva sparire. La donna
fece una telefonata, girando il disco con violenza. Io me la immaginavo arrabbiata, adirata, e non
capivo che chi era in pericolo ero io perch da un momento allaltro avrebbero chiuso il negozio e io l
dentro, murato vivo.
Sei un vigliacco. No, no, fammi parlare: un vigliacco. Mi hai tenuto cinque anni con il
ritornello di s, Ceclia, il mese prossimo glielo dico, te lo prometto. Vigliacco. Cinque anni rifilandomi
una scusa dietro laltra. Cinque anni! Non sono una bambina, io.
Su questo ero daccordo. Sul resto non potevo farmi unidea. E Aquila Nera a casa, a
sonnecchiare tranquillo sul comodino.
No, no, no! Ora parlo io: non andremo mai a vivere insieme perch non mi ami. No, tu stai
zitto, adesso parlo io. Ti ho detto di stare zitto! Te le puoi mettere in culo tutte le tue belle parole. 
finita. Hai capito? Cosa?
Adri, dal suo tavolo dei manoscritti, non sapeva che cosa fosse finita n se ci lo riguardasse;
non capiva perch le persone grandi fossero sempre cos di pessimo umore perch non mi ami, e questa
cosa di amarsi cominciavo a scoprire che era una seccatura, con i baci e tutto il resto.
No. Non dire niente. Come? Perch metto gi quando mi pare e piace. Nossignore: me ne
sbatto di quello che dici.
Era la prima volta che sentivo dire me ne sbatto di qualcosa. Sbattere, dal latino ex-batte?re,
variante di battue?re, di origine sconosciuta. Col tempo si  arricchito di usi e significati, compreso
quello cui era appena ricorsa Ceclia. Ed era curioso che lavessi sentito in bocca alla persona pi
educata che conoscevo. Ceclia riattacc con tanta forza che mi sembr che avrebbe potuto rompere il
telefono. E si mise a lavorare alletichettatura del nuovo materiale e alla sua catalogazione nei due libri
in cui venivano registrati gli oggetti in entrata, seria, con i suoi occhiali, senza alcun segno apparente
del terremoto di pochi istanti prima. Non feci fatica a uscire dalla porta secondaria e a rientrare dalla
strada, dire ciao Ceclia e constatare che non cerano tracce di lacrime su quel viso sempre ben curato.
Come stai, tesoro? mi sorrise.
E io a bocca aperta, perch sembrava unaltra donna.
Cosa hai chiesto ai Re Magi? si interess.
Io mi strinsi nelle spalle perch a casa non abbiamo mai festeggiato i Re Magi, perch i Re
Magi sono i genitori e non si deve cadere in superstizioni primitive: quindi, sin dal primo giorno in cui
ho sentito parlare dei Re Magi, lattesa eccitata dei regali per me  stata unattesa rassegnata di ci che
mio padre aveva deciso che doveva essere il mio o i miei regali dei Re Magi, che non avevano alcuna
relazione con il mio rendimento a scuola, che si dava per scontato, n con il mio buon comportamento,
anche quello dato per scontato. Per ricevevo qualche regalo da bambino che contrastava con la seriet
generale della casa.
Ho chiesto una... Ricordai che mio padre mi aveva comunicato che avrei ricevuto un camion
che faceva rumore con una sirena e che povero me se lavessi fatta suonare dentro casa. Un camion
con la sirena.
Su, dammi un bacio decise Ceclia facendo segno con il braccio di avvicinarmi a lei.
Mio padre torn da Brema una settimana dopo con un vaso miceneo, che rimase in negozio per
tanti anni, nonch, da quanto riuscii a capire, con molte carte utili e un paio di possibili perle sotto
forma di prime edizioni o manoscritti autografi, oltre a un manoscritto del Quattordicesimo secolo che
lui diceva sarebbe diventato uno dei suoi gioielli preferiti. A casa e al lavoro gli dissero che cerano
state un paio di telefonate strane di qualcuno che chiedeva di lui. E, come se non gli importasse nulla di
ci che doveva succedere pochi giorni dopo, mi disse guarda, guarda, guarda che meraviglia, e mi
mostr dei quaderni: era un manoscritto delle ultime cose scritte da Proust. Della Recherche. Un
pasticcio di scrittura piccola, paragrafi scritti sul margine, note, frecce, foglietti tenuti insieme con delle
clip... Di, leggi.
Ma non si capisce niente.
Su, di!  la fine. Le ultime pagine; lultima frase: non mi dire che non sai come finisce la
Recherche.
Io non risposi. Mio padre si accorse da solo di aver tirato troppo la corda e dissimul in quel
modo che gli riusciva cos bene: Non mi dire che non sai ancora il francese!.
Oui, bien sr: ma non capisco la scrittura!
Non era sicuramente la risposta giusta perch mio padre, senza aggiungere altro, chiuse il quaderno e lo ripose nella cassaforte, mentre diceva tra i denti dovr pensare qualcosa perch cominciamo ad avere troppi tesori in questa casa. E io capii cominciamo ad avere troppi morti in questa casa.
...
.
...
Capitolo dieci.
...
.
...
Pap... Sai, figlio mio... A pap...
Che c? Cosa  successo?
 andato in cielo.
Ma il cielo non esiste!
Pap  morto.
Mi colp di pi la faccia pallidissima di mia madre che la notizia. Mi sembr che fosse lei la
morta. Pallida come il violino del giovane Lorenzo Storioni prima di essere verniciato. E i suoi occhi
pieni di angoscia. Non avevo mai sentito mia madre con la voce rotta. Senza guardarmi, con gli occhi
fissi sulla macchia della parete del letto, mi stava dicendo non gli ho dato un bacio quando  uscito di
casa. Forse con un bacio lavrei salvato. E mi sembr che aggiungesse, a voce pi bassa, se se lo fosse
meritato. Ma fu solo unimpressione.
Siccome non lavevo capita bene, mi chiusi nella mia stanza disordinata, stringendo forte il
camion della Croce Rossa che mi avevano portato i Re Magi, mi sedetti sul letto e mi misi a piangere
silenziosamente, come si facevano sempre le cose a casa perch se mio padre non stava studiando dei
manoscritti, stava leggendo oppure stava morendo.
Non chiesi particolari a mia madre. N potei vedere mio padre morto perch mi avevano detto
che aveva avuto un incidente, che laveva investito un camion sulla carretera de lArrabassada, che non
 sulla strada dellAteneu, e che, insomma, non lo puoi vedere, no, assolutamente. E io con
quellangoscia perch dovevo trovare subito Bernat, prima che mi crollasse il mondo addosso e mi
mettessero in prigione.
Dimmi, perch aveva il tuo violino?
Eh? Cosa?
Perch tuo padre aveva con s il tuo violino? ripet Lola Piccola.
Adesso si sarebbe saputo tutto e io sarei morto di paura. Ebbi ancora la forza di mentire: Me
lha chiesto, non so perch. Non me lha detto. E alla disperata: Era molto strano, pap.
Quando dico bugie, cosa che succede spesso, ho la sensazione che tutti se ne accorgano. Mi si
infiamma il viso, mi sento arrossire, mi guardo intorno in cerca dellinavvertita incoerenza in agguato
nella storia che sto costruendo... vedo che sono nelle mani degli altri e ogni volta mi stupisco che non
se ne siano accorti. Mia madre di sicuro non se ne rende conto; ma sono convinto che Lola Piccola s. E
fa finta di niente.  un mistero, questo delle bugie. Adesso, da grande, divento ancora rosso quando le
dico e sento la voce della signora Angeleta, che una volta in cui dissi che quella barretta di cioccolato
non lavevo rubata io, mi prese la mano, me la fece aprire e mostr a mia madre e a Lola Piccola la mia
mano ignominiosamente sporca di cioccolato. La richiuse, come fosse un libro, e mi disse sacchiappa
prima un bugiardo che uno zoppo, ricordatelo sempre, Adri. E ancora me lo ricordo, a sessantanni
suonati. I miei ricordi sono incisi nel marmo, signora Angeleta, e marmo torneranno. Ma adesso il
problema non era la barretta di cioccolato rubato. Feci unespressione triste, il che non mi richiese
molti sforzi perch sentivo una grande tristezza e una grande paura, e dissi io non so niente, e mi misi a
piangere perch era morto mio padre e...
Lola Piccola usc dalla stanza e sentii che parlava con qualcuno. Poi entr in camera mia uno
sconosciuto, che puzzava di fumo, parlava in spagnolo, non si era tolto il cappotto e aveva il cappello
in mano, e mi chiese come ti chiami.
Adri.
Perch tuo padre aveva con s il tuo violino? Cos, come una domanda stanca.
Non lo so, te lo giuro.
Luomo mi mostr dei pezzetti di legno del mio violino da studio.
Lo riconosci?
S...  il mio violino... Era il mio violino.
Te lha chiesto?
S mentii.
Senza darti spiegazioni?
No. S.
Suona il violino?
Chi?
Tuo padre.
No, macch.
E dovetti reprimere un sorriso beffardo; al solo pensiero di mio padre che suonava il violino mi
veniva da. Luomo con il cappotto, il cappello e la puzza di fumo guard mia madre e Lola Piccola, che
annuirono in silenzio. Luomo indic con il cappello il camion della Croce Rossa che avevo in mano e
disse questo camion  proprio bello. E usc dalla stanza. Rimasi solo con le mie bugie e senza capire
niente. Da dentro il camion ambulanza, Aquila Nera mi lanci uno sguardo di commiserazione. So che
disprezza quelli che dicono le bugie.
Il funerale fu cupo, pieno di signori seri con il cappello in mano e di signore che si coprivano la
faccia con una mantiglia fine. Vennero i cugini di Tona e dei cugini sconosciuti di secondo grado di
Amposta che si chiamavano Bosch, e per la prima volta nella mia vita notai di essere al centro
dellattenzione, vestito di nero e ben pettinato, con la riga di lato bella dritta, perch Lola Piccola mi
aveva messo una dose doppia di brillantina e mi diceva che ero bellissimo. Poi mi aveva dato un bacio
in fronte come quelli che non mi d mia madre, ancor meno adesso, che neanche mi guarda. Dicono
che mio padre fosse nella cassa scura, ma io non potei verificarlo. Lola Piccola mi disse che aveva
molte ferite e che era meglio non vederlo. Povero pap, tutto il giorno sui libri e circondato da oggetti
rari, e poi muore pieno di ferite.  decisamente idiota la vita. E se erano ferite provocate da una daga
Kaiken del negozio? No: mi avevano detto che era stato un incidente.
Per qualche giorno abbiamo vissuto con le tende tirate e in casa era tutto un sussurro. Lola mi
stava pi dietro e mia madre passava ore e ore seduta sulla poltrona dove prendevano il caff, davanti
alla poltrona vuota dove mio padre prima di morire prendeva il caff. Ma lei non prendeva il caff
perch non era lora del caff. Era complicato tutto questo. Io non sapevo se mi potevo sedere sullaltra
poltrona perch mia madre non mi vedeva e per quanto le dicessi ehi, mamma, lei mi stringeva il polso
ma guardava la carta da parati sul muro e non mi diceva niente; io allora pensavo  lo stesso e non mi
sedevo sulla poltrona di mio padre, e pensavo che queste cose le fa la tristezza. Anchio ero triste, per
guardavo dappertutto. Furono giorni molto angoscianti perch sapevo che mia madre non mi vedeva.
Poi, a poco a poco, mi ci abituai. Ho la sensazione che a partire da allora mia madre non mi abbia mai
pi visto. Doveva intuire che era tutta colpa mia e per questo non voleva pi sapere niente di me. A
volte mi guarda, ma  solo per darmi istruzioni. E abbandon la mia vita nelle mani di Lola Piccola. Per
il momento.
Senza dirmi niente prima, mia madre si present un giorno a casa con un violino da studio
nuovo, abbastanza buono, ben proporzionato e con un bel suono. Me lo diede quasi senza proferire
parola e senza guardarmi negli occhi. Come se fosse assente e si muovesse per inerzia. Come se stesse
pensando a prima o a dopo ma non a quello che faceva. Ci misi molto a capirla. E ripresi lo studio del
violino che avevo dovuto interrompere ormai da parecchi giorni.
Un pomeriggio, mentre studiavo in camera mia, accordai il sol con tanta furia che lo ruppi.
Allora feci in modo che si rompessero altre due corde, andai in soggiorno e dissi mamma, mamma, mi
devi accompagnare a Casa Beethoven. Non ho pi mi. Lei mi guard. S, insomma, guard pi o meno
verso di me e non disse niente. Le ripetei che dovevo comprare delle corde nuove e a quel punto sbuc
Lola Piccola da dietro qualche tenda e mi disse ci andremo io e te, ma mi devi dire che corde sono
perch per me sono tutte uguali.
Ci andammo in metro. Lola Piccola mi raccont che lei era nata alla Barceloneta e che spesso,
quando passeggiava con le amiche, dicevano andiamo a Barcellona e in dieci minuti erano sulla parte
bassa delle Ramblas e cominciavano a passeggiare su e gi lungo le Ramblas come delle stupide,
ridendo e coprendosi la bocca con la mano perch i ragazzi non le vedessero ridere, che sembra sia pi
divertente che andare al cinema, stando a quanto diceva Lola Piccola. Poi disse che non avrebbe mai
immaginato che in quel negozio cos piccolo e buio vendessero corde di violino. Io chiesi un sol, due
mi e un la Pirastro, e lei disse per,  stato facile: me lavresti potuto scrivere su un foglio e ci sarei
venuta da sola. Allora io le dissi di no, che mia madre mi diceva sempre di accompagnarla, perch non
si sa mai. Lola Piccola pag, uscimmo da Casa Beethoven, si chin per darmi un bacio sulla guancia e
guard la Rambla verso il mare con nostalgia, ma non si copr la bocca con la mano perch non rideva
come una stupida. Allora mi venne da pensare che forse stavo per perdere anche mia madre.
Due settimane dopo il funerale vennero altri signori che parlavano in spagnolo, e mia madre
impallid di nuovo come se morisse per la seconda volta. Ricominciarono i sussurri tra lei e Lola
Piccola, e io mi sentivo escluso, allora mi armai di coraggio e dissi a mia madre mamma, cosa sta
succedendo? Fu la prima volta che mi guard davvero in molti giorni. Mi rispose  troppo grossa, figlio
mio,  troppo grossa.  meglio che... a quel punto entr Lola Piccola e mi port a scuola. Notai allora
che qualche bambino mi guardava in modo strano, pi del solito. E a ricreazione Riera mi si avvicin e
mi disse hanno seppellito anche quella? E io, che? E lui, hanno seppellito anche quella...? E io, quella,
cosa? E Riera, con un sorriso di sufficienza, disse che impressione, no, vedere una testa da sola? E
insistette a chiedere avete seppellito anche quella, eh? E io non capii niente, ma me ne andai
nellangolo al sole, con i bambini che si scambiavano le figurine, e da allora evitai Riera.
Ho sempre fatto fatica a essere un bambino come gli altri. S, insomma, non lo ero. Il mio
problema, che era molto grave e per il quale, secondo Pujol, non cera soluzione, era che mi piaceva
studiare: mi piaceva studiare storia, latino e francese, e mi piaceva andare al conservatorio e che la
Trullols mi facesse fare gli esercizi meccanici, perch facevo le scale e mi immaginavo di essere
davanti a una platea piena e allora gli esercizi mi venivano con un suono un po pi bello. Perch il
segreto  nel suono. Le mani, non c problema, a forza di ore vanno da sole. E a volte improvvisavo.
Mi piaceva tutto questo e mi piaceva anche prendere lenciclopedia Espasa e viaggiare per i suoi
articoli. Allora, quando a scuola il professor Badia faceva una domanda su una cosa qualsiasi, Pujol mi
indicava e diceva che io ero la persona incaricata di rispondere a tutte le domande. A quel punto mi
vergognavo a rispondere alla domanda perch sembrava che mi esibissero come una scimmia, come
fossero mio padre. Esteban, che stava al banco dietro al mio ed era un grande bastardo, mi chiamava
femminuccia ogni volta che rispondevo bene a una domanda, finch un giorno dissi al professor Badia
che non mi ricordavo qual era la radice quadrata di centoquarantaquattro, no, e dovetti uscire per
andare al bagno a vomitare, e mentre vomitavo entr Esteban che mi vide vomitare e mi disse ma
guarda che femminuccia. Ma quando mor mio padre vidi che mi guardavano con un non so che, in
modo diverso, come se fossi salito di categoria. Nonostante tutto, credo che io invidiassi i bambini che
non volevano studiare e che ogni tanto prendevano delle insufficienze. Al conservatorio era diverso
perch prendevi subito in mano il violino e cercavi di tirarne fuori un bel suono, no, no, sembra
unanatra afona, senti qua. E la Trullols prendeva il mio violino e tirava fuori un suono cos bello che,
sebbene avesse parecchi anni e fosse troppo magra, ci manc poco che me ne innamorassi. Era un
suono che sembrava di velluto e aveva il profumo di non so che fiore ma che ricordo ancora.
Io non sapr mai tirar fuori questo suono. E dire che so gi fare il vibrato.
Ogni cosa a suo tempo.
S, ma io non sapr mai...
Mai dire mai, Ardvol.
 probabilmente il consiglio musicale e intellettuale formulato nel modo peggiore ma che pi
mi ha colpito di tutti quelli che ho ricevuto nella mia vita a Barcellona e in Germania. Un mese dopo
avevo notevolmente migliorato il suono. Non aveva ancora un profumo ma sembrava gi un po di
velluto. Adesso che ci penso, per, non tornai subito n a scuola n al conservatorio. Prima passai
qualche giorno a Tona, a casa dei cugini. E quando tornai, cercai di capire comera andata.
Il 7 gennaio il dottor Flix Ardvol usc di casa perch aveva un appuntamento con un collega
portoghese di passaggio a Barcellona.
Dove?
Il dottor Ardvol disse a Adri che al ritorno voleva vedere la sua camera in ordine perch il
giorno dopo finivano le vacanze, e guard sua moglie.
Che hai detto? Us il tono severo del professore che non era, mentre si metteva il cappello.
Lei deglut, come una studentessa che non era. Ma ripet la domanda: Dove ti devi incontrare con
Pinheiro?.
Lola Piccola, che in quel momento entrava nella sala da pranzo, not che latmosfera era
decisamente pesante e torn in cucina. Flix Ardvol fece passare tre o quattro secondi, che a lei
sembrarono umilianti e che diedero tempo a Adri di guardare ora il padre, ora la madre, e di capire che
stava succedendo qualcosa di grosso.
Perch lo vuoi sapere?
Va bene, va bene... Come non detto.
Mia madre si allontan verso linterno dellappartamento senza dargli il bacio che gli aveva
riservato. Prima di raggiungere i territori della signora Angeleta, sent che lui diceva ci dobbiamo
incontrare allAteneu; e calcando la frase: se non hai nulla in contrario. Poi, come punizione per quella
inconsueta indiscrezione, in tono di rimprovero: E non so a che ora torno.
Si infil nello studio e ne usc subito. Sentimmo la porta di casa, il rumore che fece quando la
apr e il botto di quando la chiuse da fuori, forse con pi forza del solito. Poi il silenzio. E Adri
terrorizzato perch suo padre, oddio, si era portato via il violino. La custodia del violino con il violino
da studio dentro. Come un automa, sul piede di guerra, Adri aspett il momento opportuno ed entr
nello studio come un ladro, come il Signore entrer nella tua casa, e, pregando il Dio che non esiste
perch a sua madre non venisse in mente di entrare in quel momento, mormor sei uno cinque quattro
due otto e apr la cassaforte: il mio violino non cera e io volevo morire. Allora cercai di rimettere tutto
al proprio posto e mi chiusi in camera ad aspettare il ritorno di mio padre che, montato su tutte le furie,
avrebbe esclamato chi mi ha voluto fregare? Chi ha accesso alla cassaforte, eh? Eh? Lola Piccola?
Ma io...
Carme?
Per lamor di Dio, Flix.
Allora avrebbe guardato me e avrebbe detto Adri? E io avrei dovuto cominciare a mentire,
malissimo, come sempre, e mio padre avrebbe capito tutto. E, pur avendomi a due passi, avrebbe
gridato come se parlasse da carrer del Bruc e mi avrebbe detto vieni qui; e siccome io non mi sarei
mosso, lui, gridando ancora di pi, avrebbe detto ti ho detto di venire qui! E il povero Adri ci sarebbe
andato a testa bassa e avrebbe cercato di fare linnocente e il tutto sarebbe stato un brutto momento
molto brutto. Ma invece di questo ci fu la telefonata e poi sua madre che entr nella stanza e gli disse
pap... Sai, figlio mio... A pap... E lui: che c? Cosa  successo? E lei,  andato in cielo. E a lui
venne da rispondere ma il cielo non esiste.
Pap  morto.
Quindi il primo sentimento fu di sollievo, perch se era morto non mi avrebbe pi sgridato. Poi
pensai che pensare questo era peccato. E anche che, sebbene il cielo non esistesse, potevo sentirmi un
miserabile peccatore perch sapevo con certezza che mio padre era morto per colpa mia.
La signora Carme Bosch dArdvol dovette effettuare il riconoscimento ufficiale, doloroso e
angosciante, di un corpo senza testa che era quello di Flix: una macchia su... s, questa macchia. S, e
i due nei. E lui, un corpo freddo che non poteva pi rimproverare nessuno, ma lui, senza alcun dubbio,
s, mio marito, il signor Flix Ardvol i Guiteres, s.
Chi ha detto?
Pinheiro. Di Coimbra. Professore di Coimbra, s. Il suo nome  Horacio Pinheiro.
Lei lo conosce, signora?
Lho visto un paio di volte. Quando viene a Barcellona generalmente alloggia allHotel
Coln.
Il commissario Plasencia fece un segno alluomo dai baffi sottili, che usc silenziosamente. Poi
guard quella vedova cos recente che non era ancora vestita a lutto perch erano andati a prenderla
mezzora prima e le avevano detto  meglio che venga con noi, e lei, che succede, e i due uomini mi
dispiace signora, ma non siamo autorizzati a parlarne, e lei si infil il cappotto rosso con un movimento
elegante e disse a Lola Piccola occupati della merenda del bambino, torno subito, e adesso era seduta,
con il cappotto rosso, guardando, senza vederle, le crepe del tavolo del commissario e pensando 
impossibile. E ad alta voce, implorando, diceva mi potreste dire cosa  successo?
Non ce n traccia, commissario disse luomo dai baffi sottili.
N allAteneu, n allHotel Coln, n in nessun posto di Barcellona cera traccia del professor
Pinheiro. Difatti, quando telefonarono a Coimbra, sentirono la voce spaventata del dottor Horacio da
Costa Pinheiro che riusciva a malapena a dire co-co-co-com possibile che che che... se il dottor
Ardvol, se il si... Oh, che orrore. Se il signor, se il, se il... sicuri che non si tratta di una confusione?
Decapitato? E come sapete che... Ma che vuol dire che non...  impossibile.
Pap... Sai, figlio mio, pap  andato in cielo.
Allora capii che era morto per colpa mia. Ma questo non lo potevo dire a nessuno. E mentre
Lola Piccola, mia madre e la signora Angeleta cercavano i vestiti per il defunto e ogni tanto
scoppiavano a piangere, mi sentii miserabile, vigliacco e assassino. E tante altre cose che non ricordo.
Il giorno dopo il funerale, mia madre, mentre si sfregava nervosa le mani, si immobilizz
allimprovviso e disse a Lola Piccola dammi il bigliettino del commissario Plasencia. E Adri sent che
parlava per telefono e che diceva sa, a casa abbiamo un violino di grande valore. Il commissario si
present a casa e mia madre aveva fatto chiamare il signor Berenguer per farsi dare una mano.
Nessuno sa la combinazione della cassaforte?
Il commissario si volt a guardare mia madre, il signor Berenguer, Lola Piccola e me, che
osservavo la scena da fuori lo studio.
Il signor Berenguer chiese la data di nascita mia e quella di mia madre e per qualche minuto
prov a formare la combinazione.
Niente disse preoccupato. E io in corridoio, che per poco non mi viene da dire sei uno cinque
quattro due otto, ma non lo potevo dire perch sarei diventato subito sospetto colpevole di assassinio.
Mentre io non ero sospetto colpevole. Ero solo colpevole. Tacqui. Feci un grande sforzo per tacere; il
commissario chiam dal telefono dello studio e poco dopo assistemmo alla scena di un signore grosso,
che sudava molto perch si vede che stare accovacciato lo stancava ma ci nonostante toccava le cose
con delicatezza, che trov, con uno stetoscopio e molto silenzio, la soluzione della combinazione e la
annot su un bigliettino segreto. Apr la cassaforte con un cerimonioso gesto di soddisfazione e si
rimise in piedi con difficolt facendo posto agli altri. Nella cassaforte cera lo storioni, nudo, senza la
sua custodia, che mi guardava con ironia. Quindi fu il turno del signor Berenguer, che lo prese con i
guanti, lo esamin attentamente sotto il cono di luce sulla scrivania, alz la testa e il sopracciglio destro
e, con una certa solennit, disse a mia madre, al commissario, al signore grasso che si asciugava il
sudore della fronte, allo sceriffo Carson, a Aquila Nera, capotrib arapaho, e a me, che ero dallaltra
parte della porta: Vi posso assicurare che questo  il violino conosciuto con il nome di Vial, costruito
da Lorenzo Storioni. Senza ombra di dubbio.
Senza custodia? Lo tiene sempre senza custodia? il commissario con la puzza di fumo.
Mi sembra di no mia madre. Mi sembra che lo tenesse nella custodia, dentro alla
cassaforte.
E che senso ha che abbia preso la custodia, labbia aperta, abbia lasciato il violino nella
cassaforte, labbia chiusa, abbia chiesto il violino da studio a suo figlio e lo abbia chiuso nella custodia
di quello buono? Eh?
Si guard intorno. Si accorse di me, che ero sulla soglia dello studio cercando di nascondere il
tremito della paura. Le tremblement de la panique. Per qualche secondo il suo sguardo indic che aveva
intuito il perch del mistero. Mi vedevo gi a parlare in francese per tutto questo ccazzo di vita.
Non so cosa fosse successo, non so cosa volesse mio padre. Non so perch, se doveva andare
allAteneu, lo avessero trovato alla carretera dellArrabassada. Io so solo che lo avevo spinto verso la
morte, e oggi, cinquantanni dopo, continuo a pensarlo.
...
.
...
Capitolo undici.
...
.
...
Poi un giorno mia madre usc dalla tana e cominci a osservare le cose con gli occhi. Me ne
accorsi perch mentre eravamo a cena  lei, Lola Piccola e io  mi guard un momento e sembr che
stesse per dire qualcosa, e io tremavo tutto perch ero convinto che stesse per dire lo so, so che pap 
morto per colpa tua e adesso ti denuncer alla polizia, assassino; e io, ma mamma, io, io non volevo, io
non... e Lola Piccola cercava di calmare le acque, perch era sempre quella che si occupava di calmare
le acque in una casa in cui si parlava pochissimo, e lo faceva con poche parole e gesti misurati, Lola
Piccola, ti avrei dovuta tenere accanto a me tutta la vita.
Mia madre continuava a guardarmi e io non sapevo cosa fare. Credo che dalla morte di mio
padre mia madre mi odiasse. Gi prima della sua morte non aveva un grande affetto nei miei confronti.
 strano; perch siamo stati cos freddi a casa gli uni con gli altri? Oggi immagino che tutto sia
cominciato dal modo in cui mio padre ci aveva organizzato la vita. In quel momento, a cena, doveva
essere aprile o maggio, mia madre mi guardava e non diceva niente. Non sapevo cosa fosse peggio: una
madre che neanche ti guarda o una madre che ti incrimina. A quel punto lanci la sua terribile accusa:
Come vanno le lezioni di violino?.
Non sapevo proprio cosa rispondere; ma ricordo che dentro di me sudavo.
Bene. Come sempre.
Sono contenta. Adesso mi perforava con gli occhi. Sei contento con la Trullols?
S. Molto.
E con il violino nuovo?
Be...
Be che vuol dire? Sei contento o no?
Be... Sss...
Sss... o s?
S.
Silenzio. Io abbassavo gli occhi e Lola Piccola ne approfittava per portar via il piatto vuoto dei
fagiolini e far finta di avere molto lavoro in cucina, la vigliacca.
Adri.
La guardai con occhi da pesce lesso. Lei mi osserv come faceva tempo addietro e disse stai
bene?
Sss.
Sei triste.
Sss.
Adesso avrebbe sferrato lattacco finale puntando il dito contro la mia anima nera.
Non mi sono occupata molto di te in questi giorni.
 lo stesso.
No, non  lo stesso.
Lola Piccola torn con lo sgombro fritto, il piatto che io odiavo di pi nella vita, e mia madre,
vedendolo, accenn una specie di sorriso secco e disse sgombro, che bello.
E qui ebbe fine la conversazione insieme allaccusa. Quella sera mangiai tutto lo sgombro che
mi misero nel piatto e bevvi anche il bicchiere di latte; poi, quando stavo per andare a letto, vidi che
mia madre cercava qualcosa nello studio di mio padre, credo che fosse la prima volta che lo faceva
dalla sua morte. Io non riuscii a trattenermi dal fare il ficcanaso, perch per me qualsiasi scusa era
buona per buttare un occhio in quella stanza. Con me portavo solo Carson, per ogni evenienza. Mia
madre era accovacciata e rovistava nella cassaforte. Adesso sapeva la combinazione. Il Vial era
appoggiato alla parete, fuori dalla cassaforte. Lei prendeva le carte, gli dava unocchiata indolente e le
impilava ordinatamente per terra.
Che cerchi?
Documenti. Del negozio. Di Tona.
Se vuoi, ti aiuto.
No, perch non so esattamente cosa cerco.
E io contentissimo, perch io e mia madre avevamo imbastito un dialogo; breve, ma un dialogo.
Mi sfior allora la mente il cattivo pensiero che era bello che mio padre fosse morto perch cos io e
mia madre potevamo parlare. Io non volevo pensarlo, mi veniva il pensiero da solo. Per era vero che
quel giorno a mia madre avevano cominciato a brillare gli occhi.
Tir fuori due scatoline e le lasci sul tavolo. Mi avvicinai. Ne apr una: cera una stilografica
doro con il pennino doro.
Che bella! dissi ammirato.
Mia madre richiuse la scatolina.
 oro?
Non lo so. Credo di s.
Non lavevo mai vista.
Neanchio.
Si morse subito le labbra. Rimise a posto la scatolina con la stilografica doro che non sapeva
fosse l e apr laltra, pi piccola e di colore verde. Con le dita tremanti sollev lovatta rosa.
Con il passare degli anni ho capito che la vita di mia madre non  stata affatto facile. Che non
doveva essere stata una gran bella idea quella di sposarsi con mio padre nonostante lui si togliesse il
cappello con grande eleganza per salutarla e le dicesse come stai, principessa. Sicuramente sarebbe
stata pi felice con un altro uomo che ogni tanto non avesse avuto ragione, o si fosse sbagliato, o si
fosse messo a ridere, cos. Tutti quanti a casa eravamo segnati dallincorruttibile seriet, leggermente
ricoperta di acredine vitale, di mio padre. E sebbene passassi tutto il giorno a osservare e fossi un
bambino molto svelto, devo riconoscere che intuivo soltanto le situazioni, senza metterle a fuoco. Per
questo, a mo di conclusione di quella serata per me sensazionale in cui credevo di aver recuperato mia
madre, dissi potr studiare con il Vial, mamma? E mia madre si irrigid. Per qualche istante guard la
parete e io pensai ci risiamo, adesso non mi guarder mai pi. Invece fece un sorriso timido e disse
fammici pensare. Credo che allora mi accorsi che le cose potevano iniziare a cambiare. E in effetti
cambiarono, ma non come io avrei voluto. Comunque, se non fosse andata cos, non ti avrei
conosciuto.
Ci hai mai pensato che la vita  uninsondabile casualit? Dei milioni di spermatozoi del padre,
solo uno feconda lovulo predisposto. Che tu sia nata, che io sia nato sono delle immense casualit.
Potrebbero essere nati milioni di esseri diversi che non sarebbero stati n tu n io. Che a tutti e due
piaccia Brahms, anche questa  una casualit. Che nella tua famiglia ci siano stati tanti morti e cos
pochi sopravvissuti. Tutto una casualit. Se il percorso dei nostri geni e poi delle nostre vite avesse
deviato a un altro dei milioni di incroci possibili, non si sarebbe neanche potuto scrivere tutto questo
che chiss chi legger.
Pazzesco.
Dopo quella sera, le cose cominciarono a cambiare.
Mia madre passava ore e ore chiusa nello studio, come se fosse mio padre, ma senza lente
dingrandimento, ripassando sin nei minimi dettagli tutti i documenti della cassaforte grazie al fatto che
il sei uno cinque quattro due otto era ormai di dominio pubblico. Disprezzava cos tanto lo stile di mio
padre che non si degn neanche di cambiare la combinazione, cosa che apprezzai, senza sapere bene
perch. Ore e ore a ripassare quelle carte o a parlare con uomini sconosciuti, che si mettevano o si
toglievano gli occhiali a seconda se leggevano qualcosa o guardavano mia madre. Parlavano tutti a
bassa voce, tutti molto seri, e n io n Carson n il silenzioso Aquila Nera ci capivamo un granch.
Dopo varie settimane di mormorii, consigli dati quasi allorecchio, raccomandazioni, levate di
sopracciglia e commenti brevi e incisivi, mia madre ripose le pile di documenti nella cassaforte, sei uno
cinque quattro due otto, e infil qualche foglio in una cartellina scura.
In quel preciso momento, cambi la combinazione della cassaforte. Poi si mise il cappotto nero
sul vestito nero, prese fiato, afferr la cartellina scura e si present improvvisamente nel negozio e
Ceclia le disse buongiorno, signora Ardvol. Lei and dritta nello studio del signor Ardvol, entr
senza chiedere permesso, poggi delicatamente la mano sul telefono che un attonito signor Berenguer
stava usando in quel momento e gli interruppe la telefonata.
Ma che cavolo...
La signora Ardvol sorrise e si sedette davanti al signor Berenguer, che aveva unespressione
irritata, seduto sulla poltrona grigia di Flix. Poggi la cartellina scura sulla scrivania.
Buongiorno, signor Berenguer.
Stavo parlando con Francoforte. Batt un colpo scocciato e secco con la mano aperta sulla
scrivania. Ci avevo messo uneternit per prendere la linea!
Ed era proprio quello che volevo impedire. Io e lei dobbiamo parlare.
E parlarono di tutto. Si scopr che mia madre sapeva molto pi di quello che si supponeva
dovesse sapere. E pi o meno la met del materiale del negozio  mio.
Suo?
Personalmente. Eredit di mio padre. Il professor Adri Bosch.
Be, io non ne sapevo nulla.
Nemmeno io, fino a qualche giorno fa. Mio marito non era molto preciso riguardo questi
piccoli particolari. Ho i documenti che lo attestano.
E se  gi stato venduto?
Mi spettano i profitti.
Ma questa  unattivit che
Proprio di questo venivo a parlare. A partire da adesso diriger io il negozio.
Il signor Berenguer la guard a bocca aperta. Lei sorrise senza allegria e disse voglio vedere i
registri. Adesso.
Il signor Berenguer ci mise qualche secondo a reagire. Si alz e and verso il territorio di
Ceclia, con la quale ebbe una conversazione secca, rapida e istruttiva, e quando torn, con una pila di
registri contabili, trov la signora Ardvol seduta sulla poltrona grigia di Flix che gli faceva un gesto
per dargli il permesso di entrare.
Mia madre torn a casa tutta tremante. Non appena chiuse la porta si tolse il cappotto nero e
non ebbe la forza di appenderlo: lo lasci sulla panca allingresso e and in camera sua. La sentii
piangere e preferii non intromettermi in situazioni che non sapevo bene quali erano. Poi stette a lungo
in cucina a parlare con Lola Piccola, e io vidi Lola Piccola che le metteva la mano sulla mano e faceva
un gesto come se volesse infonderle coraggio. Ci misi anni a ricomporre i pezzi di questa immagine che
ancora vedo, come fosse un dipinto di Hopper. Tutta la mia infanzia a casa  impressa nella mia mente
come una serie di diapositive di dipinti di Hopper, con la stessa contagiosa e misteriosa solitudine. E io
mi ci vedo come uno dei suoi personaggi, seduto su un letto disfatto, con un libro abbandonato sulla
sedia nuda, che guarda fuori dalla finestra, oppure seduto accanto a un tavolo spoglio, lo sguardo fisso
sulla parete vuota. Perch a casa si risolveva tutto in sussurri, e il rumore pi netto che si poteva udire,
a parte quello degli esercizi con il mio violino, era quando mia madre si metteva le scarpe con i tacchi
per uscire. E se Hopper diceva che lui dipingeva perch non poteva esprimersi a parole, io lo dico a
parole perch, pur vedendo le sensazioni e i ricordi, sono incapace di dipingerli. E li vedo sempre come
lui, attraverso finestre o porte chiuse male. Quello che non sapevo alla fine lho saputo. E quello che
non so me lo invento, e anche quello  verit. So che mi capirai e che mi perdonerai.
Due giorni dopo il signor Berenguer aveva riportato le sue cose nella sua stanza, accanto alle
daghe giapponesi, e Ceclia celava a stento la soddisfazione fingendo di non dare importanza a queste
minuzie. Fu mia madre a parlare con Francoforte, e quella ridistribuzione di pezzi che fece, attaccando
con le torri e la dama, immagino io, fu ci che port il signor Berenguer a decidere, in quello che
potremmo considerare un attacco fulminante e inatteso, a pensare che a mali estremi, estremi rimedi.
Le massime autorit del negozio di antiquariato di carrer de la Palla si erano dichiarati la guerra, e ogni
arma era ammessa.
Mia madre aveva sempre avuto un atteggiamento sofferente, sottomesso e discreto, e non aveva
mai alzato la voce con nessuno tranne che con me. Ma quando mio padre mor si trasform, diventando
uneccellente organizzatrice, con una durezza implacabile che io non avevo mai sospettato. Il negozio
cambi subito rotta, tendendo verso la rigatteria di qualit, che permetteva un ricambio pi veloce, e il
signor Berenguer dovette vivere lumiliazione di essere riconoscente alla sua nemica per un aumento di
stipendio che non aveva chiesto, accompagnato da un minaccioso io e lei dovremo fare presto un
discorsetto. Mia madre si rimbocc di nuovo le maniche e poi guard verso di me, prese fiato e io
compresi chiaramente che davamo inizio a un periodo difficile della mia vita.
In quel momento io non sapevo niente dei movimenti segreti di mia madre. Ci misi molto a
saperlo perch a casa ci dicevamo le cose solo quando ormai non cera pi modo di rimandare,
delegando la confidenza a un foglio scritto per evitare il corpo a corpo degli sguardi. Ci misi molto a
sapere che mia madre si comport come una nuova Magdalena Giralt. Lei non pretese la testa del
marito perch glielavevano data non appena lavevano trovata. Ma esigeva la testa dellassassino di
suo marito. Ogni mercoled, cascasse il mondo nel negozio o a casa, si vestiva di rigoroso nero e si
recava al commissariato di carrer de Llria, quello competente del caso; chiedeva del commissario
Plasencia, che la faceva entrare nel suo ufficio, cos puzzolente di fumo da far venire il voltastomaco, e
pretendeva da lui che si facesse giustizia per la morte del marito che non laveva mai amata. Sempre,
subito dopo aver salutato, domandava se cerano novit sul caso Ardvol, e sempre il commissario,
senza invitarla a sedere, rispondeva rigido no, signora. Si ricordi che eravamo rimasti che lavrei
avvertita io in caso di novit.
Non si pu decapitare un uomo cos senza lasciare traccia.
Ci sta dando degli incompetenti?
Sto soltanto valutando la possibilit di rivolgermi a unautorit superiore.
Mi sta minacciando?
Arrivederci, commissario.
Arrivederci, signora. E si ricordi che lavviseremo se ci sono novit.
La vedova nera usciva dallufficio, il commissario apriva e chiudeva con rabbia il cassetto
superiore della scrivania e lispettore Ocaa entrava senza chiedere permesso e diceva unaltra volta
questa rompiscatole e il commissario non si degnava di rispondere, ma a volte si contorcevano dalle
risate per lo strano spagnolo parlato da quella donna cos elegante. Cos ogni mercoled, ogni
mercoled, ogni mercoled. Ogni mercoled, allora in cui il Caudillo riceveva in udienza al Palacio de
El Pardo. Allora in cui Pio XII riceveva in udienza in Vaticano, il commissario Plasencia riceveva una
vedova nera, la faceva parlare e, quando lei se ne andava, arrabbiato, apriva e chiudeva con forza il
cassetto superiore della sua scrivania.
Quando si stuf, la signora Ardvol ricorse ai servizi del miglior detective del mondo secondo il
dpliant lasciato nella sala dattesa, che da quanto era minuscola provocava lorticaria. Il miglior
detective del mondo chiese un mese di anticipo, un mese di margine e un mese di moratoria nelle visite
al commissario. La signora Ardvol pag, aspett e si astenne dal far visita al commissario. Trascorso
un mese, dopo essere passata per langosciante sala dattesa, fu ricevuta per la seconda volta da quello
che era ancora il miglior detective del mondo.
Si sieda, signora Ardvol.
Il miglior detective del mondo non si era alzato; ma aspett che la cliente si sedesse per sentirsi
a suo agio sulla poltrona. Tra i due, la scrivania.
Ci sono novit? fece lei, incuriosita.
In risposta, il miglior detective del mondo tamburell per un minuto le dita sulla scrivania,
seguendo forse un ritmo mentale, o forse no, perch i pensieri dei migliori detective del mondo sono
imperscrutabili.
Allora... Ci sono novit? ripet mia madre, con la mosca al naso.
Ma lui minacciava un altro minuto di tamburellamento. Lei si schiar la voce con un colpo di
tosse e, come se avesse davanti il signor Berenguer, disse aspra perch mi ha fatto venire, signor
Ramis?
Ramis. Il miglior detective del mondo si chiamava Ramis. Finora non mi era venuto in mente il
nome. Fino a questo momento, che ti sto raccontando tutto. Il detective Ramis guard la sua cliente e
disse abbandono il caso.
Come?
Mi ha sentito. Abbandono il caso.
Ma lha accettato appena quattro giorni fa!
Un mese fa, signora.
Non tollero questa decisione. Ho pagato e ho diritto a...
Se legge il contratto la interruppe di colpo, vedr che al punto dodici dellappendice 
prevista la possibilit di rescissione da entrambe le parti.
E che motivo mi adduce?
Sono occupatissimo.
Silenzio nello studio. Silenzio nellufficio. Neanche una macchina da scrivere che battesse un
rapporto.
Non ci credo.
Mi scusi?
Mi sta mentendo. Perch abbandona?
Il miglior detective del mondo si alz, estrasse da sotto il fascicolo una busta e la mise davanti a
mia madre.
Le restituisco il mio onorario.
La signora Ardvol si alz di scatto, guard la busta con disprezzo e, senza toccarla, usc
battendo rumorosamente i tacchi. Chiudendo con eccessivo impeto la porta dello studio, intu con
piacere, dal frastuono risultante, che il vetro centrale della porta era uscito dal telaio e cadendo andava
in frantumi.
Tutto questo, con altri particolari che adesso non mi vengono in mente, lo venni a sapere molto
tempo dopo. Ricordo invece che gi allora sapevo leggere testi abbastanza complessi in tedesco e in
inglese; dicono che avessi una facilit stupefacente con le lingue. Non so, a me  sempre sembrata la
cosa pi naturale del mondo; ma, in confronto a chi mi sta intorno, capisco di avere una certa facilit.
Con il francese non avevo problemi e litaliano letto, male accentuato, andava quasi da solo. E poi il
latino del De bello gallico, oltre al catalano e allo spagnolo. Avevo voglia di iniziare il russo o
laramaico, ma mia madre entr in camera mia e disse non se ne parla nemmeno. Sapevo gi
abbastanza lingue; e dovevo fare qualcosaltro nella vita oltre che imparare lingue come un pappagallo.
Ma mamma, i pappagalli
So quel che dico. E tu mi hai capito.
Non ti ho capito.
Allora fai uno sforzo!
Feci lo sforzo. Ma mi faceva paura la direzione che avrebbe voluto dare alla mia vita. Era
evidente che voleva cancellare dalla mia formazione ogni traccia di mio padre. Per questo prese lo
storioni, che si trovava nella cassaforte, protetto dalla nuova combinazione segreta che solo lei
conosceva e che era sette due otto zero sei cinque, me lo porse e mi inform che dallinizio del mese
prossimo lascerai il conservatorio e la Trullols per diventare un discepolo di Joan Manlleu.
Come?
Mi hai sentito.
Chi  Joan Manlleu?
Il migliore. Inizierai la tua carriera da virtuoso.
Io non voglio fare carr
Tu non sai che cosa vuoi.
E qui mia madre si sbagliava; io sapevo di voler essere un... be, non  che il programma di mio
padre mi soddisfacesse completamente, stare tutto il giorno a studiare quello che si scriveva nel mondo,
seguire da vicino la cultura, pensare sulla cultura. No, in effetti non mi soddisfaceva; per mi piaceva
leggere e mi piaceva imparare nuove lingue e... S, daccordo. Non sapevo che cosa volevo. Ma sapevo
che cosa non volevo.
Non voglio fare la carriera da virtuoso.
Il maestro Manlleu ha detto che ne hai la stoffa.
E come lo sa? Ha dei poteri magici?
Ti ha sentito. Un paio di volte, mentre studiavi.
Venni quindi a sapere che lingaggio di Joan Manlleu era stato programmato meticolosamente
per ottenere il consenso del maestro. Mia madre laveva invitato a merenda allora in cui io studiavo
violino e, in modo discreto, avevano parlato poco e ascoltato molto. Il maestro Manlleu aveva subito
capito che poteva chiedere quello che voleva, e cos aveva fatto. Mia madre non aveva battuto ciglio e
gli aveva affidato lincarico. Nella fretta, non aveva pensato a chiedere il consenso di Adri.
E cosa dico alla Trullols?
La Trullols lo sa gi.
Ah, s? E che dice?
Che sei un diamante grezzo.
Non voglio. Non sono cos bravo. Non voglio soffrire. No. Decisamente, assolutamente, no e
poi no. Una delle poche volte che urlai con lei: Hai capito, mamma? No!.
Allinizio del mese successivo cominciai le lezioni con il maestro Manlleu.
Sarai un grande violinista, punto e basta aveva detto mia madre dopo averla convinta a farmi
lasciare lo storioni a casa, perch non si sa mai, e a farmi andare in giro con il nuovo parramon. Adri
Ardvol accolse la seconda riforma educativa con rassegnazione. Ci fu un momento in cui cominci a
sognare di fuggire di casa.
...
.
...
Capitolo dodici.
...
.
...
Tra una cosa e laltra, dopo la morte di mio padre per molti giorni non andai a scuola. Trascorsi
persino qualche settimana molto strana a Tona, con i cugini, che, insolitamente silenziosi, mi
guardavano con la coda dellocchio quando pensavano che non li vedessi. Qualche volta avevo
sorpreso Xevi e Quico che discutevano di decapitazioni a bassa voce, ma con tale foga che la bassa
voce raggiungeva ogni angolo della casa. E poi Rosa, a colazione, mi dava sempre la fetta pi grossa
prima che la prendesse uno dei suoi fratelli. Zia Leo mi arruffava i capelli decine di volte e io a un certo
punto addirittura pensai perch non posso rimanere a vivere a Tona tutta la vita vicino a zia Leo, come
se la vita fosse unestate perpetua lontana da Barcellona, l, nel luogo magico dove puoi sporcarti le
ginocchia senza che nessuno ti rimproveri. E zio Cinto, quando tornava a casa pieno di pulviscolo
dellaia o tutto sporco di fango o letame, teneva gli occhi bassi perch per gli uomini  proibito
piangere; per si vedeva che era molto triste per la morte del fratello. Per la morte e per le circostanze
della sua morte.
Quando tornai a casa, mentre si macchinava la presenza del grande Joan Manlleu nella mia vita,
rientrai a scuola nella mia nuova veste ufficiale di orfano di padre. Frate Climent mi accompagn a
lezione, con le sue dita gialle di rap che mi stringevano dolorosamente la spalla, che era il suo modo di
esprimere affetto, considerazione e condoglianze, e, una volta arrivati davanti allaula, con gesto
magnanimo mi disse di entrare, che non importava che fossero a met lezione, che il professore era gi
informato di tutto. Io entrai nellaula e quarantatr paia di occhi mi guardarono con curiosit, e il
professor Badia, che, dalla frase che era rimasta a mezzaria, capii che stava spiegando la sottile
differenza tra soggetto e complemento diretto, interruppe il suo discorso e disse entra, Ardvol, siediti.
Sulla lavagna, Juan scrive una lettera a Pedro. Dovetti attraversare tutta laula per arrivare al mio banco
e provai molta vergogna; mi sarebbe piaciuto che Bernat fosse in classe con me, ma era impossibile
perch lui faceva la seconda e io mi stavo ancora annoiando in prima sentendo quelle assurdit sul
complemento diretto e indiretto che ci spiegavano anche a latino e che, sorprendentemente, alcuni
compagni ancora non capivano. Qual  il complemento diretto, Rull?
Juan. Pausa. Il professor Badia, imperturbabile. Rull, diffidente, prevedendo un tranello,
riflett a fondo e alz la testa. Pedro?
No. Malissimo. Non hai capito niente.
Ah, no! Scrive!
Siediti, disastro.
Lo so, lo so! Mannaggia, professore, lo so:  la lettera! Vero?
Quando lidea di complemento diretto fu chiara, mentre ci addentravamo nelle tenebre del
complemento indiretto, mi accorsi che cerano quattro o cinque bambini che mi guardavano fissi da un
po. Dalla posizione dei banchi, sapevo che erano Massana, Esteban, Riera, Torres, Escaiola, Pujol e
forse Borrell, perch sentivo che mi prudeva la nuca. Intuii che erano sguardi di... di ammirazione?
Forse di uno strano miscuglio.
Ehi, tu... mi chiam Borrell a ricreazione. Gioca con noi. E per evitare disastri: Ma
rimani in mezzo al campo, a dare un po fastidio agli avversari, eh?.
Non mi piace il calcio.
Vedi? disse subito Esteban, che faceva parte dellambasciata. A Ardvol piace il violino; te
lavevo detto che  un finocchio.
E se ne and in fretta, perch la partita era gi iniziata senza gli ambasciatori. Borrell,
rassegnato, mi diede qualche pacca sulla spalla e si allontan in silenzio. Io cercai Bernat tra la
confusione di quelli di prima, seconda e terza che, distribuiti a incastro in cortile, giocavano dodici
partite diverse e, in generale, non sbagliavano pallone. Finocchio, pi che finocchio. Il finocchio  una
pianta, Foeniculum vulgare, ma sono sicuro che Esteban non si riferiva a questa.
Finocchio? Bernat guard lontano, mentre rifletteva nonostante il chiasso degli esaltati
calciatori. No. Il finocchio  una pianta, ma...
Questo lo sapevo.
Allora controlla sul vocabolario. Cosa vuoi, devo spiegarti tutto io...
Lo sai o non lo sai?
In quei giorni faceva molto freddo e, chi pi chi meno, avevamo tutti le mani e le gambe
arrossate; tranne io e Bernat, che avevamo sempre i guanti per ordine espresso della Trullols, perch
con i geloni sulle mani suonare il violino diventava un tormento insopportabile. Si riteneva invece che
si potesse farlo con le gambe arrossate dal freddo.
I primi giorni di scuola dopo la morte di mio padre furono un po particolari. Soprattutto dopo
che Riera ebbe parlato apertamente della testa di mio padre, cosa che, a quanto sembra, mi concedeva
un prestigio che nessun altro poteva conseguire. Soprassedevano persino sui miei voti e cominciai a
essere un bambino come gli altri. Quando i professori chiedevano qualcosa, Pujol non diceva pi che
ero io la persona incaricata di rispondere, ma facevano tutti lindiano e padre Valero, allora, per farla
finita, diceva vediamo, Ardvol, e io rispondevo. Ma non era lo stesso.
Anche se non ammetteva di non sapere cosa voleva dire finocchio, Bernat  stato sempre il mio
punto di riferimento, soprattutto a partire dalla morte di mio padre. Mi ha fatto compagnia e mi ha
aiutato a non sentirmi troppo strano nella vita. Anche lui era un bambino un po speciale, non era come
tutti gli altri bambini di scuola, che erano normali, litigavano, prendevano delle insufficienze e, almeno
un gruppetto del quinto anno e qualcuno del quarto, sapevano fumare di nascosto allinterno della
scuola. Il fatto di essere in unaltra classe e di non vederlo praticamente mai a scuola rendeva pi
clandestina e non ufficiale la nostra amicizia. Ma quel giorno, seduto sul mio letto, a bocca aperta, il
mio amico aveva gli occhi pieni di lacrime perch quello che aveva appena sentito, per la prima volta,
era troppo grosso per lui. Mi guard con odio e disse questo  un tradimento. E io, no, Bernat, te lho
detto che  stata mia madre a deciderlo.
E non ti puoi ribellare? Eh? Non puoi dire che devi andare con la Trullols perch senn...
Perch senn non andremo insieme a lezione, avrebbe voluto dire; ma non os dirlo per non
sembrare un bambino piccolo. Le lacrime ribelli lo spiegavano meglio di qualsiasi parola.  cos
difficile essere un bambino e far finta di essere un uomo a cui non importa un accidente di quello di
cui, a quanto sembra, non importa un accidente agli uomini, e accorgersi che invece ti importa un
accidente ma che devi dissimulare perch se gli altri vedono che ti importa uno o due o tre accidenti,
rideranno di te e diranno sei come un bambino piccolo, Bernat, Adri. Oppure, se  Esteban, ti dir
femminuccia, pi che femminuccia. No, adesso ti dir finocchio, pi che finocchio. Oltre che i peli sul
labbro, ci cominciava a crescere levidenza che vivere era proprio difficile. Per non era ancora
fottutamente difficile; ancora non ti avevo conosciuto.
Facemmo merenda in silenzio. Lola Piccola ormai ci dava sempre due barrette di cioccolato per
ognuno. Rimanemmo nel nostro silenzio un bel po, masticando il pane, seduti sul letto, guardando
verso il futuro, che si prospettava molto complicato. Poi iniziammo gli esercizi di arpeggi e io facevo
leco di quello che suonava Bernat, anche se non era sulla partitura, perch era un modo di rendere
lesercizio pi divertente. Ma eravamo tristi.
Guarda, guarda, guarda, guarda!...
Bernat, a bocca aperta, lasci larchetto sul leggio e si avvicin alla finestra della camera di
Adri. Il mondo era cambiato, il dolore non era pi cos forte; lamico poteva fare quello che voleva
con i suoi professori di violino; il sangue tornava a scorrere nelle vene. Bernat guardava, nel cortile, la
finestra di una stanza di fronte, illuminata e con una tenda leggera tirata. Si vedeva un busto di donna
nuda. Nuda? Chi ? Eh?
Era Lola Piccola. Era la stanza di Lola. Lola Piccola nuda. S, insomma. La parte di sopra. Si
stava cambiando. Doveva uscire. Nuda? A Adri sembrava che... non si vedeva molto bene, ma la
tenda tirata rendeva la scena ancora pi intrigante.
 a casa dei vicini. Non la conosco risposi senza dimostrare interesse, mentre riprendevo
dallanacrusi della diciottesima battuta perch adesso faceva leco Bernat. Di, vediamo se adesso ci
viene.
Bernat non torn al leggio finch Lola non si fu rivestita del tutto. Lesercizio gli venne
abbastanza bene, ma Adri era dispiaciuto per lentusiasmo del suo amico e anche perch non gli
piaceva aver visto Lola... I seni di una donna sono... Era la prima volta che li vedevo, ammesso che la
tenda non...
Tu hai mai visto una donna nuda? fece Bernat quando finirono lesercizio.
Lhai appena vista, no?
Be, labbiamo vista per cos dire. Voglio dire se lhai mai vista bene. E tutta.
Timmagini la Trullols nuda?
Lo dissi per distogliere lattenzione da Lola Piccola.
Non dire assurdit!
Me lero immaginata cento volte, non perch fosse una bella donna. Era anziana, secca secca e
aveva le dita lunghe. Ma aveva una voce melodiosa, e ti guardava negli occhi quando ti parlava. E
quando suonava il violino, allora s, me la immaginavo nuda. Ma era colpa del suono che tirava fuori,
cos bello, cos... Tutta la vita ho confuso le cose. Non lo dico con orgoglio; lo dico piuttosto con
rassegnazione contenuta. Per quanto me lo sia proposto, non sono mai riuscito a creare compartimenti
stagni; tutto mi si confonde, come mi si sta confondendo adesso che ti scrivo e le lacrime fanno da
inchiostro.
Non ti preoccupare, Adri mi disse la Trullols. Manlleu  un grande violinista. E mi arruff
i capelli con la mano. A mo di commiato mi fece suonare il tempo lento della prima sonata di Brahms
e quando finii mi diede un bacio in fronte. La Trullols era cos. E io non mi accorsi che aveva detto che
Manlleu era un grande violinista e non aveva detto non ti preoccupare, Adri; Manlleu  un grande
professore. E Bernat, con la faccia tutta seria, tratteneva il pianto. A me invece tre o quattro lacrime
caddero. Mio Dio. Probabilmente fu a causa di questo grande dispiacere che, arrivando davanti a casa
di Bernat, Adri gli disse che gli avrebbe regalato lo storioni; e Bernat, davvero? E Adri, certo, cos
avrai un bel ricordo di me. Davvero?, ripet laltro, incredulo. E Adri, ci puoi mettere la mano sul
fuoco. E tua madre che dir? Non se ne accorger neanche. Sta tutto il giorno nel negozio. Il giorno
dopo Bernat arriv a casa con il cuore che gli faceva bum, bum, bum come le campane della messa di
mezzogiorno alla Concezione, e fu cos che davanti alla madre disse mamma, c una sorpresa; apr la
custodia e la signora Plensa sent linconfondibile odore di cosa antica e con lanimo pieno dansia
disse dove hai preso questo violino, figlio mio. E lui, con sufficienza, rispose imitando Cassidy James
quando Dorothy gli chiede dove hai preso quel cavallo:  una storia molto lunga.
E aveva ragione. LEuropa puzzava di polvere da sparo e di muri crollati; e Roma ancora di pi.
Lasci passare una veloce jeep americana che sobbalzava per le strade sventrate senza fermarsi agli
incroci, e continu a passo pi veloce fino a Santa Sabina. L, Morlin gli comunic il messaggio:
Ufficio della Giustizia e della Pace. Il portinaio, un certo signor* Falegnami. E stai attento, pu essere
pericoloso.
Pericoloso perch?
Perch non  quello che sembra. Ma ha dei problemi.
Flix Ardvol non ci mise molto a trovare quellufficio vagamente vaticano situato nei dintorni
della Citt papale, in pieno Borgo. Luomo che apr la porta, grasso, alto, con il naso grosso e lo
sguardo inquieto, gli chiese chi cercava.
Proprio lei, temo. Signor* Falegnami?
Perch temo? Le faccio paura?
 un modo di dire. Flix Ardvol volle sorridere. Credo che abbia una cosa interessante da
mostrarmi.
Di sera, dopo le sei, chiudono lufficio disse indicando con la testa la porta a vetri, da cui
emanava una luce triste. Aspetti fuori, per strada.
Alle sei uscirono tre uomini, di cui uno in sottana, e Flix si sent come a un appuntamento
amoroso clandestino. Come a Roma molti anni prima, quando cerano ancora illusioni e sogni e le mele
della frutteria del signor Amato gli ricordavano il paradiso terrestre. A quel punto luomo dallo sguardo
inquieto si affacci e gli fece segno di entrare.
Non andiamo a casa sua?
Abito qui.
Dovettero salire per una scala solenne quasi al buio, mentre luomo sbuffava per lo sforzo e i
passi risuonavano in quello strano ufficio. Al terzo piano, un lungo corridoio, poi, dimprovviso,
luomo apr una porta e accese una luce anemica. Li ricevette un tanfo di aria viziata che poteva
stendere un cavallo.
Prego disse luomo.
Un letto stretto, un armadio di legno scuro, una finestra murata e un lavandino. Luomo apr
larmadio e dal fondo estrasse una custodia di violino. Us il letto come tavolo. Apr la custodia. Era la
prima volta che Flix Ardvol lo vedeva.
 uno storioni disse luomo dallo sguardo nervoso.
Uno storioni. A Flix Ardvol non diceva nulla quel nome. Non sapeva che Lorenzo Storioni,
una volta finito, gli aveva accarezzato la pelle e aveva avuto limpressione che lo strumento avesse un
fremito, quindi aveva deciso di mostrarlo al buon mastro Zosimo.
Luomo dallo sguardo nervoso accese la lampada da tavolo e invit Flix ad avvicinarsi allo
strumento. Laurentius Storioni Cremonensis me fecit, lesse ad alta voce.
E come so che  autentico?
Chiedo cinquantamila dollari americani.
Questa non  una prova.
Questo  il prezzo. Sono in difficolt e...
Ne aveva visti tanti, in difficolt. Ma non erano le stesse le difficolt del trentotto o trentanove e
quelle della fine della guerra. Restitu alluomo il violino e avvert un immenso vuoto al cuore;
esattamente come gli era successo sei o sette anni prima, quando aveva avuto in mano la viola di
Nicola Galliano. Sempre pi spesso era loggetto stesso a dirgli che era di valore e a pulsargli in mano.
Quella poteva essere una prova della sua autenticit. Ma il signor Ardvol, con tanti soldi in gioco, non
si fidava solo di intuizioni e di battiti poetici. Cerc di essere freddo e fece un rapido calcolo. Sorrise:
Torner domani con una risposta.
Pi che una risposta fu una dichiarazione di guerra. La sera era riuscito a ottenere un colloquio
nella sua camera del Bramante con padre Morlin e quel giovane promettente che si chiamava
Berenguer, un ragazzo alto e magro, serio, meticoloso e, a quanto sembrava, esperto in molte cose.
Attento, Ardevole insisteva padre Morlin.
Non ti preoccupare, caro mio, me la so cavare.
Una cosa  lapparenza e unaltra la realt. Tratta il prezzo, guadagnati da vivere, ma non lo
umiliare,  pericoloso.
So quel che faccio. Lhai potuto constatare, no?
Padre Morlin non insistette, ma rimase in silenzio per il resto del tempo. Berenguer, il giovane
promettente, conosceva tre liutai a Roma, ma poteva fidarsi solo di uno, un certo Saverio Nonsoch.
Gli altri due...
Portamelo domani.
Mi dia del lei, signor Ardvol.
Il giorno dopo il signor Berenguer, Flix Ardvol e Saverio Nonsoch bussarono alla porta della
stanza del signore dagli occhi spaventati. Entrarono con un sorriso collettivo, sopportarono stoicamente
il tanfo che emanava dalla stanza e il signor Saverio Nonsoch stette mezzora ad annusare il violino, a
guardarlo con la lente dingrandimento e a fargli cose inspiegabili con degli strumenti che portava in
una valigetta da medico. E lo fece suonare.
Padre Morlin mi ha detto che siete persone di fiducia fece impaziente Falegnami.
Sono di fiducia. Ma non voglio farmi prendere in giro.
Il prezzo non  eccessivo.  quello che vale.
Pagher quanto vale, non quello che dice lei.
Il signor Falegnami prese il quaderno destinato a ogni evenienza e scrisse qualcosa. Chiuse il
quaderno e fiss limpaziente Ardvol negli occhi. Non essendoci finestre, guardarono il dottor*
Nonsoch, che adesso dava dei colpetti leggeri sul legno della tavola armonica e del fondo, con un
fonendoscopio nelle orecchie.
Uscirono da quella misera tana che era gi sera. Nonsoch camminava in fretta, guardando
avanti, parlando da solo. Flix Ardvol osserv di sfuggita il signor Berenguer, che dava a vedere di
non essere affatto interessato a tutta quella storia. Quando stavano per arrivare a via Crescenzio, il
signor Berenguer fece di no con la testa e si ferm. Gli altri due lo imitarono.
Che c?
No.  troppo pericoloso.
 uno storioni autentico disse Saverio Nonsoch con fervore. E vi dir di pi.
Perch dice che  pericoloso, signor Berenguer? A Flix Ardvol cominciava a piacere
quelluomo dallaria un po arrogante.
Quando una belva si sente braccata, fa qualsiasi cosa per salvarsi. Per dopo pu mordere.
Che altro ha da dirci, signor* Nonsoch? disse freddo Flix, girandosi verso il liutaio.
Vi dir di pi.
Va bene, ce lo dica.
Questo violino ha un nome. Si chiama Vial.
Come?
 il Vial.
Adesso mi sono proprio perso.
 il suo nome. Si chiama cos. Alcuni strumenti hanno un nome proprio.
Gli d pi valore?
Non si tratta di questo, signor Ardevole.
Eccome se si tratta di questo. Ha ancora pi valore?
 il primo violino che costru.  ovvio che ha molto valore.
Che costru chi?
Lorenzo Storioni.
Da cosa viene il nome? fece il signor Berenguer, incuriosito.
Guillaume-Franois Vial, lassassino di Jean-Marie Leclair.
Il signor* Nonsoch fece quel gesto che a Flix ricordava san Domenico mentre spiegava dal
pulpito limmensit della bont divina. E Guillaume-Franois Vial fece un passo per uscire dalla zona
buia, perch chi era nella carrozza lo vedesse. Il cocchiere fece fermare i cavalli proprio davanti a lui.
La porta del veicolo si apr e Monsieur Vial entr nella carrozza.
Buonasera fece La Guitte.
Me lo potete dare, adesso, Monsieur La Guitte. Mio zio ha accettato il prezzo.
La Guitte rise tra s e s, orgoglioso del suo olfatto. Per assicurarsene: Stiamo parlando di
cinquemila fiorini.
Stiamo parlando di cinquemila fiorini lo tranquillizz Monsieur Vial.
Domani avrete il violino del famoso Storioni nelle vostre mani.
Non cercate di ingannarmi, Monsieur La Guitte: Storioni non  famoso.
In Italia, a Napoli, a Firenze... non si parla di altri.
E a Cremona?
I Bergonzi e gli altri non sono affatto contenti della comparsa di questa nuova bottega. Dicono
tutti che Storioni  il nuovo Stradivari.
Dissero a mezza bocca altre tre o quattro banalit, come ad esempio magari questo facesse
abbassare i prezzi degli strumenti, che adesso sono alle stelle. S, lo potete ben dire. E si salutarono.
Vial scese dalla carrozza di La Guitte, convinto che quella fosse la volta buona.
Mon cher tonton! esclam irrompendo nella sala il giorno dopo, di buon mattino. Jean-Marie
Leclair non si degn neanche di sollevare la testa; contemplava le fiamme nel camino. Mon cher
tonton ripet Vial, senza tanto entusiasmo.
Leclair si volt appena. Senza guardarlo negli occhi gli chiese se aveva con s il violino. Vial lo
appoggi sul tavolo. Le dita di Leclair volarono subito verso lo strumento. Da un dipinto sul muro
spunt un domestico dal naso aquilino e un archetto di violino in mano, e Leclair si dedic a esplorare
tutte le possibilit sonore di quello storioni con pezzi di tre sue sonate.
 molto buono disse quando ebbe finito. Quanto ti  costato?
Diecimila fiorini, pi un premio che voi mi darete di cinquecento monete per aver trovato
questo gioiello.
Con un gesto autoritario, Leclair fece uscire i domestici. Mise una mano sulla spalla di suo
nipote e sorrise.
Sei un figlio di puttana. Non so da chi hai preso, figlio di una cagna putrida. O da tua madre o
da quel disgraziato di tuo padre. Ladro, imbroglione.
Perch? Io... Duello di sguardi. Daccordo: posso rinunciare al premio.
Tu credi che potrei fidarmi di te, dopo che mi hai reso la vita impossibile per tanti anni?
E allora perch mi avete affidato lincarico di...
Per metterti alla prova, stupido figlio di cagna malata e rognosa. Questa volta nessuno ti
risparmier la prigione. Dopo qualche secondo, per dare pi enfasi: Non sai quanto aspettavo questo
momento.
Avete sempre voluto la mia rovina, tonton Jean. Mi invidiate.
Leclair lo guard stupito. Dopo un prolungato silenzio: Cosa pensi che possa invidiare di te,
disgraziato pidocchioso di merda?.
Vial, rosso come un peperone, non aveva la mente pronta a reagire.
Meglio non entrare nei particolari disse per non restare zitto.
Leclair lo guardava con disprezzo.
Per me invece possiamo entrare nei particolari: fisico? Statura? Affabilit? Simpatia? Talento?
Levatura morale?
La conversazione  finita, tonton Jean.
Sar finita quando lo dico io. Intelligenza? Cultura? Ricchezza? Salute?
Leclair prese il violino e fece un pizzicato improvvisato. Lo guard con aria di sfida: Il violino
 molto buono, ma non me ne importa un accidente, capisci? Volevo solo riuscire a mandarti in
prigione.
Siete un pessimo zio.
E tu un bastardo che sono riuscito finalmente a smascherare. Sai che c? Sorrise
esageratamente, avvicinando il viso a pochi centimetri da quello di suo nipote. Il violino lo prendo,
ma al prezzo che dir La Guitte.
Tir il cordoncino della campanella e il domestico dal naso aquilino entr dalla porta del fondo.
Avvisa il commissario. Pu venire quando vuole. A suo nipote: Siediti, aspetteremo
Monsieur Bjart.
Non riuscirono a sedersi. Guillaume-Franois Vial, avvicinandosi a una sedia, pass davanti al
camino, prese lattizzatoio e sferr un colpo alla testa del suo caro tonton. Jean-Marie Leclair, detto
lAn, non riusc a proferire parola. Croll a terra senza un gemito, con lattizzatoio conficcato nel
cranio. Uno schizzo di sangue macchi la custodia di legno del violino. Vial, ansimando, si pass le
mani pulite sul soprabito e disse non sai quanto aspettavo questo momento, tonton Jean. Si guard
intorno, afferr il violino, lo mise nella custodia macchiata e usc dalla balconata che dava sulla
terrazza. Fuggendo, in piena luce, gli venne in mente che avrebbe dovuto fare una visita non molto
amichevole a La Guitte.
Che io sappia continu il signor* Nonsoch, fermo in mezzo alla strada, questo violino non
 mai stato suonato in modo sistematico: come il Messia di Stradivari, mi spiego?
No fece Ardvol impaziente.
Voglio dire che questo particolare gli d pi valore. Se nerano perse le tracce lo stesso anno
della sua costruzione, in mano a Guillaume-Franois Vial. Forse lha posseduto anche qualcuno che
lha suonato, ma non ne sono a conoscenza. E adesso ce lo ritroviamo qui.  uno strumento di valore
inestimabile.
Era quello che volevo sentire, caro dottore.*
 davvero il primo? chiese con una punta di curiosit il signor Berenguer.
S.
Io lascerei perdere, signor Ardvol. Stiamo parlando di molti soldi.
Li vale? domand Flix Ardvol guardando Nonsoch.
Io li pagherei senza esitare. Se li avessi. Ha un suono bellissimo.
Non me ne frega niente del suono che ha.
E un valore simbolico eccezionale.
Questo s che mi importa.
E adesso lo restituiamo immediatamente al suo proprietario.
Ma me lha regalato! Te lo giuro, pap!
Il signor Plensa si infil il cappotto, fece un cenno impercettibile con gli occhi a sua moglie,
prese la custodia e, con un gesto energico del capo, ordin a Bernat di seguirlo.
Il corteo funebre silenzioso che portava la minuscola bara era presieduto dai pensieri neri di
Bernat, che malediceva il momento in cui aveva voluto mostrare orgoglioso il violino a sua madre, uno
storioni autentico, e quella spiona, appena suo padre era arrivato, gli aveva detto guarda Joan, guarda
cosa ha il bambino. E il signor Plensa lo aveva guardato; lo aveva esaminato; e, dopo qualche secondo
di silenzio, aveva detto ohccavolo, dove hai preso questo violino?
Suona molto bene, pap.
S, ma io ti ho chiesto dove cazzo lhai preso.
Joan, per favore!
Di, Bernat. Non  uno scherzo. Impaziente: Dove lhai preso.
Da nessuna parte; me lhanno dato. Me lha dato il suo proprietario.
E chi  questo proprietario cos scemo?
Adri Ardvol.
 un violino degli Ardvol?
Silenzio: la madre e il padre si scambiarono un velocissimo sguardo. Il padre sospir, prese il
violino, lo ripose nella custodia e disse adesso lo restituiamo immediatamente al suo proprietario.
...
.
...
Capitolo tredici.
...
.
...
Aprii io la porta. Era una donna pi giovane di mia madre, molto alta, con gli occhi dolci, le
labbra accese di rossetto, che non appena mi vide fece una faccia simpatica e mi piacque subito. S,
insomma, pi che piacermi, esattamente, me ne innamorai per sempre in modo irreprimibile ed ebbi
voglia di vederla nuda.
Sei Adri?
Come sapeva il mio nome? E laccento, stranissimo.
Chi ? Lola Piccola, dal fondo della casa.
Non lo so dissi e sorrisi allapparizione. Lei mi sorrise, e mi fece anche locchiolino, poi
chiese se cera mia madre.
Lola Piccola arriv allingresso e, dalla sua espressione, pensai che lapparizione la confondesse
con mia madre.
 Lola Piccola lavvisai.
La signora Ardvol? disse con la voce angelica.
Sei italiana! le dissi.
Bravissimo! Mi avevano detto che eri un bambino molto sveglio.
Chi te lha detto?
Siccome mia madre era in negozio dalla mattina presto, a fare la guerra e a mettere ordine,
lapparizione disse a Lola Piccola che poteva aspettare tutto il tempo necessario. Lola Piccola fece un
gesto secco indicando la panca e spar. Lei si sedette, mi guard, le luccic una crocetta dorata molto
bella che aveva al collo e mi chiese come stai?* Io le risposi bene* con un altro sorriso affascinante,
con la custodia del violino in mano perch avevo lezione con Manlleu e ci che pi detestava il maestro
era la mancanza di puntualit degli altri.
Ciao!* dissi timidamente mentre aprivo la porta di casa. E il mio angelo, senza muoversi
dalla panca, mi lanci un bacio in aria, che rimbalz sul mio cuore e mi scosse tutto. Le sue labbra
rosse dicevano ciao* senza che si sentisse, in quel modo che per si sentiva perfettamente dentro al
cuore.
Chiusi la porta cercando di non fare rumore per non far sparire il miracolo.
Non trascinare, ragazzino! Stai riproducendo ritmi negroidi, epilettiformi, propri degli
strumenti a fiato!
Che?
Guarda, guarda, guarda!
Il professor Manlleu gli strapp il violino dalle mani e fece un portamento esageratissimo che io
non avevo mai fatto. Poi, con il violino in posizione, mi disse questo  una merda. Capito? Insania,
demenza, sporcizia e porcheria!
E io l a rimpiangere la Trullols, dopo soli dieci minuti dallinizio della terza lezione con il
maestro Manlleu. Poi, probabilmente per stupirlo, gli raccont che lui, alla sua et, oh, alla tua et, io s
che ero un bambino prodigio. Alla tua et suonavo Max Bruch e non me laveva insegnato nessuno.
E gli strappava di nuovo il violino dalle mani e cominciava con il sooooolsiresolsiiila#faasoool.
Siresolsiiiieccetera, che bello.
Questo  un concerto, e non questa merda di studi che suoni.
Posso iniziare a suonare Max Bruch?
Come vuoi iniziare a suonare Bruch se sei ancora un piccolo moccioso? Gli ridiede il violino
avvicinandosi a pochi centimetri perch lo potesse sentire bene: Se tu fossi me, si potrebbe fare. Ma io
sono irripetibile. Con voce secca: Esercizio ventidue. E non ti illudere, Ardvol: Bruch era un
mediocre che ci ha preso per caso. Scosse la testa, amareggiato dalla vita: magari mi fossi potuto
dedicare di pi alla composizione...
Lesercizio ventidue, dei portamenti,* era per imparare a fare i portamenti, ma il maestro
Manlleu, sentendo il primo portamento, si scandalizz di nuovo e ricominci a parlare della sua geniale
precocit, poi del concerto di Bartk che lui a quindici anni dominava perfettamente da cima a fondo.
Devi sapere che il bravo interprete, oltre alla memoria normale, ha una memoria speciale che
gli fa trattenere tutte le note del solista ma anche quelle dellorchestra. Se non ci riesci, non sei portato;
vai a fare il garzone del ghiaccio o il lampionaio che accende i lampioni per strada. E non dimenticarti
di spegnerli.
Quindi decisi di fare lesercizio dei portamenti senza portamenti e cos finimmo in bellezza.
Poi, a casa, avrei imparato a fare i portamenti.* E Bruch era un mediocre. Nel caso non fosse
abbastanza chiaro, feci i tre minuti finali della terza lezione con il maestro Manlleu nellingresso di
casa sua, in piedi, con la sciarpa intorno al collo, mentre lui diceva peste e corna dei violinisti zingari,
che suonano nei bar e nei locali notturni e arrecano ai giovani un danno enorme perch li incitano a fare
portamenti superflui ed esagerati. Ti accorgi subito che suonano solo per farsi ascoltare dalle donne.
Sono portamenti ammissibili solo per i finocchi. Ci vediamo venerd, ragazzino.
Arrivederci, maestro.
E ricorda, come se fosse impresso a ferro e fuoco nella tua mente, tutto quello che ti ho detto e
che ti dir lezione dopo lezione. Non tutti hanno il privilegio di studiare con me.
Almeno, gi sapevo che il concetto di finocchio era intimamente associato al violino. Ma la
consultazione del dizionario non mi era servita a niente perch la parola non cera e il dubbio
persisteva. Bruch doveva essere un finocchio mediocre. Suppongo.
In quel periodo Adri Ardvol era una santa persona, con uninesauribile santa pazienza, per
questo le lezioni con il maestro Manlleu non mi sembrarono cos tremende come mi sembrano adesso
che le evoco per te. Facevo quello che mi chiedeva e ricordo, minuto per minuto, tutti gli anni che ho
passato sotto al suo giogo. Ricordo soprattutto che, dopo due o tre sessioni, cominciai a riflettere su un
problema che non ho mai risolto: allinterprete di musica si chiede solo la perfezione. Pu essere un
disgraziato, ma deve essere perfetto nellesecuzione. Come il maestro Manlleu, che aveva tutti i difetti
possibili ma che suonava perfettamente.
Il problema era che sentendo lui e sentendo Bernat mi sembr di cogliere una differenza tra la
perfezione di Manlleu e la verit di Bernat. E questo mi port a interessarmi un po di pi alla musica.
Non capisco perch Bernat non si sia accontentato di questo dono e cerchi ossessivamente
linsoddisfazione personale, andando a sbattere, libro dopo libro, contro unimpotenza dichiarata.
Abbiamo entrambi una capacit infinita di trovare linsoddisfazione della vita.
Ma tu non sbagli mai! mi disse cinquantanni fa uno scandalizzato Bernat mentre gli
esponevo i miei dubbi.
Ma devo sapere di poter sbagliare. Silenzio perplesso. Non capisci?
Per questo motivo ho abbandonato il violino. Ma questa  unaltra storia. Mentre andavamo a
scuola, io gli spiegavo per filo e per segno le lezioni di Manlleu. E non arrivavamo mai perch in
mezzo a carrer dArag, tra il fumo delle locomotive che annerivano le facciate, Bernat cercava di
imitare, senza violino, quello che Manlleu mi diceva che dovevo fare, la gente che passava ci guardava,
e poi lui a casa provava a eseguirlo e diventava, gratis, una sorta di secondo discepolo del mercoled e
venerd del grande Manlleu.
Gioved pomeriggio, in punizione.  il terzo ritardo in quindici giorni, signori miei. Il bidello
con i baffi biondi allingresso sorrise soddisfatto per averci colto in fallo.
Ma...
Niente ma. Agitando lodioso quaderno e tirando fuori la matita dal grembiule: Nome e
classe.
Cos, i gioved pomeriggio dellera Manlleu, invece di stare a casa a frugare di nascosto tra le
carte di mio padre, pace allanima sua, invece di stare con Bernat a casa sua, a fare lezione, o lui a casa
mia, a fare lezione, eravamo costretti a presentarci nellaula della seconda B, insieme ad altri dodici o
quindici poveracci che espiavano la propria mancanza di puntualit con un libro di testo aperto sul
banco mentre Herr Oliveres o il professor Rodrigo ci sorvegliavano con la faccia annoiata.
E quando tornavo a casa, mia madre mi interrogava sulle lezioni con Manlleu e faceva domande
capziose sulle possibilit che avevo di fare ben presto qualche bel recital, mi senti, Adri?, con opere di
prima categoria, come sembra che Manlleu le avesse promesso.
Come ad esempio?
La Sonata a Kreutzer. Quelle di Brahms mi disse un giorno.
Impossibile, mamma!
Niente  impossibile rispose, come se fosse la Trullols quando mi aveva detto mai dire mai,
Ardvol. Ma pur essendo quasi lo stesso consiglio, non mi fece alcun effetto.
Non so suonare come tu credi, mamma.
Tu suonerai in modo perfetto.
E, imitando alla perfezione labilit di mio padre di evitare di essere contraddetto, usciva dalla
stanza e io non le potevo dire che odiavo la perfezione che si richiede allinterprete, bla, bla, bla... Lei
se ne andava verso i domini della signora Angeleta e io mi sentivo un po triste, perch anche se mia
madre mi parlava di nuovo non mi guardava quasi negli occhi e le interessava di pi il rapporto dei
miei progressi che le voglie irreprimibili di vedere una donna nuda e le inesplicabili macchie sulle
lenzuola che, daltra parte, io non avevo alcun interesse a far diventare argomento di conversazione. E
adesso come studio i portamenti* a casa senza fare portamenti?
A casa? Non appena arrivai al portone pensai di nuovo al mio angelo che avevo crudelmente
abbandonato al suo destino, costretto dalla lezione di ritmi negroidi con Manlleu. Salii i gradini due alla
volta pensando langelo devessere volato via e io a perdere tempo per strada, pensando che non me lo
sarei mai potuto perdonare. Suonai impaziente e mi apr Lola, la scansai e guardai verso la panca. Il
sorriso rosso mi accolse con un altro dolcissimo ciao* e io mi sentii il violinista pi felice del mondo.
Tre ore dopo la miracolosa apparizione arriv mia madre, con la faccia preoccupata, e quando
vide langelo allingresso guard Lola Piccola, che era venuta ad accoglierla, e fece la faccia che fa
quando ha capito le situazioni, perch senza lasciare che si presentasse, la invit a entrare nello studio
di mio padre. Tre minuti dopo si cominciarono a sentire le grida.
Una cosa  sentire una conversazione con una certa nitidezza, e unaltra, assai diversa,  capire
di cosa tratti. Il sistema di spionaggio che Adri utilizzava per sapere che cosa avveniva nello studio del
padre era complicato e, man mano che crescevo in altezza e aumentavo di peso, il sistema doveva
essere pi sofisticato, non potendo pi nascondermi in un angolo dietro al divano. Alle prime grida,
capii che dovevo proteggere in qualche modo il mio angelo dalle ire di mia madre. Dallo stanzino degli
armadi, la porta che dava sul balconcino e il lavatoio mi lasciava davanti a una finestra con il vetro
smerigliato che non si apriva mai e che dava sullo studio di mio padre. Da quella finestra entrava la
poca luce naturale che riceveva lo studio. Rannicchiato l sotto potevo ascoltare quello che si diceva.
Come se mi trovassi nello studio. Io, a casa, ero sempre dappertutto. Quasi. Mia madre, pallida, fin di
leggere la lettera e fiss il muro.
Come so che  vero?
Perch ho ereditato casa Casic di Tona.
Come?
In risposta, il mio angelo le pass un altro documento in virt del quale il notaio Garolera di Vic
attestava la donazione a tutti gli effetti della casa, il fienile, la vasca, laia e i tre appezzamenti di casa
Casic a Daniela Amato, nata a Roma il 25 dicembre 1919, figlia di Carolina Amato e di padre ignoto.
Casa Casic di Tona? Decisa: Non era di Flix.
Lo era. Adesso  mia.
Mia madre cerc di nascondere il tremore della mano che reggeva il documento. Lo restitu con
un gesto di disprezzo alla sua proprietaria.
Non so dove voglia arrivare. Cosa vuole?
Il negozio. Ne ho diritto.
Dal tono di voce, capii che il mio angelo laveva detto con un sorriso delizioso, che mi faceva
venir voglia di mangiarla di baci. Se io fossi stato mia madre, le avrei dato il negozio e tutto quello che
voleva a condizione che non perdesse mai quel sorriso. Ma mia madre, invece di darle qualcosa, si mise
a ridere, facendo finta di ridere di cuore: una risata falsa, che aveva incorporato da poco al suo
repertorio. Cominciai a spaventarmi, perch non ero ancora abituato a quel lato di mia madre, il lato
spietato, anti-angelo; lavevo sempre vista abbassare gli occhi davanti a mio padre, oppure assente e
fredda, quando era appena entrata nel suo ruolo di vedova e cominciava a pianificarmi il futuro. Ma
non lavevo mai vista schioccare le dita, pretendere di rivedere il documento di propriet di casa Casic
e dire, dopo un lungo silenzio, non me ne importa un ccazzo di quello che dice questo documento.
 un documento legale. E ho diritto alla mia parte del negozio. Venivo per questo.
Il mio avvocato le comunicher il mio diniego a qualsiasi sua proposta. Qualsiasi.
Sono figlia di suo marito.
Per me, pu anche dire di essere la figlia di Raquel Meller.  una fandonia.
Il mio angelo disse no, signora Ardvol: non  una fandonia. Si guard intorno con molta
attenzione e ripet non  una fandonia: quindici anni fa sono gi stata in questo studio. Neanche allora
mi invitarono a sedermi.
Che sorpresa, Carolina fece Flix Ardvol a bocca aperta, sconcertato. Persino il tono di voce
di Flix Ardvol si era incrinato per lo spavento. Fece entrare le due donne e indic loro lo studio prima
che Lola Piccola, che era occupata a portare dentro il corredo di Carme, si accorgesse di quella visita
cos inopportuna.
Tutti e tre in piedi nello studio, mentre nel resto della casa regnava il caos, trasportatori che
portavano su i mobili di mia madre, il cassettone della nonna, lo specchio dellingresso che Flix aveva
acconsentito a mettere nella stanza degli armadi, gente che entrava e usciva, e Lola Piccola che, dopo
solo due ore dallesserci entrata, conosceva gi tutte le mattonelle della casa del signor Ardvol, Dio
mio, che signor appartamento avr la piccola. E la porta dello studio chiusa, con quelle persone che non
gli aveva certo fatto piacere vedere, ma lei non poteva mettere il naso negli affari del signor Flix.
Sei occupato? chiese la donna pi grande.
Abbastanza. Alz le braccia. Siamo in pieno trambusto. Seccamente: Che vuoi?.
Lei rise apertamente. Lui non sapeva dove guardare. Per alleggerire il disagio della situazione,
Flix indic con un cenno del capo la ragazza e, sebbene conoscesse la risposta, chiese chi , questa
bella signorina?
Tua figlia, Flix.
Carolina, io...
Carolina era preparata a tutto sin dal momento in cui il suo seminarista dallo sguardo pulito da
bravuomo si era spaventato cos vigliaccamente quando lei gli aveva fatto toccare la pancia.
Ma siamo stati a letto solo tre o quattro volte! aveva detto agitato, pallido, turbato, impaurito,
sudato.
Dodici volte aveva risposto lei seria. Una sola sarebbe stata sufficiente.
Silenzio. Nascondere lagitazione. Guardare al futuro. Gettare unocchiata verso la porta.
Guardare in faccia la ragazza e sentirle dire con gli occhi brillanti dallemozione sei felice, vero, Flix?
Oh, certo.
Avremo un figlio, Flix!
Che bello. Che gioia.
E il giorno dopo era fuggito da Roma, lasciando a met gli studi. Quello che pi gli era
dispiaciuto fu non poter sentire la fine del corso di pater Faluba.
Flix Ardvol? aveva detto il vescovo Muoz a bocca aperta. Flix Ardvol i Guiteres?
Scosse la testa, negando. Non  possibile.
Lui seduto davanti alla scrivania del suo studio e don Ayats in piedi, con una cartella in mano e
quellatteggiamento deferente che tanto infastidiva monsignore. Dalla balconata del palazzo saliva il
gemito di un carro che doveva portare un carico molto pesante e lurlo di una donna che sgridava un
bambino.
E invece  possibile. Il segretario episcopale non seppe reprimere il tono di soddisfazione.
Purtroppo, lha fatto. Ha messo incinta una donna e...
Risparmiatemi i dettagli fece il vescovo.
Una volta informato fin nel pi infimo particolare, monsignor Muoz si ritir a pregare perch
la sua anima era confusa, mentre biascicava scandalizzato che per fortuna monsignor Torras i Bages si
era risparmiato quella vergogna per loperato di colui che molti dicevano fosse la perla della diocesi, e
don Ayats abbass gli occhi umilmente perch lui da tempo sapeva che Ardvol proprio una perla non
era. Molto intelligente, molto filosofo, molto tutto, ma un farabutto matricolato.
Come hai saputo che domani mi sposo?
Carolina non rispose. Sua figlia non poteva smettere di osservare il viso di quel signore che era
suo padre, e non seguiva praticamente il dialogo tra i due. Carolina guard Flix  pi grasso, senza il
fascino di una volta, invecchiato male, con la pelle pi scura e le rughe intorno agli occhi  e dissimul
un sorriso: Tua figlia si chiama Daniela.
Daniela.  come sua madre quando lho conosciuta.
Quel giorno, proprio qui disse il mio angelo, suo marito mi firm la donazione di casa Casic
sotto giuramento. E quando siete tornati da Maiorca la donazione fu eseguita.
Il viaggio a Maiorca, i giorni con suo marito, che non si toglieva pi il cappello quando la
incontrava perch stavano sempre insieme, e quindi non poteva neanche dirle come stai, principessa. O
glielo poteva dire, ma evitava di farlo; suo marito, allinizio molto attento ai suoi movimenti e, piano
piano, sempre pi assorto nei propri pensieri silenziosi, io non ho mai saputo cosa facesse tuo padre,
che pensava e taceva tutto il santo giorno, figlio mio. Tutta la vita a pensare e a tacere. Ogni tanto
lanciava un urlo o mollava uno scappellotto a chi aveva pi vicino perch gli doveva venire in mente
questa troia italiana, e gi a rimpiangerla e a regalarle casecasic.
Come ha saputo che mio marito  morto?
Il mio angelo guard negli occhi mia madre e, come se non lavesse sentita: Mi ha promesso.
No, mi ha giurato che sarei entrata nella spartizione delleredit.
Be, deve sapere che non ci  pi entrata.
Non pensava di morire cos presto.
Arrivederci. E mi saluti sua madre.
 morta anche lei.
Mia madre non disse mi dispiace n niente di simile. Apr la porta dello studio e il mio angelo,
girandosi verso di lei mentre usciva, precis ancora: Una parte dellattivit  mia e lotter fin quando
sar necessario perch mi sia re.
Arrivederci.
La porta di casa si richiuse con forza, come il giorno in cui mio padre era uscito di casa perch
lammazzassero. Io, in realt, non avevo capito un granch. Avevo solo un vago sospetto di non so che.
A quei tempi, lablativo assoluto non aveva segreti per me, ma la vita s. Mia madre torn nello studio,
si chiuse per bene, frug a lungo nella cassaforte, tir fuori una scatolina verde, sollev lovatta rosa e
prese in mano una catenina a cui era appesa una medaglietta dorata molto bella. La rimise nella
scatolina e la butt nel cestino. Poi si sedette sul divano e si mise a piangere tutto quello che non aveva
pianto fino a quel momento dal giorno in cui si era sposata, con quel pianto agrodolce che rende le
lacrime piccanti perch fatte di una miscela di rabbia e dolore.
Fui abile. Accompagnato dallastuto Aquila Nera (s, ero un giovanotto, ma a volte avevo
bisogno di sostegno morale), quando tutti erano a letto, mi intrufolai nello studio di mio padre e frugai
a tentoni nel cestino, finch trovai la scatolina cubica. La presi e il coraggioso arapaho mi imped con
un gesto di commettere unimprudenza. Seguendo le sue istruzioni, accesi la lampada della lente
dingrandimento, aprii la scatolina e tirai fuori la medaglietta. Richiusi la scatolina e la depositai
silenziosamente in fondo al cestino. Adri spense la lampada e indietreggi, con il bottino in mano,
fino alla sua stanza. Chiusa la porta, contravvenendo alla norma non scritta secondo cui le porte di casa
non dovevano mai essere chiuse ma socchiuse, accese la lampada sul comodino, fece un cenno di
ringraziamento a Aquila Nera e contempl quella medaglietta con un interesse che gli traboccava dal
cuore. Era una madonna molto rudimentale, probabilmente la riproduzione di una scultura romanica,
vagamente simile alla Madonna nera di Montserrat, con uno striminzito Bambin Ges in braccio. Come
sfondo, molto curioso, un enorme e lontano albero dalla chioma frondosa. Sul retro, dove pensavo di
trovare la rivelazione di questo grande mistero, non cera niente, solo la parola PARDC incisa
grezzamente in basso. Nientaltro. Annusai la medaglietta per sentire se odorava di angelo, dal
momento che, senza sapere n come n perch, ero convinto che avesse intimamente a che fare con il
mio grande, unico ed eterno amore italiano.
...
.
...
Capitolo quattordici.
...
.
...
Mia madre di solito passava la mattinata in negozio. Appena entrava alzava le sopracciglia e
non le abbassava finch non usciva. Appena entrava considerava tutti nemici di cui doveva diffidare.
Sembra che sia un buon metodo. Innanzi tutto attacc il signor Berenguer, e ne usc vittoriosa perch la
sorpresa dellattacco a sorpresa aveva colto il signor Berenguer con la guardia bassa e senza capacit di
risposta. Fu lui stesso a raccontarmelo, da molto vecchio, direi con una punta di ammirazione per la sua
nemica intima. Non avrei mai pensato che tua madre sapesse cos una cambiale o che differenza c
tra il legno di ebano e quello di ciliegio. E invece lo sapeva e sapeva molte cose delle operazioni grigie
che tuo padre
Operazioni grigie?
O, piuttosto, nere.
Ovvero, mia madre prese le redini del negozio e cominci a dire tu fa questo e lei faccia
questaltro, senza doverli guardare negli occhi.
Signora Ardvol disse un giorno il signor Berenguer entrando nello studio del signor
Ardvol, che aveva provato, senza successo, a trasformare per sempre nello studio del signor
Berenguer. Disse signora Ardvol con la voce piena di rabbia. Lei lo guard, con un sopracciglio alzato
e in silenzio.
Credo di avere dei diritti, acquisiti dopo anni di mestiere al pi alto livello. Io sono lesperto in
questo negozio; io viaggio, io compro e conosco i prezzi di acquisto e di vendita. Io so trattare i prezzi
e, alloccorrenza, so raggirare. Io! Suo marito ha sempre confidato in me!  ingiusto che adesso... Io so
fare il mio lavoro!
Lo faccia, allora. Ma a partire da adesso sar io a dirle qual  il suo lavoro. Per esempio: delle
tre consolle di Torino, ne compri due, a meno che non le regalino la terza.
 meglio tutte e tre. Cos i prezzi saranno m
Due. Ho detto a Ottaviani che domani sar l.
Domani?
Non  che gli dispiacesse viaggiare; anzi, gli piaceva molto. Ma andare a Torino per un paio di
giorni voleva dire lasciare il negozio solo nelle mani di quella strega.
Domani, s. Ceclia andr a prendere i biglietti oggi pomeriggio. E torni dopodomani. E se
crede di dover prendere una decisione diversa da quella che abbiamo stabilito, mi telefoni prima.
Le cose nel negozio erano cambiate. Da qualche settimana il signor Berenguer non chiudeva la
bocca, dalla continua sorpresa. E da qualche settimana Ceclia cercava di far s che non le si notasse
troppo quel sorriso da santarellina; che non le si notasse troppo: un po s, perch il signor Berenguer
doveva capire che lei si era accorta che la ruota stava girando dalla parte giusta per una volta nella vita.
Come  dolce la vendetta.
Ma il signor Berenguer non la vedeva nello stesso modo e quel mattino, prima che la signora
Ardvol arrivasse nel negozio a rivoltare tutto, si piazz davanti a Ceclia, con le mani sulla scrivania e
il corpo inclinato verso di lei, e le disse di cosa cazzo ridi, tu?
Di niente. Solo che finalmente qualcuno mette ordine qui e ti fa filare dritto.
Il signor Berenguer non sapeva se darle un ceffone o strozzarla. Lei lo guard negli occhi e
aggiunse di questo cazzo rido.
Fu una delle poche volte in cui il signor Berenguer perse il controllo. Gir intorno alla scrivania
e tir un braccio di Ceclia in malo modo e con tanta forza che glielo slog e lei lanci un urlo di
dolore. Per questo, quando la signora Ardvol entr nel negozio, alle dieci passate, con il silenzio che
vi imperava, di quelli che si potevano tagliare con il coltello, chiunque avrebbe potuto rimetterci.
Buongiorno, signora Ardvol.
Ceclia non pot stare molto appresso alla signora, perch entr una cliente con il perentorio
bisogno di comprare due sedie che stiano bene con il cassettone della fotografia, vede, con questo tipo
di zampe, vede?
Venga nel mio studio, signor Berenguer.
Prepararono il viaggio a Torino in cinque minuti. Poi la signora Ardvol apr la cartella del
signor Ardvol e ne estrasse un raccoglitore, lo mise sulla scrivania e, senza guardare la vittima, disse
adesso mi dovr spiegare perch questo, questo e questo non quadrano. Lacquirente paga venti e in
cassa ne entrano quindici.
La signora Ardvol cominci a tamburellare le dita sul tavolo imitando deliberatamente il gesto
del miglior detective del mondo. Quindi guard il signor Berenguer e gli pass questo, questo e questo,
che erano i rapporti di un centinaio di oggetti su cui erano stati sottratti guadagni del negozio. Il signor
Berenguer guard con faccia schifata il primo questo e gli bast. Come cacchio aveva fatto quella
donna a...
Mi ha aiutato Ceclia disse mia madre come se sapesse leggere il pensiero, come faceva con
me. Da sola non avrei potuto.
Troia una e troia laltra. Ecco cosa ci guadagno a lavorare con delle donne, cazzo.
Da quando esercita questa pratica illegale contro gli interessi del negozio?
Silenzio dignitoso, come quello di Ges davanti a Pilato.
Da sempre?
Silenzio ancora pi dignitoso, superando Ges.
La dovr denunciare.
Lo facevo con il permesso del signor Ardvol.
S, c da crederci.
Dubita della mia rispettabilit?
Certo! E per quale motivo mio marito le avrebbe permesso di truffarci?
Questo non  truffare:  ritoccare i prezzi.
E per quale motivo mio marito le avrebbe permesso di ritoccare i prezzi?
Perch riconosceva che il mio stipendio era basso rispetto a quello che facevo per il negozio.
Perch non glielo aumentava?
Questo lo chieda a lui. Mi scusi. Ma  cos.
Ha qualche documento che lo attesti?
No. Era tutto sulla parola.
Allora la dovr denunciare.
Sa perch Ceclia le ha dato queste ricevute?
No.
Perch mi vuole rovinare.
Perch? mia madre, interessata, appoggiandosi alla spalliera della poltrona con fare
interrogativo.
 una storia lunga.
Me la racconti. Abbiamo tempo. Il suo aereo non parte prima di met pomeriggio.
Il signor Berenguer si sedette. La signora Ardvol punt i gomiti sulla scrivania e con le mani si
sorreggeva il mento. Lo guard negli occhi per invitarlo a parlare.
Vieni, Ceclia, non abbiamo molto tempo.
Ceclia fece quel sorriso osceno che sapeva fare se nessuno la vedeva e lasci che il signor
Ardvol la prendesse per mano e la portasse nello studio, qui.
Dov Berenguer?
A Sarri. A svuotare lappartamento dei Pericas-Sala.
Non ci avete mandato Corts?
Non si fida degli ebrei. Ci vogliono nascondere le cose.
Che pitocchi. Spogliati.
La porta  aperta.
Pi eccitante. Spogliati.
Ceclia nuda in mezzo allo studio, con gli occhi bassi e quellaltro sorriso che sa fare da
santarellina. E io non stavo svuotando lappartamento dei Pericas-Sala perch linventario era tassativo
e se fosse mancata anche solo una puntina lavrei pretesa. Quella grande troia, seduta su questa
scrivania a intrattenere suo marito.
Sei sempre pi brava.
Pu entrare qualcuno.
Tu pensa al tuo lavoro. Se viene qualcuno, andr a riceverlo. Ci pensi?
Si misero a ridere come pazzi mentre rivoltavano tutto e il calamaio cadde a terra, si nota ancora
la macchia, vede?
Ti amo.
Anchio. Verrai con me a Bordeaux.
E il negozio?
Il signor Berenguer.
Ma non sa neanche dove sono le
Tu non ti preoccupare. Verrai a Bordeaux e faremo festa ogni sera.
A quel punto suon il campanellino della porta ed entr un cliente molto interessato a comprare
unarma giapponese che aveva visto la settimana prima. Mentre Flix lo riceveva, Ceclia fece quello
che pot per ricomporsi.
Puoi pensarci tu, Ceclia?
Un momento, signor Ardvol.
Senza biancheria intima, cercando di cancellare i segni del rossetto sbavato su tutta la faccia,
Ceclia usc dallo studio intensamente arrossata e fece cenno al cliente di seguirla mentre Flix
guardava la scena con aria divertita.
Perch mi racconta tutto questo, signor Berenguer?
Perch lo deve sapere. Durava da anni, la cosa.
Non credo a una sola parola.
Be, ce n ancora. E siamo tutti stufi di questa canzone.
Prego, le ho gi detto che abbiamo molto tempo.
Sei un vigliacco. No, no, fammi parlare: un vigliacco. Mi hai tenuto cinque anni con il
ritornello di s, Ceclia, il mese prossimo glielo dico, te lo prometto. Vigliacco. Cinque anni rifilandomi
una scusa dietro laltra. Cinque anni! Non sono una bambina, io. (...) No, no, no! Ora parlo io: non
andremo mai a vivere insieme perch non mi ami. No, tu stai zitto, adesso parlo io. Ti ho detto di stare
zitto! Te le puoi mettere in culo tutte le tue belle parole.  finita. Hai capito? Cosa? (...) No. Non dire
niente. Come? Perch metto gi quando mi pare e piace. Nossignore: me ne sbatto di quello che dici.
Le ho gi detto che non credo a una sola parola. E so quel che dico.
Come vuole. Immagino che mi dovr cercare un altro lavoro.
No. Ogni mese mi restituisce quello che ha rubato e potr continuare a lavorare qui.
Preferisco andarmene.
Allora la denuncer, signor Berenguer.
Mia madre estrasse dalla cartella un foglio con dei numeri.
Il suo stipendio a partire da adesso. E qui, eh, la parte che non percepir a titolo di restituzione.
Ho intenzione di farmi restituire fino allultimo centesimo e dalla prigione non potrebbe farlo. S o s,
signor Berenguer?
Il signor Berenguer apriva e chiudeva la bocca come un pesce. E dovette ancora sentire lalito
della signora Ardvol, che si era alzata e, sporgendosi da sopra la scrivania, gli diceva con voce
flautata, a due centimetri dalla faccia, sappia che se a me succede qualcosa di strano ho riposto tutte le
informazioni e le istruzioni per la polizia nella cassaforte di un notaio di Barcellona, li ventuno marzo
millenovecentocinquantotto; firmato, Carme Bosch dArdvol. Io, ics, ics, ics, notaio, faccio fede. E
dopo un altro silenzio ripet s o s, signor Berenguer?
E poich si era lanciata e aveva perso la vergogna, approfittando dellimpeto, fiss un
appuntamento per incontrare il governatore civile di Barcellona, labominevole Acedo Colunga. Nel
suo ruolo di vedova del generale Moragues, la signora Carme Bosch dArdvol chiese giustizia davanti
al segretario personale del governatore.
Giustizia per cosa, signora?
Per lassassinio di mio marito.
Dovr informarmi bene per sapere a cosa si riferisce.
Nella domanda che mi hanno fatto riempire mi  stato chiesto di spiegare il motivo della
richiesta di udienza. Dettagliatamente. Pausa. Lha letta?
Il segretario del governatore guard le carte che aveva davanti. Le lesse con attenzione. La
vedova nera, cercando di calmare il respiro, pens che ci faccio io qui, a perdere la salute per un uomo
che mi ha ignorata sin dallinizio e che non mi ha mai amata in tutto il suo ccazzo di vita.
Benissimo disse il segretario. E cosa desidera?
Parlarne con leccellentissimo signor governatore civile.
Ne sta parlando con me, che  lo stesso.
Voglio parlare con il governatore in persona.
Impossibile; se lo tolga dalla testa.
Ma...
Non pu farlo.
E non pot farlo. Uscendo dalla sede del governo civile, con le gambe che le tremavano dalla
rabbia, decise di lasciar perdere. Forse in questa decisione ebbe pi peso lapparizione miracolosa del
mio angelo custode che il disprezzo dellautorit franchista. O anche la sgradevole insistenza di tutti nel
dipingere Flix come un impossibile fornicatore compulsivo. O magari era finalmente arrivata alla
conclusione che non valeva la pena chiedere giustizia per un uomo che era stato cos ingiusto con lei.
S. O no. Insomma: non ne ho idea, perch dopo mio padre, la maggior incognita della mia vita prima
di conoscerti  stata mia madre. Fatto sta che appena due giorni dopo le cose subirono una leggera
variazione che le fece cambiare i piani, e questo te lo posso raccontare di prima mano, senza inventarmi
niente.
Rsrsrsrsrsrsrsrsrsrs.
Aprii io. Mia madre era tornata da poco dalla sua strage quotidiana in negozio e mi sembra che
fosse in bagno. La puzza di fumo del commissario Plasencia fu la prima cosa che entr in casa.
La signora Ardvol? Mi fece una smorfia che forse voleva essere un sorriso. Ci conosciamo
gi, vero? disse.
Mia madre fece entrare il commissario e il suo olezzo nello studio. Il cuore le faceva bum, bum,
bum e a me faceva bam, bum, bom perch convocai durgenza Aquila Nera e Carson, senza cavalli, per
evitare rumori strani. Il balconcino con la finestra era occupato da Lola Piccola, cos dovetti fare una
pazzia e mi intrufolai come un ladro dietro al divano nel momento in cui mia madre e il commissario si
sedevano facendo rumore con le sedie. Fu lultima volta che utilizzai il divano come base di
spionaggio: le gambe mi erano cresciute troppo. Mia madre usc di nuovo per dire a Lola Piccola che
nessuno mi disturbi, neanche se si incendia il negozio, hai capito, Lola Piccola? Torn e chiuse la porta
con noi cinque dentro.
Mi dica, commissario.
Sembra che lei mi abbia voluto screditare davanti alleccellentissimo governatore civile.
Non scredito n critico nessuno. Chiedo solo che mi siano date le informazioni che mi sono
dovute.
Allora adesso le do le informazioni e vediamo se fa uno sforzo per capire la situazione.
Vediamo fece lei, ironica. E io applaudii silenziosamente, come faceva la migliore moglie del
miglior paleografo al mondo.
Mi dispiace dirle che se frughiamo nella vita di suo marito troveremo cose sgradevoli. Le
vuole sentire?
Certo.
Immagino che mia madre, dopo lapparizione del mio angelo italiano (tastai amorosamente la
medaglietta che portavo clandestinamente appesa al collo), non avesse pi paura di niente. Per questo
aggiunse prego, commissario.
Lavverto che mi dir che me lo sono inventato e non mi creder.
Ci provi.
Benissimo.
Il commissario fece una pausa e cominci a raccontarle la verit, nientaltro che la verit. Le
disse che il signor Flix Ardvol era un delinquente che dirigeva due bordelli a Barcellona e che era
coinvolto in un losco affare di induzione alla prostituzione di una minore. Sa cos una puttana,
signora?
Lei vada avanti.
Il fait dj beaucoup de temps que son mari mne une double vie, Madame Avdevol. Deux
bordelli (bourdels?) con laggravante (agravante?) de faire, de... de... dutiliser des filles de quinze ou
seize ans. Je suis dsol dtre oblig de parler de tout a.
Il piede mi si era calmato, per fortuna, perch in francese non ne azzeccavo una quel giorno,
cos potevo tornare allo spagnolo masticato e difficile del commissario. Mi sembra che Carson mi fece
locchiolino quando vide che riuscivo a fermare il movimento del piede.
Vuole che vada avanti, signora?
La prego.
Sembra che la vendetta personale contro suo marito sia arrivata dal padre di una di queste
ragazzine che suo marito ha fatto prostituire. Perch prima di chiuderle nel bordello le provava
personalmente. Mi spiego? Con un po di enfasi: Le sverginava.
Augh.
S.
Siamo gi a due.
S: bordello e sverginare.
 pazzesco, orribile. Si metta nei panni di queste ragazze. O del padre di queste ragazze. Le
dispiace se fumo?
Non ci pensi nemmeno, commissario.
Se vuole, possiamo indagare su questa storia e trovare il padre disperato che dopo essersi fatto
giustizia da solo  sparito. Ma qualsiasi mossa facciamo porter alla luce la vita poco edificante di suo
marito.
Silenzio. Il piede che minacciava di bouger encore une fois. Rumori leggeri. Probabilmente il
commissario stava rimettendo a posto il sigaro con aria frustrata. Allimprovviso, mia madre: Sa che
le dico, commissario?.
S?
Ha proprio ragione. Non credo a una sola parola di quello che ha detto. Se lo sta inventando.
Adesso devo solo sapere perch.
Vede? Vede? Lavevo avvertita. Alzando la voce: Glielavevo detto o no? Eh?.
Questo non  un argomento valido.
Io, se non ha paura delle conseguenze, posso seguire il filo. Le miserie che troveremo... le
conosceva solo suo marito.
Arrivederci, commissario. Devo riconoscere che  stato un buon tentativo.
Mia madre parlava come Old Shatterhand, un po spaccone. Mi piacque. Carson e Aquila Nera
erano esterrefatti, a tal punto che Aquila Nera quella sera mi chiese, ma glielo negai, di cambiare il suo
nome in Winnetou. Mia madre gli aveva detto arrivederci e non si erano ancora alzati! Da quando
usava la frusta nel negozio aveva acquisito un buon senso della messa in scena. Perch il commissario
Plasencia non pot fare altro che alzarsi e masticare qualche incoerenza. E io mi dovevo tenere la
curiosit di sapere se quello che diceva il commissario su mio padre, e che non avevo capito bene, era
vero oppure no.
Augh.
S. Bordello e qual era laltra?
Sventrare? prov Carson.
Non lo so. Una cosa cos.
Allora cerchiamo bordello. SullEspasa, s.
Bordello: casino, lupanare o postribolo.
Cavolo. Dovremo cercare nel volume di casino. Questo.
Casino: postribolo, lupanare, casa pubblica di donne mondane.
Silenzio. Tutti e tre disorientati.
E lupanare?
Lupanare: casino, bordello, postribolo. Uffa che noia. Luogo o casa di corruzione, di
abiezione.
Adesso postribolo.
Postribolo: casino, lupanare.
Accidenti.
Ehi, aspetta. Casa o luogo in cui si viene meno al decoro con rumore e confusione.
Dunque, mio padre aveva dei lupanari che sono case rumorose e pubbliche. E per questo lo
hanno ammazzato?
E se guardiamo sventrare?
Come si dice sventrare in spagnolo?
Tacquero qualche istante. Adri era confuso.
Augh.
S.
Tutta questa storia non tratta di rumori ma di sesso.
Sei sicuro?
S. Quando il guerriero raggiunge let adulta, lo sciamano gli spiega i segreti del sesso.
Quando raggiunger let adulta nessuno mi spiegher i segreti del sesso.
Silenzio un po amaro. Sentii il lancio secco dello sputo.
S, Carson.
Se potessi parlare.
E allora parla, accidenti.
No. Non avete let per queste cose.
Lo sceriffo Carson aveva ragione. Io non ho mai avuto let per niente. O ero troppo giovane o sono troppo vecchio.
...
.
...
Capitolo quindici.
...
.
...
Metti le mani nellacqua calda. Toglile, toglile, ch si ammorbidiscono troppo. Cammina. Non
essere nervoso. Tranquillo. Cammina. Respira a fondo. Fermati. Cos. Bravissimo. Pensa allinizio.
Guardati mentre entri in sala e saluti. Bravo, molto bravo. Adesso saluta. No, no, non si saluta cos,
accidenti. Devi fare linchino, ti devi arrendere davanti al pubblico. No, non arrenderti al pubblico.  il
pubblico che deve credere che ti arrenda a lui; ma se arrivi in vetta, dove sono io, saprai che tu sei
superiore e che sono gli altri a doversi inginocchiare davanti a te. Ti ho detto di non essere nervoso.
Asciugati le mani; ti vuoi prendere un raffreddore? Prendi il violino. Accarezzalo, dominalo, pensa che
tu gli ordini di fare quello che vuoi che faccia. Pensa alle prime battute. Cos, senza archetto, fai come
se suonassi. Benissimo. Adesso puoi fare di nuovo le scale.
Il maestro Manlleu, con i nervi a fior di pelle, usc dal camerino, e finalmente potei respirare.
Mi calmavo di pi facendo le scale, emettendo il suono senza intoppi, senza strida, facendo scivolare
bene larco, misurando la resina, respirando. A quel punto Adri Ardvol disse mai pi, quello per lui
era un martirio, non era fatto per apparire nella vetrina del palco e mostrare la merce per vedere se
qualcuno la comprava con qualche applauso. Dalla sala provenivano le note di un preludio di Chopin
eseguite molto bene. Immagin la mano di una bellissima ragazza che accarezzava i tasti del piano e
non resistette: lasci il violino nella custodia aperta e usc; e la vide, attraverso la tenda. Era una
ragazza pi che bellissima e se ne innamor perdutamente e in modo impellente; in quel momento
avrebbe voluto essere il piano a mezza coda. Quando la ragazza indescrivibile ebbe finito e salut in un
modo che non ha importanza da quanto  bella, Adri si mise ad applaudire freneticamente e una mano
ansiosa gli si poggi sulla spalla.
Che cavolo fai qui? Adesso tocca a te!
Andando verso il camerino, il maestro Manlleu stramaledisse la mia scarsa professionalit di
bambino di dodici o tredici anni che fa il suo primo recital senza averne troppa voglia; guarda come ci
siamo dati da fare, tua madre e io, e tu qui a perdere tempo. La sua ansia opportunamente mi contagi.
Manlleu mi fece salutare la professoressa Mar, che stava gi aspettando nel punto da cui dovevamo
uscire (vedi? Lei s che  professionale), e la professoressa Mar mi strizz locchio e mi disse di stare
tranquillo, che suonavo molto bene e che sarebbe andata ancora meglio. E di non accelerare
nellintroduzione: che io ero chi comandava e lei mi avrebbe seguito; non ti precipitare. Come
allultima prova. Allora Adri sent il fiato del maestro Manlleu sulla nuca: Respira. Non guardare il
pubblico. Saluta con eleganza. Piedi leggermente separati. Guarda in fondo alla sala e comincia anche
prima che la professoressa sia pronta. Sei tu che dai gli ordini.
Io avrei voluto sapere chi era la ragazza che mi aveva preceduto, per poterla salutare o darle un
bacio, per abbracciarla o odorarle i capelli; ma quelli che avevano finito si vede che uscivano dallaltra
parte, allora sentii che dicevano il giovane talento Adri Ardvol i Bosch con la collaborazione della
professoressa Antnia Mar. Quindi dovemmo uscire sul palco e l vidi che Bernat, che aveva giurato di
non venire, davvero, Adri, tranquillo, non ti preoccupare, non verr, te lo giuro, era in prima fila, quel
grande bastardo, e mi sembr che cercasse di nascondere un sorrisetto beffardo. In pi, con i suoi
genitori, disgraziato. E mia madre, in compagnia di due signori che io non avevo mai visto. E il
maestro Manlleu, che si univa al gruppo e diceva qualcosa allorecchio di mia madre. Pi di mezza sala
piena di persone sconosciute. Mi venne un bisogno irreprimibile di fare la pip. Dissi allorecchio della
professoressa Mar che dovevo andare in bagno e lei disse non ti preoccupare, non se ne andranno
senza averti sentito.
Adri Ardvol non si diresse verso il bagno. And nel camerino, richiuse il violino nella
custodia e lo abbandon l. Correndo verso luscita si trov davanti Bernat, che lo guardava spaventato
e gli diceva dove vai, sei impazzito. E lui disse a casa. E Bernat ma tu sei matto. E Adri disse mi devi
aiutare. Di che mi hanno portato in ospedale o qualcosa del genere. Usc dal Casal del Metge e si
ritrov in mezzo al traffico notturno di via Laietana e not che sudava in modo esagerato, quindi si
diresse a casa. Solo dopo unora abbondante venne a sapere che Bernat si era comportato come un vero
amico perch era rientrato e aveva detto a mia madre che non mi sentivo bene e che mi avevano portato
in ospedale.
A quale ospedale, povera creatura?
E io che ne so. Lo chieda al tassista.
Allora il maestro Manlleu, assolutamente fuori di s perch gli sconosciuti che lo
accompagnavano non riuscivano quasi a trattenere le risate, cominci a dare ordini contraddittori in
mezzo al corridoio, e questa barriera di Bernat si rivel determinante perch non mi vedessero correre
su per via Laietana non appena usciti in strada.
Unora dopo erano gi a casa, perch Lola Piccola mi aveva tradito. Vedendomi arrivare ridotto
un cencio aveva telefonato al Casal del Metge, quella stupida  perch i grandi si aiutano sempre tra
loro , e mia madre mi fece entrare nello studio, insieme al maestro Manlleu, e chiuse la porta. Fu
terribile. Mia madre, ma cosa credi di fare. Io che non volevo riprovarci. Mia madre, ma cosa credi di
fare; il maestro Manlleu che alzava le braccia e mormorava incredibile, incredibile. E io l a ripetere
che ero stufo; che volevo pi tempo per leggere; e mia madre: no, tu studierai il violino e quando sarai
grande deciderai; e io, ho gi deciso. E mia madre: hai tredici anni, non sei in grado di decidere; e io,
indignato: tredici anni e mezzo!; e il maestro Manlleu che alzava le braccia e mormorava incredibile,
incredibile; e mia madre, cosa credi di fare per la seconda o terza volta, e aggiungeva con i soldi che mi
stanno costando queste lezioni e tu fai il... e il maestro Manlleu, che si sent tirato in ballo,
puntualizzava che care non erano. Costavano, ma, visto chi era lui, non erano care; e mia madre: e io
invece dico che sono care; carissime. E il maestro Manlleu, allora se sono cos care, arrangiatevi, lei e
suo figlio; manco fosse Ojstrach. E mia madre rispondeva non ci pensi nemmeno: lei ha detto che il
bambino aveva la stoffa e lei ne far un violinista. Nel frattempo io mi stavo calmando perch si
passavano la palla tra loro e non avevo neanche bisogno di tradurre la conversazione nel mio francese.
E Lola Piccola, la pettegola* traditrice, si affacci per dire c una telefonata urgentissima dal Casal del
Metge, e mia madre, uscendo, disse che nessuno si muova, adesso torno, e il maestro Manlleu avvicin
la sua faccia alla mia faccia e mi disse maledetto vigliacco, dominavi la sonata alla perfezione, e io gli
risposi non me ne frega niente, non voglio suonare in pubblico. E lui: e che penser Beethoven? E io:
Beethoven  morto e non ne sapr nulla. E lui: inaccettabile. E io: finocchio. Cal un silenzio
densissimo di un colore indefinito.
Cosa hai detto?
Tutti e due immobili, luno davanti allaltro. In quel momento torn mia madre. Il maestro
Manlleu, a bocca aperta, non riusciva ancora a reagire. Mia madre disse che ero in punizione senza
poter uscire di casa tranne che per andare a scuola e a lezione di violino. E adesso te ne vai nella tua
stanza; dopo vediamo se oggi mangi o vai a letto senza cena. Vai. Il maestro Manlleu aveva ancora il
braccio alzato e la bocca aperta. Troppo lento per la rabbia che avevamo dentro mia madre e io.
Come atto di ribellione, chiusi la porta; protestasse pure, mia madre, se voleva. Aprii la scatola
dei tesori dove, tranne Aquila Nera e Carson, che giravano in piena libert, tenevo i miei segreti.
Adesso ricordo una figurina doppia di una Maserati, delle biglie di vetro che facevano sognare e la
medaglietta del mio angelo, quando non ce lavevo al collo, che era il ricordo del mio angelo con il suo
sorriso rosso che mi diceva ciao, Adriano.* E Adri si immagin risponderle ciao, angelo mio.*
Lo fece andare nelle sale polverose dove i pi piccoli facevano lezione di solfeggio, nellaltro
edificio. Quando entr nel corridoio buio, le grida dei suoi compagni che correvano dietro alla palla
furono smorzate dalla polvere eccessiva sul pavimento e dalla quiete. Pi avanti nel corridoio, nellaula
in fondo, una lucetta accesa.
Eccolo, lartista.
Padre Bartrina era un uomo dallaspetto spigoloso, alto e magro, avvolto in una sottana che gli
stava irrimediabilmente corta e alla fine della quale si vedevano dei pantaloni consumati. Poich
doveva sempre piegarsi, sembrava che stesse per assalire il suo interlocutore. Era invece molto amabile
e ben consapevole che a nessun alunno potesse mai interessare il solfeggio. Ma siccome lui era
linsegnante di musica, insegnava il solfeggio. Punto. Il problema era mantenere una certa aura di
autorit perch tutti gli alunni, senza eccezione, anche se stonavano o non avevano alcuna idea di dove
si scrivesse il fa, non ripetessero mai lanno a causa della musica. Questo lo portava sempre nella vita a
stringersi nelle spalle, e tirava avanti, con quellimmensa lavagna su cui erano disegnati quattro
pentagrammi rossi sui quali scriveva lassurdo della differenza tra una nera (che disegnata con il gesso
appariva bianca) e una bianca (un cerchio di colore nero della lavagna). E cos passavano gli alunni e
passavano gli anni.
Buongiorno.
Mi hanno detto che suoni il violino.
S.
E che ti sei rifiutato di suonare al Casal del Metge.
S.
Perch?
Adri gli spieg la sua teoria sulla perfezione che si deve esigere dallinterprete.
Lascia perdere le perfezioni. Tu hai il trac.
Che?
E padre Bartrina gli spieg la sua teoria sul trac degli artisti che aveva letto su una rivista
musicale inglese. No. Non era lo stesso, pensai. Ma feci fatica a farglielo capire. Non  che abbia
paura:  che non voglio avviarmi verso la perfezione. Non voglio fare un lavoro che non ammetta
lerrore o lesitazione.
Lerrore o lesitazione ci sono nellinterprete. Ma li riserva allo studio. Quando interpreta
davanti al pubblico ha gi superato le esitazioni. Tutto qui.
Non  vero.
Che dici?
Mi scusi, ma non sono daccordo. Amo troppo la musica per farla dipendere da un dito messo
male.
Quanti anni hai?
Tredici e mezzo.
Non parli come un bambino.
Mi stava rimproverando? Lo guardai negli occhi, ma non riuscii a capire.
Come mai non fai la comunione?
Non sono battezzato.
Dio mio.
Non sono cattolico.
Cosa sei? Cauto, mentre Adri ci rifletteva. Protestante? Ebreo?
Non sono niente. A casa non siamo niente.
Ne dovremmo parlare con pi calma.
La scuola ha assicurato ai miei genitori che nessuno mi avrebbe parlato di queste cose.
Dio mio. Tra s e s: Dovr indagare.
Quindi riprese il tono accusatorio: Mi hanno detto che prendi dieci e lode in tutto.
Be. Non  un grande merito mi difesi.
Perch?
Perch  facile. E ho molta memoria.
S?
S. Mi ricordo tutto.
Puoi suonare senza partitura?
Certo. Se lho letta una volta.
Straordinario.
No. Perch non ho lorecchio assoluto. Plensa ce lha.
Chi?
Plensa, di quarta C. Suona il violino con me.
Plensa? Quello alto e biondo?
Mmm... sss...
E suona il violino?
Cosa doveva volere quelluomo. Perch quellinterrogatorio? Dove voleva arrivare? Feci segno
di s con la testa e pensai che forse stavo arrecando danno a Bernat con quelle confidenze.
Mi hanno detto che sai molte lingue.
No.
No?
Be... il francese... Lo studiamo a lezione.
Da un anno; ma dicono che tu gi lo parli.
Be... E adesso cosa gli dico?
E il tedesco.
Be, io...
E linglese.
Lo diceva come se mettesse il dito nella piaga dopo avermi colto in flagrante, e Adri si mise
sulla difensiva. Dovette riconoscere che s, anche linglese, s.
E che lhai imparato da solo.
No dissi sollevato. Non  vero. Faccio lezione.
Invece a me hanno detto che...
No, quello  litaliano. Pentito: Lo sto imparando da solo.
 incredibile.
No,  molto semplice. Lessico romanzo. Se sai il catalano, lo spagnolo e il francese, non ci
vuole niente, voglio dire,  molto facile.
Padre Bartrina lo guard di sbieco, come se stesse calcolando se quel moccioso lo stava
prendendo per i fondelli. Adri, per farsi perdonare: Ma sono sicuro che pronuncio male litaliano.
Ah s?
S. Mettono laccento dove io non lo metterei mai.
Dopo un lunghissimo minuto di silenzio: Che cosa vuoi fare da grande?.
Non lo so. Leggere. Studiare. Non lo so.
Silenzio. Padre Bartrina fece qualche passo verso il balcone. Dagli abissi della sottana estrasse
un fazzoletto bianchissimo e si asciug le labbra, pensieroso. Il traffico di carrer de Llria era intenso e,
a tratti, pesante. Padre Bartrina si gir verso il bambino, che era ancora in piedi in mezzo alla stanza.
Forse se ne accorse solo in quel momento: Siediti, siediti.
Mi sedetti su un banco, senza sapere esattamente che cosa volesse quelluomo. Mi si avvicin e
si sedette sul banco accanto al mio. Mi guard negli occhi.
Io suono il pianoforte.
Silenzio. Io me lo immaginavo gi, perch a lezione faceva gli accordi al pianoforte quando noi
solfeggiavamo mezzo addormentati. E cos evitava anche che scendessimo di nota. Sembrava che
facesse fatica a proseguire. Ma alla fine si decise: Potremmo provare la Kreutzer per la fine dellanno
scolastico, per la cerimonia della consegna dei voti. Che te ne pare? Al Palau de la Msica! Non ti
piacerebbe suonare al Palau de la Msica?.
Io stavo zitto. Mi immaginavo tutti i bambini a dirmi finocchio e io sul palco, cercando di
essere perfetto. Un inferno globale.
 quello che dovevi suonare al Casal del Metge. Ce lhai fresco di studi, no?
Per la prima volta abbozz un sorriso, con lintenzione di incoraggiarmi. Per cercare di
convincermi. Per farmi dire di s. E io tacevo ancora, perch mi era venuta in mente unidea geniale. Mi
era venuto in mente che, come musicista, lui mi avrebbe potuto aiutare, per cui gli dissi padre Bartrina,
anche a lei dicono finocchio?
Adri Ardvol i Bosch, di terza A, fu espulso tre giorni per motivi oscuri che non vollero
neanche spiegare a mia madre. Per i compagni, fu una faringite. E per Bernat, be, quando gli chiesi se
era finocchio come me, quello mont su tutte le furie.
Tu sei finocchio?
Che ne so! Esteban dice di s perch suono il violino. Quindi anche tu. E padre Bartrina, se
vale anche il pianoforte.
E Jascha Heifetz.
S. Immagino di s. E Pau Casals.
S. Ma a me non lha mai detto nessuno.
Perch non sanno che suoni il violino. Bartrina non lo sapeva.
Prima di arrivare al conservatorio, i due amici si fermarono, indifferenti al traffico movimentato
di carrer del Bruc. A Bernat venne unidea: Perch non lo chiedi a tua madre?.
E perch non lo chiedi tu alla tua? O a tuo padre, visto che tu hai il padre. Eh?
Ma a me non mi hanno mica espulso per aver detto finocchio a qualcuno.
E se lo chiediamo alla Trullols?
Quel giorno Adri aveva deciso di assistere alla lezione della Trullols per vedere se il maestro
Manlleu si arrabbiava definitivamente. Linsegnante si rallegr nel vederlo, constat i suoi progressi e
non fece alcun riferimento allincidente del Casal del Metge di cui era di sicuro a conoscenza. Non
chiesero alla Trullols il mistero della parola finocchio; la donna si lamentava perch diceva che quel
pomeriggio tutti e due stonavamo per farle un dispetto, ma non era vero. Il problema era che, prima di
entrare, avevamo sentito di un bambino pi piccolo di noi, che mi sembra si chiamasse Claret, che
veniva in visita non so perch e suonava il violino come un uomo di ventanni. E a me questo, invece di
spronarmi, mi fa sentire piccolo.
Ah, invece a me no. Mi fa venire rabbia e studio di pi.
Tu sarai un grande violinista, Bernat.
Anche tu.
Non era normale che bambini dellet di Bernat e Adri avessero questo tipo di conversazioni.
Ma un violino in mano trasforma le persone.
Quella sera Adri ment a sua madre. Era stato espulso tre giorni da scuola perch aveva riso di
un insegnante che non sapeva una cosa. Mia madre, che aveva in testa il negozio e le macchinazioni
angeliche di Daniela, angelo del mio sorriso, gli fece una predica molto utilitaria e con poca fede. Gli
disse devi sapere che Dio ti ha dato unintelligenza particolare. Pensa quindi che non  merito tuo ma
della natura. E Adri not che adesso che era morto il padre, la madre parlava di nuovo di Dio, anche
se lo confondeva ancora con la natura. Stai a vedere che alla fine Dio esiste e io non me ne sono
accorto.
Va bene, mamma. Non lo far pi. Scusa.
No, non a me: devi chiedere scusa al professore.
S, mamma.
Ma non chiese chi era il professore, cosa aveva detto esattamente Adri e cosa aveva risposto
linsegnante. Non la riconoscevo pi. Poi, subito dopo cena, si chiuse nello studio di mio padre, dove,
sul tavolo degli incunaboli, cerano dei registri contabili aperti.
Mentre Lola Piccola sparecchiava e cominciava a mettere a posto la cucina, Adri cincischi
facendo finta di volerla aiutare, e quando fu certo che la madre era molto assorta nello studio, entr in
cucina, socchiuse la porta e, prima che la timidezza lo facesse pentire, disse Lola Piccola, tu mi puoi
spiegare perch a scuola mi dicono finocchio?
Feci molta fatica ad addormentarmi, perch la sola possibilit di poter illuminare lignoranza di Bernat, che sapeva sempre tutto delle cose che non erano di studio, mi tenne sveglio a lungo, fino al punto che sentii addirittura le campane della Concezione che suonavano le undici e il palo della guardia notturna che dava colpi sulle porte metalliche di casa Sol che risuonavano in tutto il quartiere, al tempo in cui comandava Franco e la Terra era di nuovo piatta per noi, il tempo in cui io ero piccolo e non ti avevo ancora conosciuto; al tempo in cui anche Barcellona, quando arrivava la sera, era ancora una citt che andava a dormire.
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FINE Parte 1.